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FABIO MAURI - Gelleria Il Ponte di Roma
Data: 29.06.2007

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Gli artisti correlati: Fabio Mauri


FABIO MAURI- ART NEGRE, IL PONTE CONTEMPORANEA

 
Fabio Mauri
Cassettiera, 2007
con Proiezione La ballata di un soldato film di Chukhraj DVD
base in ferro
cm. 190x197,5x30


Tre cicli di opere elaborate a partire dagli anni Sessanta sul concetto di comunicazione di regime e sul rapporto tra arte e guerra. Opere che si liberano del commento critico per spingere l’osservatore ad una personale ricerca di giudizio. Nella prima sala della galleria Fabio Mauri espone le fotografie del libro Manipolazione di cultura, iniziato nel 1971 e terminato nel '73, stampato nel '76 a Pollenza da La Nuova Foglio Editrice (sono state tirate 1000 copie rilegate e 125 esemplari in cartella di 15 tavole ciascuna). Sedici manipolazioni di immagini a loro volta manipolate e strumentalizzate dal nazismo e dal fascismo, sono opere suddivise in tre livelli di percezione: la documentazione fotografica d’epoca, ritoccata a mano con una banda nera di dimensioni variabili, a coprire o annullare la parte mancante, o una sorta di schermo di proiezione (si pensi all’opera Cosa c’è in un monocromo nero?, 1990); al di sotto due didascalie, una in tedesco e l’altra in italiano, metalinguaggio e chiave interpretativa dell’opera. Immagini storiche, avvenimenti e cerimonie naziste di cui Mauri ribalta o amplifica il senso, apponendovi commenti tautologici privi di soggetto, perché l’unico protagonista è l’organo del potere. Titoli volutamente descrittivi e immediatamente comprensibili: Bruciano libri (Joseph Goebbels a fianco di uno dei tanti roghi di libri del maggio 1933, effettuati nelle principali città universitarie.



Fabio Mauri

Il criterio del vero, da Perchè il pensiero intossica una stanza, 1972
ferro e tela millerighe con letraset


Goebbels, politico, giornalista e scrittore tedesco, fu uno dei più importanti e fanatici gerarchi nazisti, Ministro della Propaganda, Gauleiter di Berlino e per poche ore Cancelliere del Reich. Le sue innovative e spregiudicate tecniche di propaganda furono uno dei fattori che consentirono al Partito Nazista l'ascesa al potere in Germania nel 1933), Formano un gruppo, Fanno pic-nic, Vincono a vela, Conoscono la qualità (visita di Goebbels alla mostra di Arte degenerata o art negre dell’8 luglio 1937), Sopprimono avanguardie (lo striscione della mostra “degenerata”). Manipolano la cultura svela l’intenzione di Mauri: eseguire un rimaneggiamento iconico e linguistico per decostruire i meccanismi di manipolazione del pensiero e disvelare il rapporto tra comunicazione e ideologia. Hanno un’idea (una moltitudine di persone davanti agli stemmi nazisti eseguono il saluto romano), Utilizzano schiocchi (uno studioso ariano), Amano il bello, Definiscono l’arte (un pittore di genere nel suo studio), Conoscono la geometria (il rigore geometrico del saluto romano), Catturano estetiche e Filmano tutto (riferimento all’uso dell’immagine come propaganda sociale). Mauri sferra le armi del cinismo e dell’allegoria attuando sull’immagine un doppio livello di interpretazione; lo spazio nero sovradipinto richiama i periodi bui della storia e la necessità di un’interpretazione critica autonoma.



Fabio Mauri
Filmano tutto, Manipolazione di cultura, 1976
libro d’artista
cm. 24.3x37.9


Mauri amplifica così il sentimento del contrario e il paradosso della Grande Bugia, l’ideologia del nazismo e del fascismo, responsabile di aver usato i mezzi di comunicazione di massa, per falsificare il linguaggio e divulgare messaggi fittizi di benessere e unità. Bugia cui Mauri ha immolato inconsapevolmente l’infanzia e l’adolescenza, subendo la fine dell’illusione propagandistica e lo shock della guerra (filo conduttore della sua produzione artistica e chiave interpretativa di ogni evento successivo, si pensi all’opera Linguaggio è guerra, 1975, fotografie d’epoca tagliate, montate, modificate e bollate con la scritta omonima) con la conseguente perdita temporanea di memoria. Fine è la scritta che Mauri appone spesso alla serie degli Schermi, monocromi bianchi aggettanti che occupano, svuotandola, la seconda sala della galleria. Superfici bianche aperte alla volontà dell’immaginazione, il cui imput è la scritta tedesca a caratteri gotici appostagli sopra. Marx= Fine o Frued=Fine, nomi della cultura d’epoca e titoli di film, tra cui Il gabinetto del Dottor Caligari. Mauri utilizza il monocromo con l’idea di uno schermo, in rimando al momento storico contemporaneo e multimediale, dove la proiezione del passato è messaggio dall’erta per il presente. 



Fabio Mauri
Si abbronzano, da Manipolazione di Cultura, 1976
foto e acrilico su tela, cm. 100x160


Sono spazi di sospensione o trasmissione di memoria usati da Mauri fin dagli anni Cinquanta, accompagnati alla scritta The end o del tutto bianchi, come in Perché un pensiero intossica una stanza?, 1972: trentasette vuoti dove la storia è già accaduta o è ancora presente e pause temporali per la sua dimenticanza. Nell’ultima sala della galleria Le proiezioni, film d’autore propagandistici su supporti non convenzionali (come in Intellettuale, dove il film Il Vangelo secondo Matteo è proiettato sulla camicia di Pier Paolo Pasolini, 1975), in questo caso un armadio porta-oggetti del carcere di Rebibbia. Sottomesso alla proiezione, il metallo frammentato degli sportelli rimanda un doppio senso di afflizione: la prigionia fisica del carcere e dei lager e la schiavitù mentale del sentimento di guerra. Fabio Mauri «uomo politico… che vive nel proprio tempo e pur mostrando oggetti, espone esclusivamente problemi», dice Calvesi (M. Calvesi, L'inventario della coscienza: il presente come simbolo, in D.P.V. Der Politische Ventilator, Achille Mauri Editore - Krachmalnicoff, Milano, 1973) il conflitto lo sente ancora e vi protende la sua ricerca, individuando, nel ritrovamento della sua memoria, anche quella collettiva e storica. Mauri espone in contemporanea anche a Milano, nella galleria omonima, gli Schermi dal 1957 ad oggi.
 





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