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Afro, Galleria Edieuropa di Roma
Autore: Melania Rossi
Data: 05.01.2008

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A F R O - L’arte è la nostalgia postuma della vita


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Una storica galleria romana, un artista del calibro di Afro, Achille Bonito Oliva a presentare la mostra. Viste le premesse, non poteva che aprire i battenti con successo la nuova sede di Edieuropa presso Palazzetto Cenci, a due passi da Campo dei Fiori, a Roma. Presenti all’inaugurazione, in una freddissima domenica mattina, c’erano infatti esponenti del mondo della cultura, della politica, dell’arte e tanto pubblico.
Oltre venti le opere esposte, che tracciano il percorso artistico di Afro Libio Basaldella (Udine, 1912) compreso tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta. Esponente della scuola romana e tra i maggiori rappresentanti dell’Astrattismo italiano, insieme ad altri appartenenti allo stesso gruppo come Mafai, Leoncillo e Capogrossi, Afro incarna le evoluzioni della pittura italiana del dopoguerra. Il punto di partenza è il rifiuto della pura geometria euclidea, del nero e del figurativo, che avevano caratterizzato la pittura “ufficiale” degli anni Trenta, quella degli aderenti a “Novecento”, che riuniva i pittori e scultori teorici di un risveglio monumentale, come Sironi, Martini, Carrà, Casorati e Morandi.

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Afro
Tavola rotonda 1966 tecnica mista su tela cm 110x130


Il punto d’arrivo sono l’Astrazione e l’Informale. Afro sceglie dunque di riprendere le tecniche espressive delle avanguardie storiche, Futurismo e Metafisica in particolare, e parallelamente sperimenta nel corso degli anni nuovi materiali della pittura basandosi su suggestioni provenienti dalla Francia e dell’America. Le tele degli anni Cinquanta mostrano chiaramente la memoria della tradizione, raggiungendo un’intensità delle forme che guarda ad un ordine estetico e vitale. Ad attrarre la maggior parte dei visitatori è, a ragione, Doppia figura (1954), che delinea corpi straziati e frammentati ma perfettamente riconoscibili, pur appartenendo, nel complesso, a un mondo pittorico decisamente astratto. Qui è evidente la componente espressionista alla De Kooning, scevra però della sua violenza pittorica, della sua ironia. C’è anche Picasso, i suoi contorni e il suo segno diretto, c’è la scomposizione di Braque, in cui particolari figurativi sono immersi in un movimento spezzato di forme geometriche. Una sensibilità del tutto mediterranea anima l’opera Porto Ercole (1952), dai toni caldi e dalle geometrie semplici, rassicuranti.

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Afro
Tormarancio 1974 tecnica mista su tela cm 90x100

L’esigenza della forma è il principio che sta alla base della creazione e quindi dell’opera di Afro. Forma che l’artista non riesce mai a rifiutare completamente, anche nella scelta di privilegiare il colore o il gesto. D’altra parte, come scrive Achille Bonito Oliva, gli stessi “Burri e Fontana con la loro opera hanno ribadito che informale significa mettere in forma”.
Le composizioni delle tele di Afro mantengono un equilibrio in cui i vuoti sono funzionali al respiro e ogni elemento ha una risposta all’interno dell’opera, dialoga armoniosamente con l’insieme. Neppure il nero è mai elemento di contrasto, nè si impone con la sua perentoria definizione cromatica, perchè a rispondergli c’è sempre uno squillante, gioioso rosso vivo.
In Carta grigia e nera n.3 (1965), come in molte altre sue opere della metà degli anni Sessanta, l’artista si accosta all’esperienza dell’atto pittorico come impulso vitale, di cui il largo gesto sgocciolato di Pollock rappresenta l’esempio più estremo. Afro è uno degli informali italiani che, sia pure con un certo ritardo, si accosta ai valori del gesto, raggiungendo risultati di qualità.
In mostra anche un arazzo in lana del 1973, che presenta i colori brillanti e l’apparente assenza di sfumature delle opere degli anni Settanta.
Una pittura in qualche modo “stoica”, quella di Afro, che sempre segue un principio di relatività verso ogni modello, in cui la natura e le sue forme si intrecciano con il pensiero astratto, con l’elemento psicologico che è specchio della realtà.






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