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Recensione libro: Georgia O'Keeffe / John Loengard. Dipinti e Fotografie (Johan & Levi)
Data: 10.02.2009

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“Quando venni nel New Mexico, nell'estate del 1929, ero così estasiata dal paesaggio che pensai: come posso portarmene via un pezzo in modo da poter continuare a lavorarci? Non c'era nulla di simile a un fiore sulla terra. Solo bianche ossa secche […] che sembrano stagliarsi su qualcosa di tenacemente vivo nel deserto, per quanto vasto e vuoto e intoccabile, e di una bellezza che non conosce bontà”.

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Georgia O'Keeffe, Road to the Ranch, 1964, Curties Galleries, Minneapolis, MN, 61 x 75,9 cm

Queste parole - la descrizione di un paesaggio lunare, o forse terrestre: un luogo irreale o quel che resta di un sito paleontologico: un luogo "vasto vuoto e intoccabile": un cimitero nell'anno 2666 - provengono dai diari di Georgia O'Keeffe. L'artista americana, la magnifica signora della pittura statunitense, era rimasta stregata dal paesaggio del New Mexico sin da quando vi aveva messo piede, nel 1917. Aveva 30 anni, e i suoi quadri iniziavano ad essere apprezzati là dove si decideva della sorte di un artista, a New York, la scintillante metropoli dell'arte moderna. Eppure da quel 1917 la O'Keeffe non avrebbe più fatto a meno di lasciarsi incantare da quello scenario.

Dal 1929 prese a trascorrere regolarmente diversi mesi dell'anno nel deserto del New Mexico, luogo che divenne Musa ispiratrice di alcuni dei suoi quadri più celebri. Dal 1934 scelse il Ghost Ranch, comunità di ritiro e di educazione spirituale gestita dalla Chiesa Presbiteriana, a pochi chilometri dal paese di Abiquiu, come sua dimora. Vi acquistò una casa e un podere all'interno dei suoi 21,000 acri. Sei anni dopo, a seguito della morte del marito Alfred Stieglitz, il suo grande amore, il primo a credere nella sua arte, si trasferì definitivamente in New Mexico. Al riparo del Ghost Ranch, unico riposo concesso allo sguardo in un infinito susseguirsi di deserto, Georgia O'Keeffe trascorreva giornate scandite da ritmi lenti e regolari. Una passeggiata di mezz'ora all'alba, un'altra alla sera, seguita dai suoi fedeli cani. Le ore che separavano le due salde roccaforti dell'abitudine le impiegava praticando giardinaggio, scrivendo o leggendo lettere, chiacchierando con gli abitanti del luogo. Di tanto in tanto viaggiava per qualche chilometro fino ad Abiquiui, per prendersi cura del rudere che aveva comprato con lo scopo di trasformarlo in casa accogliente, o per sistemare gli archivi con i quali monitorava scrupolosamente gli spostamenti dei suoi dipinti.

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Georgia O'Keeffe, Pelvis with the Moon, 1943, Norton Museum of Art, West Palm Beach, Florida, 76,2 x 61 cm

Pur non vivendo da eremita, la O'Keeffe custodiva gelosamente l'intimità che si era conquistata con quei luoghi a furia di rinunce e sacrifici, e mal sopportava la visita di giornalisti o scocciatori. Fece però un'unica, importante eccezione per John Loengrad, giovane fotografo incaricato dalla rivista Life di realizzare un reportage sull'artista per celebrare il suo ottantesimo compleanno. Nel giugno del 1966, e poi ancora nell'ottobre dell'anno seguente, il giovane reporter e l'anziana signora dell'arte si aggirarono per lunghe ore tra luoghi fonte d'ispirazione ultima. Lui le garantì una certa riservatezza dello sguardo (l'artista non voleva essere fotografata mentre dipingeva); lei ricambiò donandogli ampi stralci del suo quotidiano. Il risultato fu uno splendido reportage pubblicato monco (16 foto su 39) nel marzo del 1968 su Life (Georgia O'Keeffe – Strong Visions of a Pioneer Painter), ed in seguito nella sua interezza da Lothar Schirmer della casa editrice Schirmer/Mosel

Oggi grazie al libro Georgia O'Keeffe / John Loengard. Dipinti e Fotografie, uscito per i tipi di Johan & Levi, è possibile ammirare i 39 scatti di John Loengrad nel contesto del progetto originariamente concepito da Schirmer ma mai realizzato per problemi di diritti d'autore: è possibile cioè confrontare le foto di quei paesaggi, i momenti di vita intima dell'artista, con un'ampia selezione di suoi dipinti. Come giustamente fa notare Schirmer in sede di prefazione, i dipinti della O'Keeffe – quei dipinti della O'Keeffe – potrebbero rimanere parzialmente estranei ad uno sguardo che non abbia al contempo familiarità con quelle foto: “le fotografie di John Loengard […] mi mostrarono come le creazioni pittoriche di Georgia O'Keeffe si rifacessero in modo realistico e accurato al paesaggio e a quanto vedeva nella realtà circostante […] Tutto nei dipinti […] è intrecciato alla realtà esterna in modo sorprendente – le montagne, i deserti così come gli interni delle sue case […] una magia improvvisa scaturisce dalle cose di tutti i giorni – ossa, sassi, i sonagli di un serpente, la scala il patio, la casa e il paesaggio". Georgia O'Keeffe / John Loengard. Dipinti e Fotografie è la splendida testimonianza del “dialogo silenzioso fra le immaginazioni del reale e la realtà dell'immaginario sullo sfondo del deserto, dove le ossa sono diventate il simbolo della vita e della morte”. Quel deserto che nell'anno 2666 sarà ancora il cimitero della O'Keeffe: le sue ceneri, lanciate un giorno del 1986 dalla vetta del Pedernal, non potevano che andare a confondersi tra le sue sabbie.

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Georgia O'Keeffe, My Front Yard, Summer, 1941, Georgia O'Keeffe Museum, dono della Georgia O'Keeffe Foundation, 50,8 x 76,2 cm

In copertina: Georgia O'Keeffe fotografata da John Loengard. Sul tetto, Ghost Ranch, 1967.

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