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ArtKey Exhibition: IDENTITA’ E VISIONI di Ludovico Pratesi
Data: 27.02.2008

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IDENTITA’ E VISIONI
di Ludovico Pratesi


L’artista è un provocatore o un demiurgo?


Flavio Favelli,Francesco Gennari, Paola Pivi, Pietro Roccasalva, Patrick Tuttofuoco, Nico Vascellari

Un tuffo nel passato: dalla guerriglia al fashion marketing


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Nico Vascellari

Qual è l’identità degli artisti italiani delle ultime generazioni? Dopo l’impegno sociale , morale e politico che caratterizzava i membri dell’Arte Povera,protagonisti di una guerriglia (secondo la definizione di Germano Celant) combattuta contro la commercializzazione dell’arte proposta dalla Pop americana, abbiamo assistito al “ritorno all’ordine” proposto dalla Transavanguardia nei primi anni Ottanta.Con Cucchi, Clemente, Chia, Paladino e De Maria l’artista torna a farsi paladino dei linguaggi tradizionali dell’arte, recuperando la pratica della pittura divenuta però non più palestra di virtuosismi artigianali bensì territorio di un saccheggio praticato attraverso l’utilizzo disinvolto della citazione di stampo postmoderno. E’ un artista bandito e traditore, che reinventa ogni giorno un mondo dominato da slittamenti e contaminazioni. A partire dai primi anni Novanta è assai più difficile tracciare i profili di individui che agiscono in solitario su una scena dell’arte sempre più affollata, caotica e contradditoria. Se Maurizio Cattelan si è ritagliato un ruolo che assomiglia a quello del giullare nelle corti del Rinascimento, sempre pronto a distruggere con una mossa a sorpresa le regole del sistema, Vanessa Beecroft si afferma come una creatrice di modelli culturali omologati e omologanti, che trovano nell’algida perfezione del corpo femminile la loro forza significante, attraverso una sapiente commistione tra il rituale della performance proposto dalla body art negli anni Sessanta e il fashion marketing della società globale contemporanea.

I costruttori di mondi (im)possibili

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Paola Pivi

E oggi? Osservando con attenzione alcune individualità che si sono affermate sulla scena nell’ultimo decennio, assistiamo ad una proliferazione di pratiche artistiche che compongono un orizzonte identitario complesso e a tratti contradditorio, ma di notevole interesse, che oscilla tra modelli affermativi e dirompenti e posizioni più legate alla visione dell’arte come luogo di riflessione sul senso. Forse l’esponente più strutturata della prima categoria è Paola Pivi, che ha improntato la sua ricerca sulla possibilità dell’arte di rendere possibile l’impossibile. Un corpus di opere spiazzanti per il loro impatto fisico e visivo sullo spettatore, che vanno dal camion rovesciato su un fianco presentato alla mostra collettiva Mercato Globale a Montesilvano all’aereo militare Fiat G-91 esposto nella sezione Aperto della Biennale di Venezia del 1999. Una forza d’urto che rappresenta l’ultimo atto di una processualità che si compie nella costruzione di un’immagine-icona, che acquista la sua natura significante dalla reificazione di un paradosso. La coppia di zebre nella neve, i coccodrilli immersi nella panna montata, il leopardo che si muove tra centinaia di tazze da cappuccino costituiscono altrettanti esempi di un’arte in grado di trasformare il quotidiano in una visione estrema del reale.. Un altro artista che si propone come creatore di mondi impossibili ma ben ancorati all’attualità è Patrick Tuttofuoco, che si ispira a concetti esaltati dai futuristi come la velocità e l’energia , trasferendoli nella dimensione ludica e psichedelica della società globale. Opere che nascono da un lavoro collettivo, in collaborazione con registi, sociologi, architetti, gruppi musicali, altri artisti o persone comuni, che assumono l’aspetto di architetture utopistiche , in bilico tra videogiochi e megalopoli, definite dall’artista “narrazioni nel mondo, che rendono visibile la loro dipendenza dal reale”.

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Patrick Tuttofuoco

Se Tuttofuoco attraversa il quotidiano con l’energia incandescente di una cometa , Nico Vascellari ne esplora le zone d’ombra, i territori inquietanti tra ribellione e perversione.Performer, musicista, cantante, concepisce l’arte come il luogo della trasgressione e della metamorfosi, dando spazio ad impulsi violenti e primordiali.
Le sue armi principali sono il suo corpo e la sua voce, impegnati entrambi nel dare corpo a momenti performativi di matrice trash, spesso legati ad esibizioni live della band punk With Love, della quale Vascellari è il trascinante vocalist . Un atteggiamento estremo e provocatorio riassunto dalle parole dello stesso artista: “Il mio atteggiamento estetico è quello di prendere le cose che mi circondano e dar loro nuove forme e identità”.

Homo faber o demiurgo?

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Francesco Gennari

Le sue opere non si pongono come provocazioni o visioni estreme, bensì come momenti di riflessione sul senso filosofico dell’arte. Per Francesco Gennari infatti l’artista è una sorta di demiurgo contemporaneo,ispirato dal pensiero di Nietsche , creatore di immagini simboliche ambigue e complesse, legati a categorie progettuali di matrice esoterica. Ogni opera si propone dunque come una struttura concettuale indefinita , suscettibile di letture differenti che si raccolgono in un’unica visione. Sculture, installazioni e scatti fotografici sono testimonianze di un immaginario complesso e stratificato, dove rapporti matematici , materici e concettuali si sovrappongono per dare vita a lavori sospesi in una dimensione metafisica, che avvicina il pensiero di Gennari alle ricerche sull’immortalità di Gino De Dominicis.

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Pietro Roccasalva

Un atteggiamento simile alla posizione di Pietro Roccasalva, che intende ogni suo lavoro come un catalizzatore di segni, flussi di energie, apparati semantici e imagografie in perpetuo divenire. Un itinerario creativo che sottolinea la natura stessa dell’opera come elemento significante provvisorio e suscettibile di ulteriori trasformazioni ottenute attraverso un continuo slittamento tra dispositivi formali differenti, che spaziano dalla pittura alla fotografia, dalla scultura all’installazione, dal video alla stampa digitale. Ogni lavoro vive dunque una dimensione in progress, e assume per l’artista il valore di una situazione che permette all’opera stessa di assumere in quel momento e sotto quell’aspetto il senso voluto dall’artista. Una ricerca opposta ma complementare al pensiero di Flavio Favelli , che costruisce inquietanti installazioni composte da oggetti recuperati e reinterpretati dall’artista che potremmo definire come un architetto di luoghi immaginari, percepiti da ognuno di noi nella dimensione intima e personale del ricordo. I mobili-oggetto di Favelli sono contenitori di memoria, detonatori di souvenirs esistenziali o frammenti deificati di microstorie personali. Autentico tassidermista del quotidiano, l’artista trasforma gli spazi espositivi in ambienti narrativi, dove si fondono suggestioni pubbliche e private, manie e perversioni , follia e raziocinio. Specchiere che non riflettono, letti trasformati in tavoli da gioco, lampadari e comodini dalle foggie più strane compongono il museo personale di Favelli, dove ogni oggetto è il reperto di un altrove vicino o lontano, che solo l’arte riesce a far emergere dal territorio profondo e impenetrabile della mente umana.



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Flavio Favelli






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