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GEORGES ADEAGBO, Fondazione Querini Stampalia di Venezia
Autore: Elena Stocco
Data: 05.12.2007

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GEORGES ADEAGBO “LA RENCONTRE”…! VENISE – FLORENCE…!


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La Fondazione
Querini Stampalia, a partire dal 2004, lavora ad un progetto basato sul rapporto tra arte antica e arte contemporanea, che dal 2006 ha preso il nome di “CONSERVARE IL FUTURO”.
Il progetto si basa sul confronto tra passato, presente e futuro, su come il passato non sia più considerato come concetto immobile e immutabile, ma costituisca materia viva da re-inventare e re-interpretare attraverso la sensibilità degli artisti che, come un aratro, rimescolano le zolle permettendo al terreno di germogliare di nuovo. I germogli sono le mostre di artisti di fama nazionale ed internazionale che la Fondazione invita a realizzare progetti site specific per la sua stessa sede. L’intento è quello di riuscire a regalare visioni nuove del nostro tempo, che dobbiamo interpretare alla luce di un passato non troppo lontano e di un futuro tutto da costruire, rimescolando quanto della tradizione è ancora vivo nei nostri giorni. Per dare al passato significati sempre nuovi, nuovi punti di vista e nuove emozioni gli artisti invitati a collaborare al progetto si interrogano e interrogano le stanze della fondazione; le invitano a dialogare con un nuovo linguaggio e a regalare nuove visioni.
È stato questo il punto di partenza del lavoro di Adéagbo, realizzare una mostra dedicata alla storia di Venezia e della famiglia dei Querini Stampalia, intrecciando i temi a lui più cari quali il rapporto tra Africa ed Europa, la storia della colonizzazione, la guerra, la schiavitù, la religione, l’arte. “L’incontro” che scaturisce da queste due realtà così diverse trova realizzazione in un’installazione che occupa tutto il terzo piano della fondazione, ma si materializza poi alla perfezione attraverso le installazioni che l’artista crea nelle stanze antiche. Qui gli strumenti musicali, gli arredi, i libri e le carte antiche della Biblioteca dialogano con i piccoli manoscritti dell’artista, con i suoi piccoli oggetti, con le carte geografiche o le maschere africane. Si crea così un intenso gioco di rimandi tra opere antiche e installazione dell’artista che può essere magnificamente rappresentata dalla sovrapposizione tra il quadro di Bellini raffigurante “La presentazione di Gesù al tempio” e la affine creazione pittorica di Adeagbo.

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LA RENCONTRE
, però, non riguarda solamente l’incontro tra l’antico e il moderno, in un lezioso gioco di relazioni, ma è anche e soprattutto una materializzazione delle componenti che, nella vita dell’autore, hanno costituito la sua idea artistica. La Rencontre è, infatti, un’esposizione fatta di collages, di ritagli, di piccole sculture o piccoli souvenirs, oggetti appartenenti alla vita quotidiana dell’artista come anche oggetti appartenenti alla cultura della sua terra, il Benin, a creare un puzzle di significati che rappresentano la vita stessa.
Il collegamento che porta Adéagbo ad affiancare un cd di musica ad un libro e, ancora, ad una locandina di film o ad un volantino pubblicitario è per noi oscuro, ma in fin dei conti non è questo l’importante: all’osservatore non viene chiesto di decodificare e ricreare i pensieri che hanno portato l’artista a creare quella composizione. Ciò che colpisce lo spettatore è il lirismo della composizione stessa, l’armonia, la varietà delle immagini e dei concetti che queste veicolano impercettibilmente.

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I significati e le idee si affollano confuse alla mente mentre l’occhio scorre la molteplicità delle “reliquie”: pagine di giornale, commenti manoscritti dell’artista, libri aperti su pagine non capitate lì per caso…
Ma poi alla fine, quando cerchiamo di riposare la mente da quel turbinio, il quadro si fa più chiaro: non c’è un messaggio da scovare, non c’è una metafora per tutto ciò. È la vita stessa che parla, con i suoi misteri, e l’unico messaggio che possiamo permetterci di portare con noi, alla fine di questa estenuante riflessione, è che ognuno di noi avrà un proprio messaggio, una propria visione circa il modo in cui gli eventi si collegano tra di loro. E allora la Fondazione potrà ritenersi soddisfatta per aver raggiunto il suo principale obiettivo: aprire le menti delle persone, creare nuovi scenari possibili, senza dimenticare le nostre radici.

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Cenni biografici:

Georges Adéagbo ha partecipato nel 1999 alla Biennale Internazionale d’arte di Venezia e nel 2002 a Documenta di Kassel acquisendo finalmente un riconoscimento anche a livello internazionale. Prima di queste importanti partecipazioni Adéagbo aveva sempre lavorato da solo nella sua città natale, Cotonou, senza venire mai in contatto con il mondo dell’arte occidentale. La sua crescita artistica avvenne quindi in solitudine, fino a che, nel 1993, un curatore francese, giunto per sbaglio nel suo studio, non decretò la sua fine del suo isolamento rimanendo positivamente colpito dai suoi lavori. Di lì a poco seguirono le collaborazioni con importanti curatori europei che preannunciarono la sua fama internazionale ma, nonostante il successo, Adéagbo rimane sempre diffidente nei confronti del funzionamento del mercato dell’arte occidentale, preferisce dedicarsi alle sue opere e al progetto, da lui ideato, di organizzare delle residenze d’artista, invitando artisti selezionati ad imparare qualcosa di più sull’Africa.