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Il libro dell’acqua, parte II – Joanpere Massana, Galleria Il Torchio - Costantini, Milano
Data: 23.01.2008

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Alla galleria Il Torchio - Costantini di Milano il catalano Joanpere Massana presenta il nuovo capitolo del libro attraverso il quale racconta le tappe fondamentali della sua vita.

Dopo il “Il libro degli alberi”, “Un libro per Jana”, “Il libro delle nuvole”, “Il libro dei giochi” la nuova esposizione ha come protagonista l’acqua: quella calma del Segre, il fiume dell’infanzia dell’artista, e quella agitata del Mediterraneo, “trait d’union” storico e culturale tra la patria dell’artista e Napoli. Proprio nella città italiana, precisamente nella prestigiosa sede del PAN, si è svolta la “parte I” della mostra ora a Milano. Alcune delle opere esposte sono le stesse, altre, di dimensioni ridotte, sono visibili per la prima volta.

Sono passati 5 anni da quando nella stessa galleria Maurizio Sciaccaluga aveva curato la mostra “Un libro per Jana”: in essa Massana dedicava una serie di opere alla figlia che sarebbe nata dopo poco. Consigli, sogni, speranze, realtà, verità confessate da un padre che per esprimersi sceglie il linguaggio che meglio conosce, quello dell’arte.

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El que robavem al llibre dels nuvols, 2004


Nel catalogo il critico scrive: “Il gusto grafico, raffinatissimo e contemporaneo, è segnato e marchiato da (questa) follia controllata, ondeggia tra la genuinità e la razionalità. A dimostrare che, sempre, in ogni modo, il mondo di Massana è quello di una regressione scientifica e cercata, vissuta con fervore e passione, ma anche sempre osservata, a posteriori, come in stati di allucinazione, quale esperimento di ritrovata capacità narrativa. Quale vitale fuga dalla realtà”. In questi anni il lavoro dell’artista ha mantenuto una profonda coerenza. Il tratto infantile e la capacità visionaria che lo guidano sono gli stessi. Su tutto è la forza dell’immaginazione a prevalere.

L’atmosfera che Massana crea rimane sospesa. Come nelle favole lascia spazio alla nostra mente: non descrive, ma suggerisce. Per farlo i suoi strumenti sono il supporto pittorico, carta, tela o tavola, e il pennello. Poi ceramica e terracotta, sassi e fossili, biglie e coralli: materiali tra i più vari arricchiscono la tela, la cui leggerezza, la stessa dell’acqua che rappresenta, è accentuata dalla scelta di lasciarla in parte bianca.

In alcuni dipinti è il vuoto che sembra prevalere, è in essi che gli occhi sono spinti a cercare i segni leggeri, gli strani personaggi solo abbozzati, le parole scritte a matita, i simboli, le lettere e i numeri, che aprono un varco che conduce chi si trova davanti al dipinto in un viaggio verso un mondo che resta sospeso tra la fantasia e suggestioni che appartengono alla vita “reale”. In esso il tempo sembra fermarsi, o essere dilatato all’infinito.

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a e i o u, 2004

Come se il mare separandosi svelasse un altro mare, questo un altro ed i tre solo il presagio fossero di un infinito di mari non visitati da riva - e il mare stesso al mare fosse riva - questo è l'eternità”. Le parole di Emily Dickinson descrivono perfettamente il rapporto tra il mare e il tempo.

La poesia è il modo migliore per esprimere il senso de “Il Libro dell’acqua”. Lo deve pensare anche la curatrice della mostra, Julia Draganovic, che cita la poetessa americana nel suo testo critico: “nessun vascello c’è che, come un libro, possa portarci in contrade lontane”.

In copertina:
Per parlar de la nit, 2004, particolare