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Vanessa Beecroft - Pescheria di Rialto, Venezia
Data: 13.06.2007

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VANESSA BEECROFT - VB 61. Still death! Darfur still deaf?


 


Qualcuno dice che in Darfur non c’è un vera guerra ma solo un “focolaio”. Altri affermano che in Sudan si trovi il petrolio e che gli Stati Uniti vogliano invadere il paese sfruttando questo “focolaio”. E’ comunque inopinabile che laggiù si muoia, Still Death. Così  ci ricorda Vanessa Beecroft nella sua performance numeri 61 a Venezia durante il vernissage della 52esima edizione della Biennale Arte.

 
Nella buona tradizione Beecroft anche in questa performance l’artista sceglie un luogo clou della città: il mercato del pesce di Rialto, affollato al mattino di turisti e casalinghe e alla sera dai fanatici dell’aperitivo lungo. I corpi di donne nude sono protagonisti anche questa volta e come in passato e l’effetto scenografico è garantito.
L’artista, nata a Genova da madre italiana e padre inglese, sceglie una tela quadrata enorme come base della sua composizione. Sul set bianco fa stendere, in posizione prona, circa 30 donne di carnagione scura rinforzata da un trucco scuro che le fa sembrare totalmente nere. Alle 7 in punto la Beecroft, vestita di nero anche lei, ma senza trucco,  impugna i due secchi con il sangue dry (colore per pittura) e a piedi nudi inizia a pennellare le sue figuranti. In molte interviste l’artista ha dichiarato di “istruire” le sue collaboratrici chiedendo loro di essere inapprocciabili, poco teatrali. Le donne rispondono al comando e impassibili accettano sulla schiena, nelle gambe, sulla testa il colore rosso che arriva anche a suon di secchiate. Mentre si muove sui corpi scuri, la Beecroft sembra il loro aguzzino, le guarda compiaciuta. Il colore esce dalla “tavola” e invade anche il pavimento del mercato. Quando il “quadro” è pronto l’artista ripara in un angolo a braccia conserte, con le mani e i piedi “insanguinati”. E’ da questo momento in poi che partono le riflessioni che la Beecroft intende suscitare. La composizione totale è molto forte, come l’odore di pesce che infesta il mercato. Le corvine figuranti fanno dei movimenti impercettibili, aprono un occhio, muovono una mano… Come il pesce venduto al mattino sono corpi freschi, in quello stato di limbo tra la vita e la morte.





Interessante è notare la reazione dell’audience volontaria e non. Molte le barche che navigano sul Canal Grande costeggiando il mercato,  i passeggeri allungano il collo e storditi dalla visione si ritraggono tra lo stupore e lo sdegno. Da pochi metri più in là giungono le voci del popolo dell’aperitivo, qualcuno si avvicina con il bicchiere in mano. Abituati a vedere i morti tra il primo e il secondo, tramite il medium della tv, qui tutti sembrano più turbati.  Bandita la facile retorica politically corret  sui focolai più o meno veri in Darfur, bisogna ammettere che la Beecroft fa centro scenograficamente portando un’atmosfera surreale in questo stesso luogo che poche sere fa ha ospitato il compleanno di un miliardario russo. Un signore dai capelli bianchi mi chiede se questa è arte. Quesito interessante. Un giovane dall’aria più smaliziata mi dice che questa artista è sovrastimata nel mondo dell’arte contemporanea  e, messaggio sociale a parte, mi chiede quasi deluso: “Non dirmi che ha convinto anche te”.
       





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