ArtKey Magazine | ArticoloYael Bartana, Galleria Cortese, Milano
Autore: Guia Cortassa
Data: 08.10.2008
Vai all'evento: Yael Bartana - Mary Koszmary Vai alla sede: Galleria Raffaella Cortese Gli artisti correlati: Yael Bartana “La politica non è una scienza, come molti signori professori s'immaginano, ma un'arte” Otto Von Bismarck ![]() Still da video - parte prima. Yael Bartana Jews Return Jews Return Jews Return 2008 Vivera ink/ photo mate paper 80x48 cm each Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano Come si fa, nel mondo contemporaneo, a ricordarsi che la politica è fatta anche di una pars costruens, quando, ormai, agisce solo con attacchi, accuse e scandali? La risposta a questo quesito Yael Bartana la propone con Mary Koszmary, il video presentato per la sua personale alla Galleria Cortese. Si parla di perdita, nell'intenso speech di Slawomir Sierakowski, intellettuale della sinistra polacca e protagonista dell'opera dell'artista israeliana. Perdita, come quella della deportazione nazista degli ebrei polacchi, che ha decimato la popolazione, causando 3 milioni di vittime, un decimo degli abitanti del paese. Perdita, che deve servire da nuovo inizio alla società, che faccia da monito alle nuove generazioni, che agisca come spinta alla ricostruzione di una nuova società in una nazione dal passato difficile, costellato di invasioni e dittature, di rinascite e cadute, ancora in cerca di un'identità. Sierakowski si rivolge ai suoi connazionali ebrei, li invita a ritornare a casa, per poter fare della Polonia una nuova Terra Promessa, per poter ricominciare; li invita a rimanere uniti e a porre le basi della nuova Nazione, a superare il passato per riuscire a vivere un futuro migliore. I suoi toni sono di speranza, la speranza che l'incubo, koszmary, possa trasformarsi nel sogno, mary, di un nuovo inizio. Ma bastano pochi secondi davanti al video, per capire che l'accorato discorso del politico è destinato a rimanere un'utopia: quando il primo piano si allarga, diventa subito chiaro che il grande stadio in cui si sta svolgendo il comizio non solo è vuoto, ma addirittura abbandonato, invaso dall'erba incolta, con i gradini in rovina; ma quando gli ideali sono forti, neanche la completa sordità del mondo basta a farli crollare: il nuovo deve avanzare. Ed ecco allora, alle spalle dell'oratore, un gruppo di bambini, che con polvere di gesso bianca, compone sull'erba una frase emblematica, da assumere come dichiarazione programmatica “3,300,000 jews can change the life of 40,000,000 Poles”: tre milioni di ebrei possono cambiare la vita di quaranta milioni di polacchi. Non dimenticare, ma ricostruire “Instead if identical, let us become one”, afferma il politico: invece che identici, diventiamo unici. Un monito contro la globalizzazione, l'internazionalizzazione, l'europeismo e l'appiattimento culturale. È l'identità da ricercare, non l'omologazione. La demagogia del monologo perde la sua vacuità davanti al giovane uditorio, simbolo della rinascita culturale e politica del paese. ![]() Still da video - parte seconda. Yael Bartana Jews Return Jews Return Jews Return 2008 Vivera ink/ photo mate paper 80x48 cm each Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano Yael Bartana porta avanti con forza il suo lavoro di analisi e risoluzione dei conflitti, colpendo nel segno; liberandosi delle sovrastrutture e degli artifici tipici dei prodotti artistici, ritrovando la parte costruttiva del discorso sociale, mettendo lo spettatore davanti alla possibilità di soluzione del problema, portata dalla partecipazione all'opera di un vero protagonista del dibattito. Non è più art for art's sake, ma art for life's sake. In copertina: Mary Koszmary, 2007 DVD/Colour/Sound Duration: 10.50 min Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano Annet Gelink, Amsterdam Produced by Hermes, Paris and Foksal gallery foundation, Warsaw |
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