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Peter Fischli e David Weiss a Palazzo Litta
Autore: Giulia Brivio
Data: 01.03.2008

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Am I my soul’s sleeping bag? / Io sono il sacco a pelo della mia anima?


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Blume_1_39: Peter Fischli / David Weiss Fiori 1997/98 C-print © Peter Fischli / David Weiss. Courtesy Galerie Eva Presenhuber, Zurigo.


Re-inventare. Prendere la realtà e scomporla per poi rimettere insieme i pezzi di un puzzle diverso. Re-inventare per scoprire un mondo nuovo.
La prima retrospettiva italiana dedicata a Peter Fischli e David Weiss a Palazzo Litta di Milano è stata curata secondo questo principio, che è una costante del lavoro dei due artisti svizzeri. La mostra Altri fiori e altre domande, presentata dalla Fondazione Nicola Trussardi, a cura di Bice Curiger, Vicente Todolí e Massimiliano Gioni - direttore artistico della Fondazione - è infatti una re-invenzione della retrospettiva di Fischli&Weiss presso la Tate Modern di Londra, conclusa a gennaio del 2007, riproposta presso la Deichtorhallen di Amburgo e la Kunsthalle di Zurigo.
Sono stati raccolti lavori inediti e più di 40 opere storiche, mescolati in un ordine tutt’altro che cronologico, perché sono stati gli artisti stessi a decidere lo sviluppo del percorso espositivo. Come consuetudine della Fondazione Trussardi è stata scelta una sede particolare, un luogo significativo per il tessuto metropolitano milanese, in assonanza con il lavoro degli artisti presentati. Dunque, come lo erano stati la quercia di Piazza XIV Maggio per i bambini impiccati di Maurizio Cattelan, o la Galleria Vittorio Emanuele per la roulotte che sprofonda nelle sabbie mobili di Elmgreen & Dragset, ma anche l’Arena Civica per Pawel Althamer e il deposito ferroviario di Porta Genova per il bianchissimo zoo di Paola Pivi, Palazzo Litta ora accoglie e impreziosisce il mood delle opere di Fischli&Weiss; testimonianza che non è necessario creare scandali per attirare l’attenzione dei cittadini su un edificio scarsamente valutato e visitato, come successo l’estate scorsa a Palazzo della Ragione con la mostra curata da Vittorio Sgarbi, ma è sufficiente fare scelta di qualità per porre sotto le luci dei riflettori uno dei tesori di Milano.
Sono le prime occasioni in cui Palazzo Litta si apre all’arte contemporanea, dopo la presentazione di alcune opere di Lucio Fontana, e questo è il primo evento così strettamente contemporaneo. I due artisti, che vivono e lavorano a Zurigo, hanno già raggiunto una fama internazionale (Peter Fischli è nato nel 1952 e David Weiss nel 1946) e sono attivi ai livelli più alti del circuito dell’arte contemporanea dopo aver vinto il premio europeo Roswitha Haftmann nel 2006 e essere stati insigniti del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2003; dopo aver esposto in mostre personali nei musei più prestigiosi e nelle istituzioni più importanti del mondo tra cui il Museum Ludwig di Colonia, il MACBA di Barcellona, il Museé d’Art Moderne de la Ville de Paris di Parigi, il San Francisco Museum of Contemporary Art di San Francisco, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e dopo aver partecipato a collettive in spazi come il Guggenheim Museum di New York, il Centre Georges Pompidou di Parigi e il Walker Art Center di Minneapolis. Feaver William scrive su ArtNews di febbraio 2007: “Fischli & Weiss sono probabilmente la cosa migliore accaduta nell’arte svizzera dopo Alberto Giacometti”.

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Wurst_06: Peter Fischli / David Weiss Nel negozio di tappeti (dalla serie: Fotografie di Salsicce) 1979 Fotografia © Peter Fischli / David Weiss. Courtesy Galerie Eva Presenhuber, Zurigo.

Tra normalità e straordinario, il percorso espositivo di Altri fiori altre domande si insinua nelle stanze del piano nobile di Palazzo Litta. Definita dai curatori più una “introspettiva” che una retrospettiva, la mostra è capace di toccare in profondità l’anima del lavoro dei due artisti che scoprono la bellezza degli oggetti banali d’uso quotidiano con ironia e poesia allo stesso tempo. Le stanze in cui è allestita la mostra fanno parte, insieme al grande cortile d’onore, del nucleo originario seicentesco di Palazzo Litta, che venne costruito tra 1642 e 1648 da Francesco Maria Richini per il conte Bartolomeo Arese. Passato poi ai Visconti e in seguito ai Borromeo, fu infine della nobile famiglia dei Litta, che commissionarono nei decenni a cavallo della metà del XVIII secolo, quando ormai la città era passata sotto il dominio austriaco, gli interventi principali che completarono e trasformarono il corpo nobile dell’edificio e che oggi gli conferiscono la splendida veste barocca. La decorazione pittorica fu affidata alla bottega di Giovanni Antonio Cucchi, esponente del rococò lombardo e le sale furono arredate da sontuose e imponenti specchiere, boiserie intagliate e mobili dorati. In questa perfetta testimonianza del barocchetto lombardo, si infiltrano le opere dei due artisti svizzeri, creando un nuovo scenario dal quale si può comunque sentire la voce del passato regale dell’edificio. Quello di Fischli&Weiss è un mondo a parte come quello che prendeva vita nelle stanze di Palazzo Litta, fu infatti teatro di memorabili ricevimenti in onore dei reali spagnoli, di Teresa d’Austria, di Eugenio Beauharnais e addirittura di Napoleone, ma fu anche luogo con diritto di asilo, al suo interno nessuno poteva essere arrestato senza il consenso del potente conte. Una dimensione spazio-temporale con regole e leggi diverse da ciò che la circondava, cioè il centro vitale di una città potente come Milano, sicuramente un contesto emblematico per il lavoro dei due artisti.

Fischli&Weiss raggiunsero la notorietà sin dal primo lavoro realizzato insieme nel 1979 The Sausage Photographs, dove le città, le scene urbane di incidenti stradali o gli incontri tra passanti sono realizzate con fette di prosciutto cotto, mortadella, salami e salsicce. Comicità e visionarietà sin dall’inizio. Questi paesaggi di salumi posso ricordare alcune opere recenti di Dennis Oppenheim come Pissing Lake, dove alcune casette con la lingua al posto della porta d’ingresso si affacciano su un laghetto circolare di urina, con allusioni ai quartieri residenziali suburbani americani. Sempre evitando la spettacolarità, gli artisti ricercano atmosfere oniriche personali e acute nell’analizzare e criticare la società attuale.

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Peter Fischli / David Weiss
Airport [Rio - Air France]
1989
C-print
48 7/8 x 73 inches


Appartengono all’inizio della loro lunga collaborazione anche i due filmati in cui agli artisti sono travestiti da orso e da topo, come due maschere di Disneyland: The Least Resistance (1980/81) e The Right Way (1982/83). Il primo è ambientato a Los Angeles, dove vivevano gli artisti in quegli anni. Nel secondo i due animali si avventurano tra boschi e montagne dove, seduti intorno al fuoco, sopra un mare di nuvole vaporose e nella penombra del tramonto, suonano lunghi corni intagliati nel legno su un sottofondo di percussioni, come un rituale in onore della dea natura ma anche un concerto goffo di due ubriachi travestiti da orso e topo, pensando alla loro vena ironica e beffarda! Può sembrare di rivedere alcuni paesaggi dipinti dai pittori romantici tedeschi alla ricerca del sublime, come Caspar David Friedrich ne Il viandante nella nebbia o La coppia che osserva la luna e soprattutto ne Le scogliere di Rugen del 1818, anche se l’eroe romantico che si fa minuscolo di fronte alla grandezza drammatica della natura è stato trasformato in un pupazzo di pelouche.
L’interesse per il paesaggio ritorna in Visible World (1987-2000), una serie di più di tremila immagini scattate dai due artisti nei panni di turisti in viaggio nel mondo visibile. L’indagine prende spunto dalla fotografia concettuale degli anni Settanta e tende a svelare i limiti della macchina fotografica che imprime le immagini bidimensionalmente, solo in superficie, dove però i paesaggi con tramonti, cime innevate e vedute spettacolari “da cartolina”, pur nella loro piatta consistenza, evocano una bellezza superiore, un vago sentore di sublime. Anche da un punto di vista della scelta del soggetto, seppur stilisticamente differenti, i pittori romantici raffiguravano il paesaggio per renderlo fantastico, per andare in profondità così come i due artisti cercano nell’osservazione del quotidiano qualcosa di più vero e di inosservato, cercano di andare oltre.
Ed ecco che in Sewer Workers, piccola scultura in gomma, Fischli&Weiss si autoritraggono. Due operai osservano il tombino in cui stanno inserendo una pompa per spurgo, con un camion cisterna pronto a raccoglierne il contenuto: l’artista va oltre quello che sta in superficie, guarda nelle fognature, dove scorre la realtà senza false sembianze e la raccoglie per riproporla nuovamente.
La gomma è un materiale a cui i due artisti sono molto affezionati, la usano per sculture iper-realistiche o deformate in un inquietante monocromo nero. Non si tratta di oggetti pop “plasticosi”, ingranditi alla Oldenburg, ma di reperti della realtà stravolti dalla produzione di massa, industriale e ammiccanti al feticismo sessuale, per cui perdono la loro familiarità e diventano bizzarre evocazioni dell’oggetto. Dall’iperrealismo americano anni Settanta i pezzi di realtà sono resi quasi extraterrestri per l’assenza di colore e gli effetti di gravità impressi sulla materia. Stranianti e affascinanti come le installazioni dell’artista belga Hans Op de Beeck (1969), realizzate completamente in carta nera impolverata; togliendo il colore solito o la consistenza, modificando la pesantezza dell’oggetto, lo si trasforma in qualcosa di completamente diverso, alieno, oltre il tempo. Fischli&Weiss amano mettere in dubbio la veridicità della realtà, con i lavori in poliuretano non applicano decontestualizzazioni duchampiane bensì contestualizzazione di situazioni reali; senza l’urinatoio di Marcel Duchamp, mostrano la realtà prendendone gli aspetti più comuni, senza enfasi, senza l’eroismo dell’essere artisti onnipotenti per cui ciò che si realizza è per forza arte. Si contestualizza una possibile bellezza perché espressione di un quotidiano visto con occhi diversi, a volte divertiti altri da turista.

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Peter Fischli / David Weiss The Way Things Go 1986/87 Still da video Riprese di: Pio Corradi © Peter Fischli / David Weiss. Courtesy Galerie Eva Presenhuber, Zurigo.

Possono sembrare ready-made gli Equilibres / Quiet Afternoon del 1984, ma sono lavori basati sull’estrema contingenza, perché stanno per crollare a terra e solo in questo attimo sono. Bottiglie, scarpe, sedie, cose comuni, impilati in equilibrio precario, afferma Fischli: “Abbiamo scoperto che potevamo lasciare tutte le decisioni formali all’equilibrio stesso. Apparentemente non c’era altro modo di fare meglio o peggio, ma solamente correttamente”. Assemblaggi ripresi nel 2006-2007 dal giovane concittadino David Renggli (1974) nelle sue lampade fantastiche e ironiche.
Un’arte fortemente oggettuale quella di Fischli&Weiss, che si interroga sulle leggi della fisica e della chimica, chiedendosi se la consequenzialità degli eventi è un percorso obbligato. Questo è espresso in The Way Things Go (1986-87), video che riprende una serie di oggetti che si muovono e rotolano grazie a una serie di reazioni a catena: sbuffi di vapore, sfruttamento della forza di gravità e del sistema dei vasi comunicanti.
Dalla realtà fisica al miraggio, con la tecnica dei détournements, con lo stupore e la meraviglia, gli artisti rappresentano il mondo tra incanto e disincanto.
In An Unsettled Work (2000-06) rappresentano il giro del mondo in migliaia di immagini che si confondono e si intrecciano una con l’altra, rimescolando scala e prospettiva in fotografie ipnotiche, psichedeliche e visionarie, come Surrli, del 1986, una doppia proiezione in dissolvenza di 162 diapositive. Il carattere psichedelico appartiene soprattutto a David Weiss che nel 1967 si trasferì a Los Angeles per conoscere da vicino la cultura Hippie. Solo nel 1977, negli Stati Uniti, Peter incontrò David. Il passato di Fischli era sicuramente diverso, figlio di un architetto della Bauhaus, diplomato alla Kunstgewerbeschule di Zurigo e di Basilea, ma le diverse attitudini si combinarono con naturalezza due anni più tardi in un’indissolubile collaborazione.
Gli artisti a volte si perdono tra il gioco e l’assurdo abbandonando la realtà, come accade nel teatro dell’assurdo, dove per svelare i meccanismi interrotti, le abitudini malsane della contemporaneità e forse il non-senso della vita, si ripetono azioni grottesche e prive di consequenzialità logica, evitando la spettacolarità che è solo forzatamente parte della vita di tutti i giorni, a causa dei mass media. Sembrano avere lo sguardo di un bimbo, innocente e inconsapevole, che si rivela poi come la lingua del fool, del giullare di corte che, come insegna William Shakespeare, scopre sempre la verità. Rovescia il mondo per capirne la vera forma.
Altre volte ritornano con i piedi per terra, in Suddenly this Overview, del 1981, presentata per la prima volta in Italia in occasione di Altri fiori e altre domande, il duo riscrive gli eventi cruciali della storia dell’uomo in una sequenza di più di novanta piccole scene di creta: dalla scoperta del teorema di Pitagora alla nascita di Albert Einstein, dalle rivelazioni di Galileo Galilei all’assassinio di John F. Kennedy, dal terrore per la proiezione del primo film dei fratelli Lumière alla soddisfazione dei Rolling Stones dopo aver composto uno dei loro più celebrati capolavori, parti di vita che la storia ufficiale non racconta.

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Peter Fischli / David Weiss Ben educato (dalla serie: Un pomeriggio tranquillo) 1984 Fotografia © Peter Fischli / David Weiss. Courtesy Galerie Eva Presenhuber, Zurigo.

Reali sono fiori e i funghi ritratti nelle celebri serie fotografiche, per sottolineare l’attenzione ai dati formali, ai colori e alle linee. Soggetti davvero diversi eppure ritratti con la stessa perseveranza enciclopedica, provenienti da un mondo naturale, di bellezza classica, anche se contaminata da sovrapposizioni oppure dall’universo industriale globalizzato.
L’indagine fotografica del reale sconfina anche paradossalmente nell’immaginario fantastico della cartellonistica e delle insegne dei luna-park, dei piccoli negozi lungo la strada, dei furgoni parcheggiati accanto a casa, con tributi a Ed Ruscha e John Baldessari. La serie Fotografias del 2004-2005 ritrae immagini già esistenti in una sorta di storyboard di volti e paesaggi fantastici, che sembrano ibridazioni tra le illustrazioni delle saghe nordiche e i cartoni animati, ma completamente trasfigurate dalla tecnica di rappresentazione: le immagini sono fotografate con forte sottoesposizione, su carta colore, ma in bianco e nero, ottenendo un effetto drammatico da film di Tim Burton, con vaghe reminiscenze all’iconografia surrealista tedesca di Max Ernst. Fischli&Weiss appartengono a una post-avanguardia che, come il Surrealismo, cattura l’essenza della realtà trasfigurandola in un universo inconscio, che però non ha più bisogno di essere tale, ma è ricondotto all’iconografia del reale, per non navigare inconsciamente nella quotidianità. Inventano tattiche, usando il lessico dello storico Michel de Certeau, per crearsi i propri spazi negli ambienti imposti dalle istituzioni, dalla società, cioè negli ambienti strategici del quotidiano, per poi trovare un proprio percorso, originale e unico. De Certeau ne L’invenzione del quotidiano scrisse: “L'uomo comune, senza qualità, dimostra un'insospettabile capacità di inventare il quotidiano grazie ad arti pratiche e a tattiche di resistenza, mediante le quali elude i vincoli dell'ordine sociale e fa un uso imprevedibile dei prodotti che gli vengono imposti”.

Fischli & Weiss sognano a occhi aperti, per cui quello che si vede è una fusione di realtà sovrapposte come in altri fiori e altre domande, ma quali? Le Questions (2002-03), le domande scritte a mano in quattro lingue differenti, che ricercano il punto di contatto tra la filosofia più profonda e il ridicolo più leggero.
“Dovrei andare in una altra città e affittare un appartamento sotto falso nome?”
“Mi troverà la felicità?”
“Io sono il sacco a pelo della mia anima?”


In copertina:
Peter Fischli / David Weiss
Untitled
1997-98
Inkjet print
Image: 26 x 39 inches; 66 x 99 cm
Sheet: 29 1/8 x 42 1/8 inches; 74 x 107 cm







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