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Friedensreich Hundertwasser, Art Forum Wurth, Capena, Roma
Data: 03.03.2008

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Vai all'evento: Friedensreich Hundertwasser - La raccolta dei sogni

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Osservare i lavori di Friedensreich Hundertwasser significa entrare in un mondo cromaticamente vivace, fortemente decorato, dove atmosfere oniriche si sposano con elementi immediatamente riconoscibili ma la cui interpretazione è strettente legata al suo pensiero. Un pensiero originale, quasi rivoluzionario.

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Conversazione sottola pioggia di sangue, Xilografia giapponese in 18 colori, 1997, Ex. 16/205, Sammlung Würth, Inv. 6697, ©2008 Gruener Janura AG, Glarus, CH.

Se stilisticamente le sue opere rimandano a Schiele, a Klimt, a Klee, concettualmente si pongono, infatti, come qualcosa di completamente nuovo. L’artista austriaco, di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita, utilizza l’arte per proclamare il suo amore per la natura, per gli alberi, per l’acqua, una passione che lo porta a disseminare questi elementi nel suo lavoro e lo trasforma in uno dei padri del movimento ambientalista di oggi. Sempre attraverso l’arte, afferma il suo odio per il Razionalismo, per le linee rette definite “immorali, atee”, e la sua propensione per cerchi e spirali, quest’ultime simbolo del ciclo della vita. Le ricorrenti finestre e porte definiscono invece la realtà formale dell’artista e l’importanza per ogni inquilino di godere di un’apertura, di luce, di aria. Organizzando il suo lavoro attorno a questo credo artistico-ecologico, Friedensreich Hundertwasser (1928-2000) dà vita così a visioni suggestive, pregne di un significato che l’artista ha ben spiegato in un scritto elaborato a Venezia nel 1975. “Voglio dipingere per la gente un paradiso che ognuno può avere, basta afferrarlo. Il paradiso è qui, ma noi lo distruggiamo. Voglio dimostrare come in fondo sia facile avere il paradiso in terra”. Di questo artista così poco assimilabile ad altri che tradusse le sue idee anche in progetti architettonici realizzati in Austria, Svizzera, Germania, Giappone, si possono ammirare una serie di lavori nella mostra “ Hundertwasser: la raccolta dei sogni”, in corso a Capena, in provincia di Roma, nell’Art Forum Wurth. Nello spazio espositivo realizzato nel 2006 dall’industriale Reinhold Wurth sono esposte complessivamente novantesei opere. Trenta provengono da Die Galerie di Francoforte e dalla KunstHaus di Vienna mentre sessantasei appartengono alla collezione dello stesso magnate tedesco ( Wurth possiede una raccolta di circa 11.000 pezzi che vengono presentati a rotazione nei suoi dieci musei europei). Allestita secondo un criterio cronologico, la rassegna si apre con i primi lavori figurativi degli anni Cinquanta e presenta pitture, acquerelli, ceramiche, stampe, arazzi, progetti che danno ben conto di tutto il percorso artistico di Hundertwasser e del carattere visionario del suo lavoro. Oltre ad alcuni oli di grande impatto come “La donna verde”, “Il cuore della rivoluzione” e l’imponente “Pioggia di sangue che cade in un laghetto giapponese che si trova in un giardino austriaco”, altrettanto significativa risulta la sua opera grafica. Raffinatissime litografie, acqueforti, serigrafie, xilografie giapponesi, alcune delle quali realizzate utilizzando sino a 31 diversi colori. Da segnalare, in questa sezione, alcuni fogli della serie “10.002 Nights Homo Humus Come va How do you do” un grande ensemble di 10.002 stampe in tecnica mista (serigrafia, impressioni metalliche e fotolitografia) in cui ogni copia ha colori differenti. “Nel 1965 decisi di dedicarmi alla grafica per poter raggiungere un maggior numero di persone. Volevo renderle felici, dare loro cose belle e utili… Tuttavia mi ha sempre ripugnato il concetto di duplicazione, il fatto che da un’opera grafica venga stampata una serie di esemplari uguali. Volevo che ogni collezionista possedesse una mia opera originale unica. Nell’epoca della duplicazione, posso ritenermi fiero di essere il primo ad aver dato un’altra funzione alla tecnica di stampa e dunque ad aver sconfitto la massificazione. E’ stata un’impresa gigantesca. Questa è la mia più grande vittoria”. Forse, si potrebbe aggiungere, il suo più grande lascito.





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