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Arte Contemporanea: mercato col fiato sospeso
Autore: Nicola Maggi
Data: 02.02.2009

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Articolo pubblicato su ArtKey n 8 | Gennaio-Febbraio 2009

Dopo la frenata di ottobre, il mercato dell’arte contemporanea sembra aver tirato il fiato. Le aste di novembre e dicembre hanno riportato risultati magari non esaltanti ma, di fatto, le vendite sembrano tenere. Se gli appuntamenti londinesi di metà ottobre da Sotheby’s, Christie’s e Phillips de Pury & Co. – fatta eccezione per le Italian Sale - avevano fatto registrare, mediamente, un 43,6% di invenduti, le ultime aste tenutesi a New York, Dubai e Hong Kong si sono attestate, infatti, su una media del 40%. Percentuale dovuta, principalmente, ai risultati non positivi di Hong Kong, a dimostrazione di come la crisi economico-finanziaria in atto non risparmi neanche le nuove economie.Lungi dall’aver allontanato da sé lo spettro della crisi, sembra, quindi, ancora presto per poter parlare di una débacle del mercato dell’arte contemporanea, le cui perdite sono nettamente inferiori a quelle della Borsa (50-60%). Semmai, quello che emerge dalle ultime aste del 2008 è la forte selettività di questo mercato che oggi premia, prima di tutto, la qualità, penalizzando tutti quegli artisti che in questi ultimi anni hanno visto le proprie quotazioni lievitare senza controllo. Una situazione analoga, in fondo, a quanto accaduto in borsa con il crollo vertiginoso del valore dei cosiddetti titoli “tossici”.

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Jean-Michel Basquait, Autoritratto (Plaid), acrilico e tela su pannello, 91,5x61 cm, 1983, Fondazione Memmo


Ottobre: Londra barcolla – Abbagliati, per un attimo, dal fenomeno Hirst e dal suo incredibile successo di metà settembre, c’è chi aveva sperato in un mercato dell’arte contemporanea immune dalla crisi finanziaria. I segnali emersi dalle aste tenutesi in ottobre a Londra da Christie’s, Sotheby’s e Phillips de Pury & Co. – fatta eccezione per le Italian Sale – hanno mostrato, invece, che le cose non stanno così.
L’Evening Sale del 17 ottobre da Sotheby’s ha totalizzato poco più di 22 milioni di sterline – pari al 72,5% in valore – e ha visto il 29,7% dei lotti rimanere invenduti (17 su 62). Tra le opere battute a un prezzo più basso della stima iniziale, anche “The Blood of Christ” di Damien Hirst, venduto a 700mila sterline (43% sul minimo previsto). Risultato ancora inferiore per la Day Sale del 20 ottobre, che ha realizzato 7 milioni e 124mila sterline – ossia il 57,5% in valore –  con un 41,4% di lotti invenduti.
Non diverso lo scenario emerso dall’asta di Christie’s del 19 ottobre: 45% di invenduti e un risultato finale di circa 32 milioni di sterline, cioè il 62% in termini di valore. Ma il dato peggiore è, certamente, quello delle vendite tenutesi alla Phillips de Pury & Co. che nella Day Sale del 19 ottobre hanno registrato quasi il 48% di invenduti e oltre il 54% nella Evening Sale dello stesso giorno. Tra i lotti non battuti, opere di Andy Warhol , Basquiat, Donald Judd e Marlene Dumas.
Unica nota positiva: le aste di arte italiana e quella di arte araba e iraniana. Le Italian Sales del 20 ottobre scorso da Christie’s e Sotheby’s si sono concluse con la vendita, rispettivamente, del 69% e dell’88,5% in termini di lotti e del 73% e del 94,2% in valore. L’asta di arte contemporanea araba e iraniana del 23 ottobre da Sotheby’s si è chiusa, invece, con il 71,3% dei lotti battuti e totalizzando circa 3 milioni e 200mila sterline, più del doppio dello scorso anno.
Hirst il “furbetto” – “Le aste di metà settembre da Sotheby’s, con l’eccezionale vendita delle opere di Damien Hirst, sembravano aver sostanzialmente smentito ogni previsione negativa, facendo pensare ad un mercato dell’arte non correlato a  quello finanziario. Le ultime aste londinesi hanno invece smentito tale ottimismo”, afferma Alessandro Guerrini, responsabile del Settore sviluppo di OpenCare. “L’asta di Hirst – prosegue Guerrini – è andata bene perché è venuto meno il sistema normale. È un risultato da interpretare e in parte falsato dal fatto che l’artista inglese ha venduto direttamente all’asta le sue opere saltando i galleristi, i quali sono stati costretti a pagare cifre ingenti per acquistare i lotti in vendita e salvaguardare, così, le sue quotazioni che, altrimenti, avrebbero rischiato di frantumarsi”.
Le Evening Sales di ottobre, sostiene il responsabile del Settore sviluppo di Open Care, possono essere considerate la prima vera prova per il mercato dell’arte contemporanea dall’inizio della crisi. “La situazione emersa dalle aste londinesi – conclude Guerrini – conferma il mercato dell’arte come un mercato estremamente selettivo. In questo momento di mancanza di liquidità, tale selezione ha riservato un trattamento privilegiato per i contemporanei ‘storicizzati’, esenti dalla bolla speculativa e con quotazioni tutto sommato più accettabili”.

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Andy Wahrol, Mick Jagger, 1975, Fondazione Magnani Rocca

Novembre - Dicembre: da N.Y. a Dubai il mercato sembra tenere – Dopo il brusco calo delle vendite registrato a ottobre nelle aste di arte contemporanea a Londra, era prevedibile un’ulteriore contrazione in occasione degli appuntamenti di Dubai, New York e Hong Kong, ma questo non è avvenuto. L’ultimo scorcio del 2008 è stato certamente caratterizzato da una forte incertezza ma i livelli di invenduto sono rimasti stabili. Anzi, facendo un confronto con le aste di ottobre, è possibile rilevare un incremento medio del 3% di lotti venduti.
Christie’s – L’asta del 30 ottobre a Dubai ha realizzato oltre 6 milioni e 600mila euro battendo 108 dei 155 lotti messi in vendita, ossia il 70%. Un risultato simile è stato raggiunto dalla Evening Sale del 12 novembre al Rockfeller Center di New York: 68% di lotti venduti (51 su 75) e più di 90 milioni di euro totalizzati (55% del valore). Un risultato, ha commentato il presidente di Christie’s America, Marc Porter, che “dimostra come i compratori continuino a collezionare opere d’arte a dispetto della crisi economica sullo sfondo, rinforzando così il ruolo dell’arte come bene rifugio”. Due i lotti che hanno guidato questo successo: “Abstract Bild” di Gerhard Richter – battuto per oltre 14 milioni e 860mila dollari – e “Untitled (Boxer)” di Jean-Michel Basquiat che ha totalizzato più di 13 milioni e 522mila dollari, il secondo miglior risultato per l’artista. Bene anche le due sessioni newyorchesi del 13 novembre, con la Morning Session che ha realizzato  20 milioni e 307mila euro – pari al 56% in valore – e il 61% di lotti venduti (110 su 181); e la Afternoon Session attestatasi sugli 11 milioni (57% in valore) e 115 lotti battuti su 184 (63%). Meno brillanti, invece, i risultati delle tre Evening Sale di Hong Kong del 30 novembre: quella di arte asiatica contemporanea si è chiusa con un 44% di lotti invenduti totalizzando circa 7 milioni di euro (47% in termini di valore); in quella dedicata all’arte cinese del XX secolo 12 opere su 22 non sono state aggiudicate  (54%). Meglio l’appuntamento con l’arte moderna e contemporanea del sudest asiatico: 75% di aggiudicazioni e circa 3 milioni di euro realizzati (88%). Altalenante è stato anche il risultato delle Day Sale del 1° dicembre sempre a Hong Kong: 62% di lotti venduti all’asta di arte cinese del XX secolo (68 lotti su 109); 55% in quella dedicata all’arte asiatica contemporanea.
Sotheby’s – L’ultimo scorcio del 2008 per Sotheby’s si è aperto, invece, con il buon risultato della Evening Sale di martedì 11 a New York, che ha totalizzato oltre 125 milioni di dollari – pari al 70,9% in valore – e il 68% dei lotti venduti, tra i quali “Archisponge” di Yves Klein, aggiudicato per più di 21 milioni di dollari, record della seduta. “Stasera – ha commentato, Tobias Meyer, responsabile del settore arte contemporanea della casa d’aste – abbiamo avuto un pubblico di collezionisti veterani ed intelligenti che hanno risposto alle opere di alto valore disponibili. I collezionisti americani comprano lavori di qualità con intelligenza e al giusto prezzo”.

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Marlene Dumas, Passion, 1994

 
Risultati analoghi per l’asta di Amsterdam del 3 dicembre scorso, la quale ha totalizzato più di 2 milioni e 700mila euro (69,2% in valore) battendo il 63,3% dei lotti, e per quella di Parigi del 10. L’appuntamento francese ha realizzato circa 6 milioni e 200mila euro (48,6% in valore) vendendo quasi il 73% dei lotti in catalogo.
Phillips de Pury & Co. – Meno brillante, infine, la chiusura d’anno della Phillips de Pury & Co. che, come già avvenuto a ottobre, ha fatto registrare i risultati peggiori. Le due aste di contemporanea del 13 e 14 novembre a New York hanno totalizzato rispettivamente 9 milioni e 609mila dollari e circa 7 milioni e 600mila dollari, con il 53,6% di invenduti la prima e il 39,8% la seconda.
Italia tra luci ed ombre – Gli ultimi dati divulgati da ArsValue avevano messo in evidenza un peggioramento del tasso percentuale di vendite nelle aste italiane nel primo semestre del 2008. Da gennaio a giugno di quest’anno, infatti, la percentuale di invenduti è aumentata del 6% rispetto agli ultimi sei mesi del 2007, attestandosi al 44%, il livello più alto dal 2000. A dispetto di questo dato, però, gli operatori italiani di settore si sono presentati con ottimismo agli appuntamenti di fine anno, forti anche degli notevoli risultati registrati a Londra in occasione delle Italian Sales del 20 ottobre scorso. Un ottimismo che sembra non essere stato premiato dai primi risultati di novembre quando il tasso medio di invenduto è schizzato al 52%.
A Milano, le aste di Christie’s di arte moderna e contemporanea del 24 e 25 novembre hanno totalizzato oltre 9 milioni e 480mila euro battendo 218 lotti su 399 (54,4%). Mentre l’appuntamento del 25 e 26 novembre da Sotheby’s ha realizzato circa 8 milioni e 600mila con la vendita del 70,6% dei 286 lotti offerti.
Dopo i buoni risultati delle aste di Milano (14 ottobre) e Venezia (18-19 ottobre), l’appuntamento del 13 novembre a Roma non si è chiuso troppo bene per Finarte, totalizzando circa 1 milione e 167mila euro con solo il 46% di venduto.
Sulle stesse percentuali dell’asta di Finarte, si è attestata anche quella organizzata dalla Porro&C. Art Consulting a Milano il 27 novembre scorso, con circa il 44% dei lotti in catalogo venduti (86 su 196). Decisamente male è andato, invece, l’appuntamento del 20 novembre alla milanese Galleria Pace, dove solo il 19,6% dei lotti presentati è stato battuto (26 su 137). E non è andata benissimo neanche l’asta genovese dell’11 dicembre da Cambi: dei 314 lotti in catalogo solo 90 i pezzi venduti per un totale di circa 210mila euro. Un risultato quello della casa genovese in linea con l’altra asta d’arte contemporanea organizzata ad aprile. L’asta milanese del 25 novembre da Pandolfini si è chiusa, invece, con la vendita di 131 lotti su 210 (62,4%). Risultato simile, infine, per FarsettiArte che ha visto chiudersi l’asta del 28 novembre con la vendita di circa il 60% dei 600 lotti in catalogo, per un totale di quasi 8 milioni di euro.
L’ultima importante attesa dell’anno bisesto è stata l’asta del 18 dicembre di Blindarte. Prima delle ultime sessioni, Memmo Grilli, direttore del dipartimento di arte moderna e contemporanea della casa napoletana, dichiarava che il mercato delle aste italiane presenta alcune caratteristiche peculiari: “Non siamo assolutamente spaventati dall’ultima tornata di aste londinesi – afferma Grilli –. Anzi, i risultati di Londra confermano il lavoro svolto nel nostro paese per la promozione dell’arte italiana, che si sta dimostrando un punto di riferimento costante del mercato”. A giochi conclusi, Grilli ha dichiarato che i risultati ottenuti hanno rispecchiato le aspettative, un leggero calo ci è stato, ma non si tratta di una catastrofe: il 45% dei lotti ha trovato un nuovo proprietario. Gli investitori cambiano, alcuni collezionisti sono rimasti “fermi un turno” per attendere che la situazione globale prenda una piega più equilibrata e stabile. Allo stesso tempo, però, sulla scena di affacciano nuovi investitori che riescono ad aggiudicarsi pezzi di valore pagandoli meno di quanto sarebbe accaduto solo alcuni mesi fa. Insomma, c’è più cautela, ma chi ama l’arte (e il rischio) non abbandona le proprie passioni, anche se è costretto a ridimensionarle.
Quale futuro per il mercato dell’arte contemporanea?  –  Con le ultime aste del 2008 sembra che si sia concluso il ciclo positivo che durava ormai da cinque anni. Alla base di questa crisi, come spiega Gianni Lardini amministratore delegato di Art Investments, il fatto che l’arte contemporanea sia in termini di mercato intrinsecamente volatile, votata alla scommessa e dunque a risultati estremi (negativi o positivi), ma non solo. “L’attuale crisi –  prosegue Lardini – è dovuta in gran parte alla ‘politica’ delle garanzie sviluppata dalle case d’asta internazionali, trovatesi altamente ‘scoperte’ nel momento in cui si è avuto un calo della domanda e amplificando così un ridimensionamento ciclico del mercato. Tant’è vero che la nostra banca dati Artindex ha rilevato che, ormai a fine anno, i lotti presentati in asta nel 2008 sono circa il 50% in meno dell’anno scorso, con un aumento degli invenduti del 48%”. Cosa dobbiamo aspettarci dunque dal 2009? “Per il prossimo anno – prosegue Lardini –, in relazione anche alle stime delle recentissime aste, è ragionevole prevedere un taglio dei prezzi tra il 15% e il 25%, in particolare per il mercato contemporaneo e del Novecento, soprattutto nelle stime d’asta internazionali”. Diverso lo scenario che si configura, invece, per l’Italia, dove entrano in gioco altri fattori. “Nel bene e nel male – conclude l’amministratore delegato di Art Investments  – per il mercato italiano interno cambierà poco o nulla. La ‘crisi’ del nostro mercato è determinata anche da altri fattori, in primis la sua ristrettezza”.

In copertina: Donald Judd, Large Stack, 1968, Nelson-Atkins, Museum of art, Kansas City, Missouri






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