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FLASH DAI PHOTO-FESTIVAL
Data: 05.11.2008

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FLASH DAI PHOTO-FESTIVAL

Il grande interesse verso la fotografia continua a essere uno stimolo costante nel mondo dell'arte. Ovunque si Moltiplicano premi, esposizioni e rassegne internazionali. A partire dal famoso Paris Photo fino alla prossima Biennale Internazionale di Fotografia di Milano il messaggio comune risulta unico e ambizioso: celebrare la fotografia come mezzo di indagine dell'uomo, della società, della vita stessa.
 
Tutto nacque alla fine del XVIII secolo, dai primi esperimenti di azione della luce sul cloruro d’argento. Se Thomas Wedgwood ottiene immagini per contatto ma non riesce a fissarle, Joseph Nicéphore Niepce è il primo ad ottenere un’immagine con lastre di metallo ricoperto di bitume di giudea, Louis-Jacques-Mandé Daguerre inventa il dagherrotipo e William Henry Fox Talbot ottiene le prime negative su carta. A distanza di circa centosettantanni da quelle scoperte, la fotografia non ha perso ancora il suo fascino ed è sopravvissuta più o meno indenne all’era digitale. E se nuove identificazioni fanno valutare milioni di sterline quella che potrebbe essere la prima fotografia della storia (la foto brunita di una foglia, firmata W, attribuita prima ad anonimo e venduta all’asta da Sotheby’s di Londra nel 1984 per seimila sterline. È stata poi attribuita a Talbot, per un valore di centomila dollari, ma secondo Larry Schaaf, esperto di Talbot, che ne ha negato la paternità, appoggiato da Chris Mahoney del Photography Department di Sotheby’s, sarebbe una delle prime immagini di Thomas Wedgwood), esposizioni, concorsi e rassegne dedicate alla fotografia invadono la penisola.
Ad iniziare dalla Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia dal titolo “In qualche parte del mondo”, dislocata in più sedi, al Museo di Santa Giulia, al piccolo e grande Miglio in Castello, SS. Filippo e Giacomo, al Museo Ken Damy e allo Spazio Clerici per l’arte contemporanea, oltre in numerose gallerie private. Il tema del viaggio scorre attraverso le immagini trasognate della fotografia dell’Ottocento, dal Perù vintage di Martin Chambi fino alle visioni contemporanee di Gabriele Basilico, Simon Norfolk, Philippe Chancel e Franco Fontana. Una grande sala è dedicata al paesaggio americano, con le immagini di Jeff Dunas, Mario Vidor e Wim Wenders. Non mancano Vanessa Beecroft e Robert Gligorov.
Il tempo è stato invece il protagonista della prima edizione della Biennale di video e fotografia contemporanea di Alessandria, con oltre centoquaranta artisti nazionali e internazionali, tra i quali Shirin Neshat, Orlan, Cartier-Bresson, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Luigi Ghirri, Robert Doisneau, gli Aes+F, Regina José Galindo, Nobuyoshi Araki, Ken Damy, Francesca Woodman, Anton Corbijn e Barbara La Ragione. Le sezioni erano Strategie di elusione, una kermesse di video dei maggiori artisti italiani, Il tempo dell’uomo e il tempo di Dio, Il mito della bellezza eterna, La sezione giovani con opere di artisti under 32 e Histoire du temps, in onore alla nazione ospitata, la Francia.
La capitale ha concluso a maggio il FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma, incentrato sul quotidiano, passando dalle immagini sfocate e assorte di Leonie Purchas alle impressioni retiniche dei passanti di Rossella Bellusci. Tra i fin troppi eventi collaterali si sono distinti i giochi ottici di Jeff Jacobson, la collettiva I bought me a cat e i non luoghi di Marie Sjoberg, oltre alle visioni esplose di Gabriele Coi, gli scenari delittuosi di Cristiano Berti, gli oggetti di Alberto Di Cesare e il progetto di Claudia Ferri iniziato nel 2005 e portato avanti con la videocamera del cellulare.
È stato poi il momento del Padova Aprile Fotografia con la rassegna “Passaggi / Paesaggi 2”; uno spazio è stato riservato alla fotografia come documentazione artistica, proponendo gli scatti performativi di Joseph Beuys. È questo doppia essenza di personalismo ed oggettività la chiave di volta del mezzo fotografico che, salutato con favore dagli artisti del XIX secolo per la sua possibilità di riprodurre fedelmente il vero, si è dibattuto fin dalla nascita tra il desiderio estetico e la necessità del reale. Con il tema “Umano troppo umano” il Fotografia Europea Reggio Emilia 2008, ha incrociato i due aspetti, incentrando sul corpo le sue riflessioni, a metà tra erotismo e virtuale, passando per le vie della performance; attraverso gli scatti storici di Raoul Hausmann, Edward Steichen e Wols, i nudi di Paolo Gioli, gli enigmi di Nicola Vinci e le acrobazie di Aneta Grzeszykowska.
E se Torino quest’anno è la capitale mondiale del design, non ha tralasciato il mezzo fotografico inaugurando il primo Turin Photo Festival, rassegna internazionale che ha assorbito la fotografia nel contesto urbano, dividendola in sezioni: design, sociale, femminile e territorio (con annesso concorso fotografico). Si è conclusa anche la prima edizione di ArtèFoto, il primo Festival Nazionale di Fotogiornalismo della Provincia di Ancona, che ha ambito ad essere una sorta di risposta italiana al francese Visa pour l’image di Perpignan, arrivato alla ventesima edizione.
Così come il Premio della qualità creativa in fotografia professionale, indetto dall’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual, si è rifatto al francese Sony World Photography Awards (tenutosi per la prima volta a Cannes nel mese di aprile, tra i vincitori ha premiato anche gli italiani Giacomo Brunelli, per la fotografia naturalistica e Fabrizio Cestari per l’advertising).
L’interesse per la fotografia investe anche l’estero: la Tate Modern di Londra ha proposto Street & Studio, ritratti fotografici internazionali presi da interni o da strada e il MoMA di New York, che ha una programmazione fissa dedicata alla fotografia, a settembre espone le immagini di Josephine Meckseper e Mikhael Subotzky.
Internazionale il Festival Triennale di Fotografia Backlight 08, organizzato dal Photographic Centre Nykyaika di Tampere in Finlandia, con la collaborazione di svariate sedi europee, il Fluss Nö Initiative für Foto- und Medienkunst di Wolkersdorf, Austria, la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, il Lodz Art Center in Polonia e il Northern Photographic Centre di Oulu, Finlandia. Dal 13 al 16 novembre sarà invece la volta del famoso Paris Photo che, dopo l’Italia, avrà come ospite d’onore il Giappone, con i grandi maestri della foto giapponese, da Shoji Ueda a Ihei Kimura, Masahisa Fukase, Eikoh Hosoe, Shomei Tomatsu, fino ai contemporanei Hiroshi Sugimoto, Nobuyoshi Araki, Daido Moriyama, Naoya Hatakeyama. Tra le ottantacinque gallerie presenti vi saranno le italiane Guido Costa Projects e Brancolini Grimaldi; è prevista anche la quinta edizione del premio BMW Paris Photo.
Dopo le personali di Roger Ballen da Guido Costa a Torino, di Mona Kuhn alla Jarach Gallery di Venezia e il Festival Sestri Levante - Una Penisola di Luce, sotto la direzione artistica di Lanfranco Colombo, fautore della prima galleria in Europa dedicata alla fotografia, il 13 dicembre la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena presenterà la nuova Collezione di Fotografia Contemporanea, curata da Filippo Maggia. «L’immediatezza, il carattere universale e trans-generazionale che fanno delle immagini un privilegiato veicolo di comunicazione, rendono la fotografia, così come i video e i film d’artista, ancora più significativi e la loro valenza artistica ancor più netta, trasparente e attuale, sottolineando al contempo la centralità dell’uomo, artefice e al tempo stesso attore principale di questa infinita rappresentazione», recita il comunicato stampa motivando la collezione e la sua strutturazione per aree geografiche, che comprendono Estremo Oriente, Giappone, Cina, Corea, Malesia, Taiwan e Thailandia.
Nel 2009 sarà invece Milano la protagonista della prima Biennale Internazionale di Fotografia, diretta da Walter Guadagnino su iniziativa della Fondazione Triennale e 24 ORE Motta Cultura. Non solo, festival più o meno noti si sono succeduti in tutta Italia, da Marghera a Seravezza, da Orvieto a Pesaro, passando per la Toscana. In un continuo scambio di fotografia documentativa e arte contemporanea, come nella Collezione Cotroneo che, dopo la mostra al Museo Carlo Bilotti di Roma e alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi, parteciperà al Festival di Madrid e a quello di Guadalajara. Le ragioni di tanto interesse rientrano senz’altro in quel processo di recupero dell’immagine che investe l’arte contemporanea ma seppure è vero che “mettere in prospettiva” era esigenza degli artisti fin dal Quattrocento vanno anche tenute in considerazione le facili glorie dell’invito “You press the button, we do the rest” lanciato dalla Kodak di George Eastman nel 1888. Ritocco, doppia esposizione e fotomontaggio hanno diviso i fautori della fotografia come documento del reale da quelli che la intendono quale strumento per migliorare la visione artistica, secondo un dilemma sulle sue intenzioni finora mai concluso. E se nel 1858 Henry Peach Robinson sconvolse la critica con l’immagine “Fading Away”, ritratto di una giovane ragazza sul letto di morte circondata dai parenti, ritenuta non opportuna a causa del soggetto drammatico, oggi vengono accolte con interesse le fotografie ormai storicizzate di mafia scattate da Letizia Battaglia. Come nella Straight Photography statunitense, sempre più spesso i fotografi scendono in strada per fermare gli istanti di vita quotidiana; di rado però si attua quell’incantesimo tra il sé e l’oggetto e più volte si concretizza lo slogan, evolutosi nell’era digitale della Canon, “Welcome to the playground”.

Articolo pubblicato su ArtKey n.6
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