ArtKey Magazine | ArticoloNAFAS: Nascita e Rinascita. AR / Contemporary Gallery di Milano
Autore: Giulio Cattaneo
Data: 23.02.2009
Vai all'evento: NAFAS: Nascita e Rinascita Vai alla sede: AR / Contemporary Gallery Gli artisti correlati: Douglas Gordon, Damien Hirst, Anselm Reyle, Wangechi Mutu, Marc Quinn Ruota intorno a cinque artisti la mostra curata da Gaia Serena Simionati negli spazi della AR Contemporary Gallery: Damien Hirst, Wangechi Mutu, Douglas Gordon, Marc Quinn e Anselm Reyle, tutti accomunati dalla ricerca intorno al significato della parola di origine sanscrita Nafas, respiro, trasformazione, slancio vitale, vita e morte, a seconda delle culture e dei contesti in cui viene usata. ![]() Wangechi Mutu The Bourgeois is Banging on My Head, 2004 Mixed Media on Mylar. ( Tecnica mista su Mylar ) 41 x 30 inches. 104.1 x 76.2 Non poteva certo mancare l’inglese Damien Hirst (Bristol, 1965), che ha fatto della morte uno dei temi centrali della sua poetica, presente in mostra con Towards the end of the day (2007), realizzato con farfalle incollate su una tela dipinta con comune vernice celeste. Qui, al centro dell’attenzione sono le farfalle con la loro rinascita dallo stadio larvale, con l’energia vitale che le spinge a rinnovarsi, a cambiare, a riformarsi in nuove creature. Verso la fine del mondo, come titola l’opera, verso la morte, dopo la trasformazione, il cambiamento. Una rinascita quella cercata anche dall’altro inglese, Marc Quinn (Londra, 1964), famoso per la scultura Sky, raffigurante il suo secondogenito e realizzata con la placenta e il cordone ombelicale che lo legavano alla madre. Anche nei suoi lavori si respira l’interesse verso la rinascita, la vita e la morte. Presente con il lavoro Tropical ozone (2007), Quinn elabora una composizione floreale riprodotta su tela, così da fermarla nel tempo, da preservarla da morte certa. L’artista, per questo tipo di opere, realizza prima la composizione floreale e in un secondo momento, per salvarla dal decadimento naturale, decide di fermarla sulla tela utilizzando colori molto accesi, quasi innaturali, abbinati ad una tecnica iperrealista, capace di esplorare la realtà atomica della materia. Siamo tra la vita, accentuata dai colori accesi e primaverili, e la morte, insita nei fiori che sappiamo essere stati recisi per realizzare la composizione. ![]() Marc Quinn Tropical Ozone, 2007 Oil on canvas 169, 2 x 256,5 cm Dalle icone immortali elaborate da Andy Warhol ri-nascono invece i lavori della serie Self portrait of you+me di Douglas Gordon (Glasgow, 1966). Tele bruciate, corrose, da cui traspaiono i noti volti ritratti da Warhol: Elvis, Jackie Kennedy, Mao e l’intramontabile Marilyn. Self portrait of you + me (blue Marilyns), non vuole però solo essere un richiamo alla pop art, né una sterile citazione di uno degli artisti più affermati dell’ultimo secolo. Grazie all’inserimento dello specchio, sotto la tela bruciata, Gordon instaura un rapporto unico con la vita di chi guarda il quadro, facendola diventare parte dell’opera stessa, richiamando in questo la tecnica di Paolini. Rinascita e riutilizzo anche per la lamina metallica (Untitle, 2006) presentata da Anselm Reyle (Tübingen, 1970), artista tedesco scoperto dall’emergente galleria berlinese Giti Nourbakhsch ma ora già nelle mani di Gagosian, capace di far lievitare in breve tempo il prezzo delle sue opere. Accartocciando la materia, e basandosi unicamente sui riflessi cangianti prodotti dal metallo, Reyle riesce a farla rivivere, a dargli nuova vita. Ripercorrendo la storia dell’arte, dalla pop anni ’50 fino a Burri, l’artista presenta con estrema semplicità un’opera carica di energia, così come erano quelle dell’artista italiano. ![]() Damien Hirst Towards the End of The Day, 2007 Butterflies and Household gloss on canvas ( Farfalle e vernice domestica su tela ) 48 x 48 inches / 121.9 x 121.9 cm Repulsive ed affascinanti allo stesso tempo, le donne create dall’artista antropologa Wangechi Mutu (Nairobi, 1972), si muovono tra la critica sociale, che spazia dal ruolo femminile nella società agli orrori della chirurgia estetica e ai massacri di guerra, e la creazione di nuovi Frankenstein. Costruite tramite l’uso del collage di diversi materiali, dai ritagli di giornale alle paillettes, le sue donne diventano il simbolo dell’oppressione femminile che partendo dalle esperienze africane si irradia in tutti i paesi del mondo. Donne mutilate, trasmutate, sfigurate ma rafforzate dal loro essere sopravvissute alle atrocità dell’esistenza, alla sofferenza, in bilico anche qui tra la vita e la morte e verso una possibile rinascita. In The Bourgeois is Banging on My Head, presentato in mostra, convivono sia i rimandi alla cultura africana, come per esempio i diamanti, che diventano simbolo dello sfruttamento di quelle terre, che quelli al mondo della moda, nella scelta delle paillettes colorate e delle acconciature ritagliate da riviste fashion. ![]() Douglas Gordon Self Portait of You + Me (Blue Marilyns), 2007 Smoke and mirror ( Fumo e specchio ) 38 3/8 by 48 ½ x 3 inches . 82.2 x 123.2 x 7.6 cm In copertina: Anselm Reyle Untitle, 2006 Foil on canvas, acrylic glass. ( lamina di metallo su tela, vetro acrilico ) 56 1/4 x 47 5/8 x 6 1/8 inches. 143 x 121 x 15.5 cm |
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