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I potenti in mostra
Autore: Anna Rescina
Data: 22.12.2007

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I potenti in mostra
La classifica di ArtReview sui 100 uomini più potenti nell’arte contemporanea

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28 le new-entry,16 gli artisti di già presenti l’anno scorso (di cui due studi di architettura: Gehry, 38°, e
Herzog & de Meuron, 77°), i primi quattro classificati nelle medesime posizioni del 2006, e, per il resto, riconferme, con qualche scalata o precipitazione, per la Wall Street dell’arte contemporanea: questi i primi dati che balzano subito agli occhi, scorrendo la classifica dei 100 uomini più potenti nel mondo dell’arte contemporanea uscita sull’ultimo, attesissimo numero di ArtReview. Appuntamento annuale imperdibile, specie per chi - al di là di inutili retoriche sullo specifico artistico o le consuete domande circa il ruolo dell’artista oggi, o le inevitabili inchieste se esista o no l’arte ancora, e cosa debba intendersi comunque per arte, a fronte di più o meno calzanti paragoni con i secoli e i decenni passati – intraveda nelle cifre, spietate ma parlanti, del flusso finanziario nel mondo dell’arte, una chiave di lettura sostanziale alla decifrazione dell’ontologia stessa di questo settore - la sua motivazione a essere, sostanzialmente -, usando come categoria ermeneutica il fatturato. Gli spunti per capire e le angolazioni interpretative sono molteplici: è il bello dei numeri. Innanzitutto, non c’è traccia di italiani. L’anno scorso l’Italia c’era, ed era anche ben piazzata, con la fondazione Miuccia Prada, quotata al 65° posto. La classifica, da sempre, comprende critici, collezionisti, artisti, galleristi, curatori, direttori di musei, banche, titolari di fondazioni, mecenati filantropi, esponenti di case d’asta, mediatori, brokers, commercianti d’arte e dealers: di Italia, quindi, nemmeno l’ombra. I businessmen nell’arte contemporanea sono per lo più americani, se si fa eccezione per i magnati europei, tra cui, il gotha dell’economia in fatto di beni di lusso: il magnate Pinault, ex primo e di nuovo primo. Eppure, è in Italia che l’impero PPR – la mega-holding di marchi dell’alta moda e del lusso, leader nella grande distribuzione, di proprietà di Pinault – ha tratto la maggior fonte per i suoi investimenti-guadagni nell’arte, se si tiene conto dell’acquisizione di Palazzo Grassi, e del prodigioso restauro ad opera di Tadao Ando, per trasferirvi la propria più che trentennale, eterogenea, ricca – ed è proprio il caso di ribadirlo – collezione d’arte contemporanea, comprendente alcuni degli esemplari più significativi dei maggiori artisti del XX secolo: dall’arte informale, all’arte povera, al minimalismo, alla pop-art, fino ai capolavori più o meno recenti di star internazionali del calibro di Damien Hirst e Maurizio Cattelan. Inoltre, da non dimenticare: primo Pinault significa prima Christie’s, assorbita dal gruppo PPR: classifica coerente, se colloca in 12ª postazione, in base a potere decisionale e giri d’affari, Amy Cappellazzo e Brett Gorvy, a capo del dipartimento di arte post-bellica e contemporanea della celebre casa d’aste. Ancora, Pinault-Christie’s al 16° posto, se Haunch of Venison’s, nota casa editrice specializzata in cataloghi d’esibizione, co-fondata da Harry Blain e Graham Southern, fa comunque parte dello stesso gruppo. Sotheby’s è solo al 18° posto, rappresentata da Tobias Meyer e Cheyenne Westphal. UBS, la banca svizzera committente di Art Basel, la pluri-quotata fiera di Basilea, scende al 62° posto, un gradino più in su di Deutsche Bank, ma di fatto è all’11°, rappresentata dal suo nutrito team di organizzatori: Sam Keller, Cay Sophie Rabinowitz, Annette Schönholzer, Marc Spiegler. Piazzamenti per gli artisti: premiato, e non solo dal mercato, Damien Hirst, si direbbe ormai affermato uomo d’affari e impresario d’arte a tutti gli effetti. Sale ad un guadagnatissimo sesto posto: è nientemeno che il fautore dell’opera più costosa e lussuosa della storia, l’ormai celeberrimo teschio di platino e diamanti, For the Love of God, quotato 100 milioni di euro. Come nelle più classiche hit-parade, ritroviamo pop-star in irresistibile ascesa (Serra, Prince, Kiefer, Ai Weiwei, Muratami), leggeri ridimensionamenti (Koons, Gober, Hirschhorn, Wall, McCarthy) e quote decisamente al ribasso (Richter, Nauman, Gursky, Kelley). Ciò che, però, rende singolare, e per ceri versi confusa, questa classifica, e ciò che predetermina la sua specificità - certo non esclusivamente relativa ai giorni nostri, ma, si può ben dire, sin dai tempi di Michelangelo e papa Giulio II – è la co-presenza, nella medesima lista, di creatori in senso lato (artisti, architetti, fotografi, scultori, etc.) e di coloro che determinano il successo dei primi: committenti, collezionisti, uomini d’affari, fondazioni bancarie, curatori e studiosi. Si direbbe che le carte e i ruoli si mescolino a dovere: non ci viene indicato solo un metro per la valutazione del potere ai sommi vertici nel mondo dell’arte, e in generale nella società, ma, a ben guardare, emerge quello ch’è un meccanismo di sovrapposizione quanto mai curioso: da un lato, la nobilitazione del mondo degli affari attraverso il mecenatismo, la filantropia, la promozione della cultura; dall’altro, il battesimo dell’artista a uomo di relazioni pubbliche, dotato di fiuto per gli affari e imprenditore di se stesso. Certo, si dirà, l’arte è da sempre al servizio dei potenti, e rappresenta una delle più redditizie fonti d’investimento (si pensi ai Guggenheim, o ai Rockfeller), e, d’altro canto, il compenso è alla base dei meccanismi della creazione intesa come binomio lavoro materiale/prodotto intellettuale. Ma la questione – inerente non tanto le collezioni di manufatti del passato quanto quelle di arte coeva e, quindi, rivolta alla promozione di artisti viventi - riguarda l’innesco di un formidabile corto circuito, tale per cui il collezionista/gallerista, con i suoi investimenti, oltre ad orientare il mercato, diviene il vero fautore delle tendenze in fatto di arte contemporanea, indicando direttrici e scommettendo su personalità, predeterminando la scelta delle opere e degli artisti negli scenari espositivi, indirizzando il discorso sull’arte – recensioni, articoli, cataloghi, monografie – e, di conseguenza, il lavoro di studiosi, curatori e direttori di musei, sia perché ne ha deciso già percorsi teorici e tipologie di ricerche, sia perché, come da classifica, in molti casi è nel ruolo di poterli nominare direttamente. Di questo modo, risulta condizionata anche la committenza pubblica, che, spesso affannosamente, insegue il trend in voga nel mercato privato. È presto detto, in questo modo, quello che conta nell’analisi della classifica stilata da ArtReview: basti osservare il bilancio per gli artisti, tra new-entry, Franz West, Subodh Gupta, Zhang Xiaogang, John Baldessari, e grandi assenze rispetto all’anno scorso: Gilbert & George (ex 52); Pierre Huyghe (ex 48); Neo Rauch (ex 66); Matthew Barney (ex 90); Anish Kapoor (ex 94). Più d’ogni altra cosa, contano i ventiquattro neo-eletti entrati a far parte della lobby. Si tratta, per lo più, di collezionisti occidentali. Ma, segno delle trasformazioni in atto sullo scacchiere della world-economy, tra globalizzazione dei sistemi finanziari, ingresso di nuovi colossi sullo scenario borsistico e spostamento dell’asse monetario sui fronti medio-orienatali e asiatici, ecco le vere rivelazioni: al 100° posto, l’indiano Anupam Poddar, avendo ingrandito la collezione di famiglia, originariamente composta da artisti indiani, con opere dei più quotati nomi del mercato occidentale; al 99°, Neville Tuli, fondatore della casa d’aste Osians e grande sostenitore dell’arte indiana; 87°, il coreano Kim Chang-il, uno dei maggiori acquirenti per gli artisti inglesi, Hirst in testa, e apripista del mercato britannico in Sud-korea; 82°, l’iraniano Ebrahim Melamed, collezionista affermato e finanziatore di un progetto faraonico – 5000 mq di spazio– per un museo d’arte contemporanea a Teheran, l’Honat Museum, la cui consegna è prevista nel 2008; 34°, Sheikh Mohammed bin Zayed al Nahyan, sceicco e vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Uniti. L’ingresso degli arabi nel mercato dell’arte segna l’apice e radicalizza lo scenario fin qui dipinto: ora come non mai, il connubio tra potere politico, economico, militare e culturale si salda in un'unica entità: al contempo capo di stato, petroliere, collezionista. Eppure, i giochi, quando si tratta di arte, si sa, non sono mai fatti, né le conclusioni facilmente prevedibili: i potenti investono in opere contemporanee, spesso commissionandole direttamente e indirettamente, è vero: ma, non sia mai detto che tali operazioni coinvolgano di forza e necessariamente l’opera negli ingranaggi della macchina del consenso. E se l’acquisizione di opere d’arte, poi, da parte di nuovi soggetti investitori, provenienti da paesi tuttora in fase di modernizzazione, per quel concerne alcuni aspetti del vivere sociale – questione femminile, democrazia e diritti civili, laicità, distribuzione equa della ricchezza e accesso per tutti alle fonti della cultura -, non contribuisse in qualche modo – se non altro attraverso quello ch’è poi il vero potere dell’arte: la capacità intima di sovversione pur non sospetta – ad accelerare i processi di cambiamento?

Classifica

01. François Pinault (1)
02. Larry Gagosian (2)
03. Sir Nicholas Serota (3)
04. Glenn D. Lowry (4)
05. Eli Broad (6)
06. Damien Hirst (11)
07. Charles Saatchi (7)
08. Jay Jopling (19)
09. Steven A. Cohen (32)
10. David Zwirner (16)
11. Sam Keller, Cay Sophie Rabinowitz, Annette Schönholzer, Marc Spiegler (5)
12. Brett Gorvy & Amy Cappellazzo (12)
13. Jeff Koons (10)
14. Iwan Wirth (14)
15. Michael Govan (33)
16. Harry Blain & Graham Southern (54)
17. Matthew Slotover & Amanda Sharp (8)
18. Tobias Meyer & Cheyenne Westphal (23)
19. Richard Serra (73)
20. Daniel Birnbaum (31)
21. Marian Goodman (15)
22. Marc Glimcher (18)
23. David Geffen (New)
24. Don & Mera Rubell (29)
25. Dakis Joannou (27)
26. Richard Prince (28)
27. Matthew Marks (77)
28. Thomas Krens (80)
29. Lisa Phillips & Richard Flood (New)
30. Ann Philbin (92)
31. Paul Schimmel (21)
32. Agnes Gund (New)
33. William Acquavella (76)
34. Sheikh Mohammed bin Zayed al Nahyan (New)
35. Simon de Pury (34)
36. Barbara Gladstone (24)
37. Dominique Levy & Richard Mnuchin (53)
38. Frank Gehry (58)
39. Patricia Phelps de Cisneros (New)
40. Bernard Arnault (New)
41. Robert Gober (36)
42. Sadie Coles (35)
43. Victoria Miro (26)
44. Thomas Hirschhorn (42)
45. Chris Kennedy (New)
46. Donna De Salvo, Shamim Momin & Chrissie Iles (30)
47. Eugenio López (37)
48. Julia Peyton-Jones & Hans Ulrich Obrist (46)
49. Jerry Speyer & Katherine Farley (New)
50. Gerhard Richter (17)
51. Michael Ringier (78)
52. Bruce Nauman (9)
53. Andreas Gursky (22)

54. Jeffrey Deitch (40)
55. Bruno Brunnet, Nicole Hackert & Philipp Haverkampf (38)
56. Christian Boros (New)
57. Jeff Wall (45)
58. Gary Garrels (New)
59. Ingvild Goetz (47)
60. Roberta Smith (55)
61. Jerry Saltz (57)
62. UBS (49)
63. Deutsche Bank (50)
64. Tim Blum & Jeff Poe (New)
65. Charles Schwab (New)

66. Adam Sender (New)
67. Mitchell Rales (New)

68. Ai Weiwei (71)
69. Anselm Kiefer (88)

70. Aby Rosen (New)
71. Francesca von Habsburg (39)
72. Franz West (New)
73. Mike Kelley (20)
74.
Maureen Paley (69)
75. José Berardo (New)
76. Rosa & Carlos de la Cruz (62)
77. Herzog & de Meuron (56)
78.
Antoine de Galbert (72)
79. Lisa Dennison (80)
80. Anita & Poju Zabludowicz (84)
81. Muriel & Freddie Salem (Cranford Collection) (New)
82. Ebrahim Melamed (New)
83. Thelma Golden (25)
84. Nicholas Logsdail (41)
85. Subodh Gupta (New)
86. Zhang
Xiaogang (New)
87. Kim Chang-il (New)

88. Paul McCarthy (74)
89. Takashi Murakami (98)

90. John Baldessari (New)
91. Lorenz Helbling (82)
92. Adam Szymczyk (New)
93. Nikolaus Schafhausen (New)

94. Zach Feuer (70)
95. Javier Peres (59)
96. Iwona Blazwick (43)
97. Guy & Myriam Ullens (New)
98. Gerd Harry Lybke (67)
99.
Neville Tuli (New)
100. Anupam Poddar (New)








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