ArtKey Magazine | ArticoloBacon, Palazzo Reale, Milano
Autore: Guia Cortassa
Data: 25.03.2008
Vai all'evento: Francis Bacon Vai alla sede: Palazzo Reale Gli artisti correlati: Francis Bacon Quando Francis Bacon morì, nel 1992, si trovava a Madrid, ottantaduenne, per poter ancora una volta godere della vista del suo pittore preferito: Diego Velasquez. In Italia, l'ultima presenza dell'artista irlandese è del 1993, quando, faticosamente, Rudy Chiappini, incitato da Giovanni Testori, riuscì ad organizzarne un retrospettiva a Venezia, nello stesso momento in cui in Italia veniva pubblicata la grande raccolta di interviste al pittore di David Sylvester. A quindici anni di distanza lo stesso editore e lo stesso curatore riportano a Milano l'arte di Francis Bacon, in una mostra intima e sconvolgente, che rispecchia appieno la personalità controversa del pittore. ![]() Francis Bacon (1909-1992), Sphinx (1954), Olio su tela; 151x116 cm; Aichi, Toyota Municipal Museum of Art Un'esposizione equilibrata e coerente, che riesce con un congruo numero di opere a presentare interamente il percorso artistico del Britannico. La stanza che accoglie i visitatori, con la proiezione a trecentosessanta gradi di immagini scattate nello studio del pittore, fa sì che si ci possa subito immedesimare nello spirito creativo e caotico dell'artista, genio che riuscì a tramutare la pittura espressionista, in grande figurazione astratta – definizione che potrebbe apparire come una contraddizione in termini, ma che riesce perfettamente a racchiudere l'immaginario baconiano. Nelle sale sfilano tutti i grandi temi cari al pittore, dalla passione viscerale per Velasquez, che lo ispira nella lunga serie dei Papi, ai ritratti, immagini di un'umanità isolata, decontestualizzata e inscatolata, che rappresentano la persona senza essere illustrazione. Il vetro, presente su tutte le opere, è fortemente voluto dall'artista, proprio per mettere in diaframma tra la rappresentazione e la realtà, tra quadro e spettatore, chiamato a mettere da parte la sospensione dell'incredulità, per osservare dall'esterno la figura. Il pittore stesso affermava “Senza un vero soggetto che ti prenda e ti divori l'anima, si ricade nella decorazione”. La dismorfofobia dell'uomo non trova scampo nelle raffigurazioni di Francis Bacon; per lui, la deformazione registra l'apparenza. Così, al contrario di ciò che predicava John Donne, ogni uomo diventa un'isola, una solitudine in mezzo a mille altre, un'anima persa nell'atrocità dell'incomunicabilità. ![]() Francis Bacon (1909-1992), Three Studies of Henrietta Moraes (1966), olio su tela; 35,5x50 (ciascuno); collezione privata, courtesy Sotheby's Bacon l'intellettuale, colto e preparato, capace di parlare di temi universali come il senso della vita e la morte con la stessa tranquillità con cui un uomo comune racconterebbe un aneddoto banale al pub, è immortalato in un video, proiettato proprio a metà del percorso espositivo. La sua voce è come magnetica, impossibile distogliere l'attenzione dallo schermo fino a quando il nero non annuncia la fine della registrazione. Sono i Trittici ad accompagnare i visitatori verso la fine della mostra. Visioni stereoscopiche della condizione esistenziale, icone dell'umanità moderna e contemporanea; solenni, senza religiosità alcuna, ma portatrici della lotta quotidiana dell'umanità. Un percorso intenso, forte, a tratti sconvolgente, che attraversa la vita di un grande Uomo della storia dell'arte contemporanea. Da vivere, non solo da guardare. In copertina: Francis Bacon davanti al suo dipinto Triptych, 1976 nella Galeria Georges Bernard © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS © Estate of Francis Bacon / DACS, London |
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