ArsKey Magazine | Articolo


Marco Bolognesi – Dark Star, Solares Fondazione delle Arti
Autore: Mattia Lenzi
Data: 20.02.2009

vai alla pagina
Vai all'evento: MARCO BOLOGNESI - DARK STAR

Vai alla sede: Solares Fondazione delle Arti

Gli artisti correlati: Marco Bolognesi


I media sono prolungamenti degli esseri umani, dei loro arti, del loro sistema nervoso centrale, dei loro sensi. O forse invece sono gli umani che rappresentano le estensioni e i prolungamenti dei media, ‘aggeggi’ in grado di ‘completare organicamente’ le macchine.

Parafrasando al contrario McLuhan e il suo lessico non facciamo altro che chiederci quale sarà, in un futuro non molto remoto, anzi forse già nascosto nel nostro tempo poiché fluito inarrestabilmente in esso, il grado di fusione e di compenetrazione di uomo e macchina.

genesis_1_400   A dircelo dovrebbe bastare una quotidianità in cui le logiche ‘elettriche’ e percettive di telefoni cellulari sempre più ‘caldi’ e potenti, di un cinema surriscaldato e immersivo al massimo grado, dell’informazione istantanea e dello spazio-tempo annullato nella Rete, e della tv sempre più ‘imbambolante’ e ‘ipnotizzante’ (e dunque esempio più efficace di medium dotato di volontà) si sono impadronite e si sono sostituite al nostro corpo e alla nostra mente, ridisegnando integralmente il nostro modo di percepire la realtà. Ma ad illustrare questo importantissimo tema nel modo più suggestivo e stimolante è la fantascienza, in tutte le sue forme: letteratura, cinema, musica e soprattutto arte, arte in grado di attingere a livello sia concettuale che concreto dagli altri campi e di rappresentare con efficacia la compenetrazione e la fusione dei tempi, dei luoghi, dei mondi, di materia organica e inorganica, di tessuti e menti umane e artificiali, di uomini e macchine.




genesis_2_400


L’artista Marco Bolognesi, attraverso la sua riflessione e le sue opere, ha dato vita a un universo fatto di fantascienza, estetica cyberpunk, icone pop ed arte erotica, “una sorta di parabola tra reale e immaginario”, la dimostrazione artistica che occorre saper guardare e vedere dietro ciò che apparentemente non esiste, saper cogliere la trasformazione dell’essere umano come individuo, il suo rapporto e la sua unione con ciò che è artificiale, inorganico, macchina. Il suo nuovo progetto, Dark Star, è ospitato a Parma da Solares Fondazione delle Arti a partire dal 7 febbraio fino al 15 aprile 2009. Il progetto, che si articola nell’installazione Genesis – curata da Elena Forin - , nel cortometraggio Black Hole e nel libro monografico Dark Star, dichiara fin dal suo titolo il proposito di collocarsi fermamente nell’ambito della fantascienza, dei suoi mondi decadenti e dei suoi personaggi ‘ibridi’: Dark Star è infatti il titolo del primo lungometraggio diretto da John Carpenter, un film grottesco che fa la parodia di 2001 e del Dottor Stranamore di Kubrik, ma che nasconde un messaggio estremamente profondo, e cioè che una macchina – una bomba in questo caso – è in realtà un essere intelligente. La suggestione è forte, ed esprime in pieno il senso della mostra di Bolognesi, che intende indagare da vicino l’imprevedibilità dell’evoluzione futura del genere umano. Di fianco a Carpenter, a dar forma all’universo multimediale di Bolognesi, si schierano altri registi, come Cronemberg (il cui Videodrome mostra la vera e propria fusione fisica di uomo e macchina), Greenaway e Dario Argento, fumettisti come Mc Kean e Sienkiewicz e scrittori come Ballard, Bradbury, Gibson, fino a giungere alla figura più significativa, allucinata e visionaria, cioè quella dello scrittore Philip K.Dick: l’inventore di Ubik, della Svastica sul sole e di Anche gli androidi sognano pecore elettriche? (magistralmente trasposto sul grande schermo con Blade Runner) sembra il vero nume concettuale ispiratore di Bolognesi, dei suoi luoghi metafisici, dei suoi mondi sovrapposti rifluiti gli uni negli altri, dei suoi esseri ibridi, delle sue erotiche e selvagge donne-amazzoni (guizza nella memoria la replicante Zhora di Blade Runner), e delle sue intelligenze artificiali.
Bolognesi fa confluire questo brulicante e sfrigolante immaginario nelle sue opere: Genesis è una grande installazione fotografica costituita da diciotto lightboxes disposte alle pareti con, al centro della sala, una scultura-totem suddivisa in sezioni: al suo interno si vedono fluttuare esseri mutanti, volti e corpi tridimensionali appartenenti a una nuova razza, cyborg che racchiudono il senso della nuova trasformazione, quella che unisce uomini e macchine, organismi geneticamente modificati espressione di un’identità fluida, commista, contaminata e sempre meno umana.  genesis_3_400  In Genesis, Bolognesi rielabora e fonde i progetti più significativi del suo percorso creativo: Cybor Faces, Geiko, Babylon Federation, C.O.D.E.X., fino a Woodland, un ciclo di immagini create in collaborazione con grandi stilisti come Armani, la Westwood, Dolce&Gabbana, che ancora una volta fondono elementi naturali e artificiali dando vita a una serie di affascinanti e surreali ‘ibridi femminili’ che rendono assai labili i confini tra moda, cultura punk, fetish e arte tribale. Il ruolo di protagonista è spesso affidato da Bolognesi alla donna: le sue bellezze artificiali e sofisticate hanno volti classici filtrati attraverso il mondo elettronico e multimediale contemporaneo, esseri spesso privi di parole e di sguardo, ma racchiudenti l’imprevedibile commistione di umano e ‘mediale’.



Gli hybrids e i cyborgs sono anche i protagonisti del cortometraggio di fantascienza Black Hole: in un’atmosfera irreale, gotica e visionaria prende forma una nuova razza, che fonde elementi umani e intelligenza artificiale. Il progetto si completa con il volume monografico Dark Star, che mette insieme una selezione di opere di Bolognesi, un breve racconto inedito di fantascienza di Simona Vinci, uno scritto introduttivo dello stilista Kei Kagami, saggi firmati da giornalisti, scrittori e critici e una significativa intervista con Elena Forin, curatrice dell’installazione Genesis.
Secondo Marshall McLuhan, gli artisti sono sempre i primi a scoprire il modo con il quale un medium può usare o sprigionare il potere di un altro medium: le opere di Bolognesi ci dimostrano quanto a fondo questo artista abbia compreso le potenzialità della fusione tra il ‘medium umano’ e il medium artificiale e tecnologico. Mutuate da una fantascienza multiforme e multimediale le opere e i personaggi di Bolognesi non fanno altro che ripeterci le allucinate e lucidissime profezie di Dick, invitandoci a guardare, a vedere e a renderci conto che vi sono realtà che esistono dietro a realtà che non esistono.       






© ArsValue srl - P.I. 01252700057