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Giuseppe Mastromatteo, Indepensense, Fabbrica EOS Milano
Data: 24.02.2009

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Vai all'evento: GIUSEPPE MASTROMATTEO - INDEPENSENSE

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Pochi lo riconoscerebbero soltanto dal nome, Giuseppe Mastromatteo; moltissimi, almeno a Milano, ricordano però le sue pubblicità realizzate in collaborazione con Davide Rampello per l’apertura di Triennale Bovisa. Una grossa T, rosso laccato, letteralmente incastonata in una bianchissima testa di una ragazza. Un grande senso di soffocamento, di oppressione, ma anche di piacere perverso, nel vedere la T fuoriuscire dalle orecchie ma soprattutto dalla bocca della ragazza.
Solo lo sguardo e la posa, con quel non so che di provocante, riuscivano a rassicurare lo spettatore.
Conclusa la sua prima serie, Jap barcode, dedicata alle prostitute giapponesi barcodizzate, Mastromatteo continua la sua esperienza con la fotografia ed il digitale presentando, negli spazi di Fabbrica EOS, la sua nuova serie fotografica, Indepensense.

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Riprendendo gli stilemi delle pubblicità realizzate per Triennale, modelli puri, inespressivi, quasi alieni, Mastromatteo elabora una serie di fotografie digitali vicine alla poetica surrealista cara a Man Ray e Magritte. Le sue foto sono perfettamente realizzate in studio: fondale bianco, luce piatta e omogenea. Nulla può distrarre lo spettatore dai dettagli surreali che anche questa volta l’artista ci presenta. Senza sentimenti, ne traumi, gli attori posano inermi di fronte alla macchina. A nulla possono le loro mani nel vano tentativo di coprirsi il volto, la pancia, il seno, gli occhi. Non esiste censura nel mondo di Mastromatteo, dove un finissimo lavoro di fotoritocco riporta occhi, orecchie e nasi in primo piano. Devi vedere, sentire, parlare; non ti puoi nascondere nel terzo millennio. E’ la rivolta dei sensi, unici a permetterci di relazionarci col mondo e di sentirci parte di esso. Impossibilitati a non essere partecipi del presente, gli uomini elaborati dall’artista, nella loro liberazione dei sensi, sottolineano questa volontà di presenza.

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Non potendoci identificare direttamente con queste figure, stereotipate sotto i canoni della bellezza, ci sentiamo comunque in dovere di interrogarci sul senso della nostra immagine, sul futuro dell’uomo e sull’infinita possibilità di rinnovarci grazie all’uso dei sensi.

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