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Bianco e Valente, Gam di Gallarate, Varese
Data: 20.03.2008

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Vai all'evento: Bianco-Valente - Visibile Invisibile. Opere video e ambienti 1995-2008

Vai alla sede: MAGa - Museo d’Arte di Gallarate

Gli artisti correlati: Bianco - Valente


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Si è portati a pensare alla tecnologia come ad un medium “freddo”. Ma non è sempre così. Lo dimostrano ormai da tredici anni
Giovanna Bianco e Pino Valente, coppia nella vita e nell’arte, ideatori di video installazioni, video-ambienti sonori e interattivi, fotografie. Sì, perché nei lavori di Bianco-Valente il mezzo viene piegato al bisogno di infondere significati poetici, indagando attraverso di esso i fenomeni legati alla percezione, alla memoria e al ricordo, simboleggiando l’incontro e la relazione tra le persone e le cose, in una scansione del tempo non più lineare.

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Cromia innaturale applicata ai paesaggi naturali (i cosiddetti “mindscapes”), visioni distorte e sfuocate, mosse o a bassa risoluzione che “alterano la concezione del mezzo per accentuare l’imprendibilità della visione” (scrive Emma Zanella, curatrice della mostra alla Gam insieme a Vittoria Broggini). In questo modo Bianco-Valente utilizzano il mezzo che si frappone tra l’occhio e la realtà ripresa, medium che non si vuole nascondere né rendere imparziale, dando vita ad immagini che, prima di farsi narrazione, trasmettono all’osservatore una forte emozione.
Ed ha una straordinaria forza emotiva la nuova opera ospitata alla Gam di Gallarate, in occasione della personale dedicata ai due artisti: è l’opera ambientale The Effort to Recompose my Complexity (2008), esposta nella sua prima fase presso la Galleria Contemporaneo di Mestre ma creata appositamente per la galleria gallaratese, e che verrà presentata al MiArt presso il proprio stand. L’opera – una videoinstallazione composta da proiezioni, disegni digitali e schizzi a matita su muro – è una metafora della complessità interiore dell’artista e la rappresentazione delle molteplici possibilità di relazione tra le cose. Un’opera emblematica, che entrerà a far parte della collezione permanete della Gam, museo civico che si profila come un interessante luogo di ricerca e di sostegno per gli artisti contemporanei.

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I Should Learn from you


Lungo l’esposizione, i video-ambienti presentano suoni e immagini che si integrano e conducono l’osservatore in una dimensione mentale, attraverso immagini generate dalla ripresa di luoghi spesso naturali. Viene messa in discussione la narrazione lineare propria del mezzo cinematografico, “sottolineando gli stacchi da un’immagine all’altra, ponendo l’accento sui tagli, le pause e i neri, i cambi di piano e di dimensione” (Vittoria Broggini).
Il mezzo quindi non funge più solo come prolungamento dell’occhio, ma come strumento per generare nuovi scenari mentali e percettivi. Un buon matrimonio tra tecnologia ed arte che dà vita a forti emozioni.





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