ArsKey Magazine | Articolo


LAST PARADISE: without soul alla Primo Piano LivinGallery
Autore: Stella Kasian
Data: 28.01.2009

vai alla pagina
Vai all'evento: LAST PARADISE: without soul

Vai alla sede: Primo Piano LivinGallery


Corsi e ricorsi storici alla LivinGallery di Lecce

Ripercorrendo la storia dell’arte lungo una via che va oltre la pura estetica edonistica, è evidente come, nel corso dei secoli, l’espressione artistica si sia rivelata valida cartina tornasole del rapporto fra uomo e realtà storica.
La mostra LastParadise: WithoutSoul, ospitata dalla LivinGallery di Lecce fino al prossimo 28 gennaio, mette in luce, attraverso opere di artisti nazionali ed internazionali, le singole e variegate sfumature di cui si veste oggi, in un siffatto momento di instabilità materiale ed emotiva, il lavoro dell’artista.
L’emblematico titolo dell’esposizione è preso in prestito dall’opera fotografica di Nathan Brusovani: corpi nudi e tesi, irregolarmente virati in rosso, volteggiano, sfuggono, si toccano per non perdersi. Questo “metarealismo”, come lo definisce lo stesso autore, attraverso cui viene ritratto un eden in equilibrio instabile, si confronta con l’inferno di Paolo Consorti. Nel video dell’artista italiano Inside the secret things, ispirato al terzo canto dantesco della Divina Commedia, rimandi colti e atmosfere altisonanti si fondono ad un’ironia surreale e disarmante. E’ impossibile non pensare alle visioni di Jeronimus Bosh. L’opera del pittore fiammingo preannunciava, alla fine del XV sec., la rivoluzione onirica e fantastica che il Surrealismo ci avrebbe regalato secoli dopo.

paolo_consorti_inside_the_secret_things_400
Paolo Consorti, Inside the secret things, 2008, video

La parola “surreale”, intesa nella sua accezione più artistica, risuona a gran voce nella sale dello spazio espositivo leccese. La poesia dei lavori di Amanda Sears mira alla scoperta di qualcosa oltre l’apparenza. Le stampe di ricami, mescolate a lettere e numeri, riaffiorano sulla superficie della tela, siglate da un elegante strato di resina. Le parole si compongono per intero sulle tele di Cornel Barsan, tentando di definire ruoli sociali, ma lasciando un inevitabile ed inesauribile vuoto. Come era stato per i rappresentanti del movimento Surrealista, la ricerca semantica si rivela strumento di conoscenza e di rivelazione.
Accanto ad un atteggiamento più introspettivo, c’è una reazione più impulsiva e accesa. Muovendosi per gli spazi della galleria, lo spettatore è sedotto dal fascino di reminiscenze di un trascorso lontano eppure estremamente vicino e attuale. A Gaugin e alla sua pittura primitiva e autentica, fatta di colori intesi e ricche pennellate, rendono omaggio le tre piccole tele di Debra Marie Drexler.
Il critico rapporto con una società che, progredendo, regredisce umanamente portava gli artisti immediatamente posteriori a Gaugin a rifuggire da una forma d’arte rappresentativa di quella realtà, per aderire ad una nuova espressione che partisse dalla coscienza. Nei lavori della pugliese Maria Antonietta Scaringella i volti emaciati e patenti, delineati da un deciso tratto di colore, che emergono da vortici di forme concentriche, ricordano l’iconografia alienata dei ritratti che l’Espressionismo nord europeo ha prodotto nel primo decennio del ‘900.

nathan_brusovani_last_paradise_400
Nathan Brusovani, Last Paradise, 2007, fotografia, 102X102 cm.


Richiami al passato riaffiorano anche sulle tele dell’austriaca Irma Hinghforer Szalkay . Fra i segni di vernice lasciata colare sulla superficie, come Jackson Pollock insegna, sentimentali ricordi: chiavi, schegge di specchi, cd musicali, si fissano sulla tela, per soddisfare il bisogno di contagiare la vita con l’arte, attraverso la strada aperta da Marcel Duchamp con il ready made e proseguita fino ai combine paintings di Raushenberg e oltre.
Il sentimento di alienazione rispetto ad un mondo troppo veloce e spaventoso spinge a trovare riparo nelle dinamiche più profonde dell’animo umano e Dirk Petchull indaga attraverso la fotografia il mondo femminile in tutta la sua fragilità taciuta; provoca un turbamento aspro, percepibile nei ritratti di Noella Ross, dove l’umana debolezza è resa con una pittura estremamente densa, degna della più recente scuola inglese; paralizza e devitalizza come nelle Urban Structures di Piers Henriot, fredde e scure geometrie disabitate che si intersecano fra loro confondendosi; scatena lo smacco irriverente di Felipe Garcia che in Pray two, blasfemo, accosta nella suo dittico fotografico, devozione sacra e profana.
Ancora una volta nella storia del mondo e dell’arte l’uomo resta sospeso a mezz’aria, a riflettere sul proprio destino, come i corpi in maglia di acciaio del Dedale et Icare di Maggy Jacot, che, abbracciati l’uno all’altro, si sostengono per non cadere a terra.

maggy_jacot_dedale_et_icare_400
Maggy Jacot, Dedale et Icare, 2000, struttura di acciaio inox, 96X93X125 cm.
Courtesy of LivinGallery

In copertina:
Cornel Barsan, L’Amour, 2008, pittura ad olio su tela, 114X146 cm
 





© ArsValue srl - P.I. 01252700057