ArtKey Magazine | ArticoloMy Berlin.art Psychogeography
Autore: Tatiana Bazzichelli
Data: 20.03.2005
La piscogeografia è letteralmente “lo studio degli effetti dell'ambientazione spaziale nelle emozioni e comportamento degli individui”, come si legge in Situazioniste Internationale No.1 (1958). Le origini precise della psicogeografia sono sconosciute, ma attualmente è una pratica nomade diffusa soprattutto in Occidente e propria di gruppi, associazioni e a volte di singli individui. Diverse sono le associazioni più consociute, come in UK la London Psychogeographical Association, la Manchester Area Psychogeographic, la Greenwich Psychogeographical Order e, negli USA, la New York Psychogeographical Association, la Washington Psychogeography Association, la Brooklyn Psychogeographical Association, ecc. [1]. Nel corso degli anni ci sono state diverse varianti della pratica psicogeografica, come la Debordiana, la Generativa, l'Algoritmica e la Quantum, basate sul codice di programmazione generativo. È proprio in quest'ultima area di sperimentazione della psicogeografia che si colloca il progetto dell'olandese Wilfried Hou Jebek, che ha vinto il premio per la categoria Software Art per il Festival Transmediale 2004 di Berlino con il progetto .WALK [2] a cura di Socialfiction.org [3]. Camminare (walk, in inglese) è il miglior modo per sperimentare la propria relazione con l'ambiente circostante, ma come rendere “il camminare” qualcosa di attivo e non semplicemente uno dei tanti modi di essere spettatore? Da questo interrogativo, è nato uno dei progetti più interessanti nel panorama attuale della software art (e della psicogeografia come pratica d'arte). Wilfried ha realizzato un algoritmo generativo (generative algorithm), che ricorda molto alcune pratiche Fluxus, la neoavanguardia degli anni '60: first street right – prima strada a destra second street left – seconda strada a sinistra first street left – prima strada a sinistra repeat – ripetere L'artista dimostra che seguendo queste istruzioni non si dovrebbe mai incontrare ostacoli ed è possibile immergersi nella propria deriva psicogeografica “generativa”, vivendo allo stesso tempo la libertà del camminare e il vincolo di seguire i comandi di una macchina. Impersonificando uno degli output generati dal codice di programmazione, si esperisce la sensazione del chaos, come in un “city-space cut-up”. Ancora più interessante, è la definizione di questo script data da Socialfiction, arrivando a coniare il termine di “Open Source Psychogeography”. Una definizione che si adatta completamente all'idea di una psicogeografia aperta, contaminante e contaminata, a differenza di quella molto più dogmatica proposta dagli stessi situazionisti, la cui Internazionale è ben nota per diverse scissioni e fratture interne. L'idea invece di una Psicogeografia Open Source significa realizzare qualcosa di creativo collettivamente, con la caratteristica di essere di pubblico dominio. L'idea è quella di aprire (open sourcing) la città, renderla accessibile a chiunque, andare oltre i limiti imposti dalle regole territoriali e sociali, rendere riscrivibili e reinterpretabili le aree depresse della città. Il gruppo di Social Fiction invita chiunque a essere influenzato da questo pensiero e influenzare altre menti, in sintonia con l'idea di creare un processo aperto. ![]() È proprio in quest'ultima area di sperimentazione della psicogeografia che si colloca il progetto dell'olandese Wilfried Hou Jebek, che ha vinto il premio per la categoria Software Art per il Festival Transmediale 2004 di Berlino con il progetto .WALK [2] a cura di Socialfiction.org [3]. Camminare (walk, in inglese) è il miglior modo per sperimentare la propria relazione con l'ambiente circostante, ma come rendere “il camminare” qualcosa di attivo e non semplicemente uno dei tanti modi di essere spettatore? Da questo interrogativo, è nato uno dei progetti più interessanti nel panorama attuale della software art (e della psicogeografia come pratica d'arte). Wilfried ha realizzato un algoritmo generativo (generative algorithm), che ricorda molto alcune pratiche Fluxus, la neoavanguardia degli anni '60: first street right – prima strada a destra second street left – seconda strada a sinistra first street left – prima strada a sinistra repeat – ripetere L'artista dimostra che seguendo queste istruzioni non si dovrebbe mai incontrare ostacoli ed è possibile immergersi nella propria deriva psicogeografica “generativa”, vivendo allo stesso tempo la libertà del camminare e il vincolo di seguire i comandi di una macchina. Impersonificando uno degli output generati dal codice di programmazione, si esperisce la sensazione del chaos, come in un “city-space cut-up”. Ancora più interessante, è la definizione di questo script data da Socialfiction, arrivando a coniare il termine di “Open Source Psychogeography”. Una definizione che si adatta completamente all'idea di una psicogeografia aperta, contaminante e contaminata, a differenza di quella molto più dogmatica proposta dagli stessi situazionisti, la cui Internazionale è ben nota per diverse scissioni e fratture interne. L'idea invece di una Psicogeografia Open Source significa realizzare qualcosa di creativo collettivamente, con la caratteristica di essere di pubblico dominio. L'idea è quella di aprire (open sourcing) la città, renderla accessibile a chiunque, andare oltre i limiti imposti dalle regole territoriali e sociali, rendere riscrivibili e reinterpretabili le aree depresse della città. Il gruppo di Social Fiction invita chiunque a essere influenzato da questo pensiero e influenzare altre menti, in sintonia con l'idea di creare un processo aperto. ![]() Influenzata da questo immaginario, ho creato una Open Source Psychogeography partendo dalla mappa della città di Berlino, pubblicata su: www.ecn.org/aha/psychoberlin.htm. Berlino è una città che si presta all'appropriazione creativa di spazi aperti, proprio per la sua storia tormentata di scissioni, chiusure e riaperture. Dopo la caduta del muro nel 1989, è una città che presenta numerosi spazi vuoti da costruire e ricostruire. Nel mio progetto My Berlin.art Psychogeography intendo costruire un percorso libero attraverso le mie derive mentali all'interno dei luoghi artistici e/o attivisti di Berlino. Quelli che, per la mia personale esperienza da spettatrice attiva, contribuiscono a costruire nuovi significati (open source) per la città. Cliccando sulle diverse icone della mappa, si apriranno finestre e siti web che non necessariamente hanno un rapporto diretto con i luoghi e spazi indicati, ma costituiscono un immaginario aperto delle zone attive della città. Una mappa nata come invito a costruirne altre o ad aggiungervi nuove icone provenienti dalla propria esperienza e dalle proprie libere associazioni mentali... Nei prossimi articoli per Teknemedia, partendo dal progetto “My Berlin.art Psychogeography”, potremo visitare virtualmente diversi spazi e eventi artistici a Berlino, seguendo un filo conduttore psicogeografico. [1] Definizione della psicogeografia tratta da Wikipedia, The Free Encyclopedia. http://www.wikipedia.org/ [2] .WALK http://www.socialfiction.org/dotwalk/index.html [3] Social Fiction http://www.socialfiction.org |
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