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MUSIKEY APRILE 2009
Autore: Mdi Ensemble
Data: 31.03.2009

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Questo mese...
  • Il direttore d'orchestra. Colloquio con Carlo Goldstein
  • Discografia a cura di Alberto Moretto
  • Tema del mese: Backstage. Alle origini del concerto
  • Il Provocatore di Alessandro Dolci

Questo mese abbiamo focalizzato la nostra attenzione su un’altra figura molto importante del settore musicale oltre agli esecutori e al compositore: il direttore d’orchestra.

goldstein_02La musica contemporanea, infatti, sia per quanto riguarda i grandi organici (50-60 o più elementi), sia le orchestre da camera (circa 20 elementi) o gli ensemble (gruppi ridotti da 2 a 10 elementi circa), proprio per la complessità della scrittura con cui si presenta, necessita di un coordinatore musicale che tenga le redini del pezzo e che conduca l’insieme dei brani.

Ecco quindi che grazie all’intervista rilasciata da Carlo Goldstein, triestino di nascita, milanese di adozione, ci apprestiamo a raccogliere notizie utili sul ruolo del direttore d’orchestra nella musica contemporanea per capire effettivamente quali siano i compiti a lui affidati e quale ruolo chiave giochi nella buona riuscita dei brani.

Musikey: Come sono nati l’interesse e la passione per la direzione?
Carlo Goldstein: Nella mia famiglia la musica è sempre stata importante. Ci sono stati alcuni professionisti – una zia pianista e soprattutto mio bisnonno, che è stato un eccellente violinista – ma nell’insieme tutti hanno avuto un’educazione musicale: si è sempre andati a sentire concerti, a vedere opere e la mia radio è sempre stata fissa sul V° canale della filodiffusione. Io sono cresciuto e mi sono formato a Milano dove ho compiuto gli studi musicali e mi sono laureato in Filosofia alla Statale. Per primo fu il mio maestro di pianoforte Alberto Ferrari, dopo il diploma, ad esortarmi ad andare a seguire delle lezioni di direzione d’orchestra; fino ad allora non ci avevo mai pensato concretamente. L’incontro decisivo è stato con il M° Emilio Pomarico, nella cui classe ho studiato per quattro anni all’Accademia Internazionale della Musica di Milano: un musicista magnifico e un didatta implacabile. Il suo modo di concepire la direzione, la pregnanza della sua visione musicale, la ricchezza dei suoi orizzonti artistici sono stati per me decisivi. Una vera epifania: un mare di musica – da suonare, da dirigere, da scoprire, da analizzare – si è letteralmente spalancato di fronte a me in quel periodo di studio. Ho poi fatto anche alcune esperienze di formazione all’estero: ho seguito corsi a San Pietroburgo, al Royal College of Music di Londra e, soprattutto, al Mozarteum di Salisburgo, un’esperienza bellissima, dove sono stato per due anni.

Musikey: Collabori da molto con MDI Ensemble? Quale il tuo rapporto con i membri del gruppo?
C.G.: Ho incominciato a collaborare con MDI ensemble circa un’anno fa. Con Paolo Casiraghi – il clarinettista di MDI – siamo stati compagni di studio, dunque ci conosciamo da tempo; credo fossero senza direttore per una data e hanno pensato a me… Abbiamo fatto un paio di cose fino ad ora e abbiamo qualche progetto per il prossimo futuro. Lavorare con MDI è davvero stimolante; individualmente sono tutti musicisti di prim’ordine e insieme esprimono un senso cameristico molto avvincente. La ‘voce’ di MDI è insomma decisamente riconoscibile e originale. È senz’altro una delle migliori realtà della musica contemporanea in Italia in questo momento; forse addirittura l’unico ensemble con caratteristiche paragonabili a quelle dei migliori complessi francesi o tedeschi. Quando ci troviamo con MDI non penso affatto a come dirigerli; provo a far parte dell’ensemble: più che altro si cerca di capire una nuova partitura insieme e si prova a risolverne i problemi.

Musikey: Dirigi essenzialmente musica contemporanea (ti sei specializzato?) o anche il repertorio classico?
C.G.: Non sono uno specialista della musica contemporanea; anzi direi che non sono uno specialista di nulla. Credo che un musicista debba mantenere lo spettro dei suoi interessi il più ampio possibile: facendo sempre solo un tipo di repertorio  alla fine ci si inaridisce. Sia chiaro, gli unici obblighi a cui un musicista deve sottostare sono quelli che gli dettano la sua sensibilità, il suo personale gusto musicale e i suoi interessi; un interprete deve essere abbastanza forte da rimanere impermeabile a condizionamenti esterni nelle sue scelte, tuttavia curioso abbastanza da restare aperto a ciò che non conosce. La musica contemporanea in questo senso è un’ottima scuola: studiare ed eseguire una musica che letteralmente nessuno ha mai sentito ci costringe a tornare al grado zero dell’ascolto e della lettura della partitura, senza affidarci ad aspettative o meccanismi pregressi; ci costringe a metterci in gioco completamente nella ricerca di un significato, che è poi ciò che bisognerebbe continuare a fare ogni volta anche in una Sinfonia di Haydn o in un Concerto di Mozart.

Musikey: Come descriveresti, dal punto di vista del direttore, la musica contemporanea?
C.G.: Studiare e poi dirigere un pezzo di musica contemporanea è esattamente come studiare e dirigere qualsiasi altro repertorio. Certo esistono esigenze tecniche specifiche ma questo vale per ogni repertorio: anche Brahms richiede tecnica e sensibilità diverse, per esempio, rispetto a Beethoven o a Stravinskij. Alla fine comunque ciò che ogni musica richiede al proprio esecutore è sempre la stessa cosa: la massima intellezione razionale possibile da una parte e la massima empatia emotiva dall’altra. In questo iato impossibile vi è lo spazio dell’interprete.

Musikey: Potresti dare dei suggerimenti all'ascoltatore?
C.G.:  L’ascolto è una vera e propria arte e non si impara in poco tempo. Capire cosa effettivamente ascoltare quando si ascolta della musica non è sempre facile. Molto spesso, dopo numerosi ascolti, si finisce per trovare un brano familiare e dunque l’ascolto diventa gratificante, facile: ciò non significa affatto d’altra parte che si sia compreso il suo contenuto. Così come, molto spesso, persone senza una formazione musicale finiscono per affezionarsi alla prima esecuzione che hanno sentito di questo o quel brano, ritenendola la migliore semplicemente perché è la prima che hanno sentito o quella a cui si sono accompagnati più a lungo. Oggi, nella fruizione della musica prevale un atteggiamento feticistico. Si ascolta musica con l’I-Pod mentre si fa qualunque cosa, musica di ogni tipo viene diffusa più o meno in ogni contesto e in ogni momento della vita pubblica: decisivo è il piacere che si prova all’ascolto, l’effetto che quella musica ha su di me in quel momento; le emozioni - di cui tutti sembrano preoccuparsi molto oggi! -  sono diventate il centro di ogni discorso musicale. Insomma, pochi ormai si preoccupano di capire, prima di tutto, cosa in realtà questa o quella musica significhi in quanto tale, oggettivamente! Sarebbe come trovarsi di fronte al Partenone e, senza curarsi di sapere nulla dell’antica Grecia, preoccuparsi invece di come quell’edificio influisca sul proprio stato d’animo.
La musica è un linguaggio e in quanto tale è una forma di relazione che ci impegna: pretendere di avvicinarvisi semplicemente per trarne questa o quella emozione prima di comprenderne il messaggio è semplicemente una forma di ignoranza. Non è il caso di giudicare in modo moralistico questo atteggiamento diffuso. Bisogna d’altra parte constatare, purtroppo, che la diffusione della televisione nei nostri tempi ha portato un felice innalzamento della generale sensibilità nelle arti visive – la pubblicità, le sigle, i video musicali sono ambiti in continua evoluzione e di grande creatività – mentre in ambito musicale un progressivo imbarbarimento.

Musikey: Qual è il tuo direttore preferito? Il tuo modello?
C.G.: Sono molti i direttori del passato che ammiro: Furtwaengler, Walter,  Celibidache, Fricsay, Kleiber e molti altri anche meno noti. Non è difficile comunque trovare spunti affascinanti e stimolanti anche in esecuzioni nell’insieme mediocri, o ispirate ad una visione d’insieme che non si condivide. Sono molto attratto, nell’ascolto del lavoro di altri direttori, dalle cose diverse da me, dalle prospettive contrarie alle mie: è un modo per mettere alla prova i propri assunti, per conoscersi più a fondo; un modo per capire cosa non si vuole. Tra i direttori ancora attivi ho da sempre un debole per Zubin Mehta; ne ammiro la chiarezza, la vastità del repertorio che spazia con facilità da Traviata a Webern, dalle messe di Haydn ai Gurrelieder. Un musicista estraneo a mode, davvero completo.

Musikey: I tuoi prossimi progetti?
C.G.: Spero di fare nella prossima stagione – 2009/2010 – qualche bel concerto con MDI: mi piacerebbe riuscire ad affrontare con loro alcuni capisaldi del repertorio novecentesco per ensemble, Pierrot Lunaire o la Serenata op. 24 di Schoenberg ad esempio. Magari accostando queste pietre miliari con lavori di compositori giovani ed emergenti. Su altri fronti debutterò in Sala Verdi a Milano per la Società dei Concerti, dirigendo i Berlin chamber soloists, un’ottima orchestra da camera, con la quale probabilmente faremo anche un piccolo tour in altre città d’Italia. Di altri progetti in via di definizione, per scaramanzia, è meglio non parlare.


I concerti

Sabato 4 aprile, ore 21.30, Recenati (MC) - Auditorium Centro Mondiale della Poesia e della Cultura “G. Leopardi”


ITINERARI D'ASCOLTO - incontri con la musica contemporanea
Rassegna a cura di Fabrizio Ottaviucci

KARLHEINZ STOCKHAUSEN, Klavierstuck IX 1955-61
Fabrizio Ottaviucci pianoforte

KARLHEINZ STOCKHAUSEN, Tierkreis 1975
Ensemble da camera degli allievi

Scuola di Musica Liviabella
Istituto Musicale Nelio Biondi
Scuola di Musica Arturo Toscanini
Civica Scuola di Musica B.Gigli
Istituto Musicale Salesiano
Conservatorio di Fermo

FERNANDO MENCHERINI, La Huella 1997
Fausto Bongelli pianoforte

Video Art
Silvana Furfari

Mercoledì 8 aprile 2009 ore 20.00, Latina - Conservatorio di musica
Logos ensemble - Musica contemporanea Italiana e Spagnola

MAURO BORTOLOTTI, Foglie
DANIEL ZIMBALDO,  Cartas desde el Real Hospital de Lunaticos
JESUS RUEDA, L'infinito
LUCA LOMBARDI, Come d’autunno
ROBERTO GERHARD, Libra

Tonino Battista, direttore
Catharina Kroeger, soprano
Gianfranco Cellacchi - flauto
Antonio Fraioli - clarinetto
Stefania Cimino - violino
Donato Cedrone - violoncello
Eugenio Becherucci - chitarra
Cristiano Becherucci - pianoforte
Flavio Tanzi -percussioni

Lunedì 20 aprile 2009, ore 21.00 Teatro i – Milano

3 MUSICA INAUDITA

PHILIP GLASS, A musical portrait of Chuck Close
GYORGY LIGETI, Études, Troisième livre
MAURICIO KAGEL, MM51
GYORGY LIGETI, Musica Ricercata

ll lavoro di Philip Glass e György Ligeti, due grandi rivoluzionari del linguaggio musicale contemporaneo che hanno saputo anche rivolgere lo sguardo alla infinita leggerezza delle nuvole, incornicia l’esecuzione di MM51 di Mauricio Kagel, dove l’esecuzione musicale sconfina con divertita ironia nel campo della performance teatrale.


Discografia
a cura di Alberto Moretto

SALVATORE SCIARRINO – Fauno che fischia....

Mario Caroli (flute), Ernestine Stoop (harp), Tomoko Mukayiama (piano), Françoise Kubler (voice), Christian Dierstein (bells) ATTACCA CD 28118

IVO MALEC – Works for orchestra and chamber ensemble
Ensemble Linea, Motus Aujourd'hui

STEFANO SCODANIBBIO – My new address
2004, Milano – Stradivarius STR 33668

I siti
www.mdiensemble.com
www.alessandrodolci.it
www.cematitalia.it/sonora
www.ecpnm.com

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Tema del mese. Backstage: alle origini del concerto

   
Giovedì 19 marzo 2009, all'interno del Master in Auto-imprenditorialità musicale dell'Accademia del Teatro alla Scala di Milano, si è tenuta una lezione su marketing e fundraising per la musica contemporanea con particolare riferimento al caso di Mdi Ensemble. Queste tematiche non prettamente artistiche coinvolgono anche la sfera musicale in quanto si rivela fondamentale, per poter portare avanti la propria mission di promozione e diffusione della nuova musica, trovare e raccogliere fondi con continuità, sostegni economici, da privati e da aziende.   
In questo periodo di crisi generale non è facile imporre la musica e in particolar modo la musica d'avanguardia come prodotto da sponsorizzare e da valorizzare: la musica fa parte del cosiddetto terzo settore che non contempla i beni di primaria necessità. Ma non bisogna arrendersi perché se è vero che i generi alimentari e di sussistenza sono innegabilmente indispensabili e vengono al primo posto, certo nel 2009 non ci si può fermare al concetto di “pancia piena”.Anche il nostro spirito ha estremo bisogno di essere nutrito ed è solo la cultura, nel caso specifico la musica, che ci può aiutare a raggiungere l'obiettivo. E' in questo clima di precarietà, di licenziamenti, di chiusure che la musica contemporanea emerge come bene assoluto di rifugio peccatorum. E' necessario trovare sollievo a tanto disagio, una via di fuga che ci permetta di  liberare ancora in alto il pensiero, dare spazio a quell'io nascosto e soffocato, offuscato  da mille problemi.
Ecco quindi che diventa quanto mai indispensabile riuscire ad affermare nella società la musica contemporanea, diffonderla, renderla valvola di sfogo vicina a chi ne ha bisogno.
Per questo la nuova musica si avvicina alle discipline della comunicazione come mai prima, si fa prodotto da vendere, da urlare al mondo. Senza l'applicazione specifica delle tecniche più avanzate del marketing non esisterebbero miriadi di ensemble, orchestre, concerti, eventi speciali che per loro caratteristiche non possono usufruire degli ormai scarni sussidi dello Stato.
Le strategie per un'adeguata raccolta fondi sono alla base della sopravvivenza di molte realtà artistiche che pullulano il territorio nazionale. Non basta essere bravi per affermarsi, offrire musica di qualità, applicarsi con dedizione e costanza allo strumento quotidianamente, provare ore e ore, creare momenti di analisi e ricerca. No, niente è più sufficiente nel panorama attuale. La musica contemporanea ha bisogno di una spinta in più per arrivare alle orecchie della gente e catturare l'attenzione, farsi capire per ciò che può significare: regno di emozione e di senso, spazio infinito ed immacolato di pensiero, angolo di abbondanza e ricchezza che nessuno ci può sottrarre. Attraverso il fundraising ovvero l'applicazione di strategie e la realizzazione di progetti appositi e studiati ad hoc per soddisfare il singolo interlocutore, la musica contemporanea può ancora farsi strada, avendo cura e tempo di coltivare con pazienza le relazioni con i potenziali sostenitori, coinvolgendoli e rendendoli parte delle sue iniziative.

E' urgente che i musicisti in primis capiscano l'importanza di dotarsi di queste strategie vincenti, di supporti scientifici alla loro arte, di quanto siano indispensabili la promozione e la comunicazione nel settore dell'auto -imprenditorialità musicale, al fine di convincere chi può donare a sostenere la loro causa e portare avanti così un patrimonio irrinunciabile quale è la musica.


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Il libro. 
L’arte innocente. Le vie eccentriche della musica contemporanea italiana.
Autore Renzo Cresti, ed. Rugginenti 2004

Il compositore, oggi più che in passato, è completamente libero di indirizzare la propria ricerca verso quegli universi sonori che ritiene più consonanti con la propria storia personale, col proprio carattere, con le proprie istanze interiori: è così che molti compositori di oggi tendono a circoscrivere il proprio lavoro all'interno di regole e comportamenti rituali che essi stessi codificano e giustificano di volta in volta. Ognuno dà la priorità a quegli aspetti del processo compositivo che ritiene più significativi: chi alla grafia, chi al timbro, chi alla logica combinatoria, chi alla gestualità o alla strumentalità, chi alla sperimentazione, chi alla teatralità, chi all'elettronica, chi al recupero di un qualche passato; procedimenti compositivi essenziali per alcuni, possono essere incomprensibili o non percorribili per altri. L'individuo diviene artista per soddisfare determinate esigenze espressive poiché esistono tanti insiemi specifici di istanze interiori e tanti modi diversi di esprimerle.
Ciascun artista sviluppa uno stile individuale nel quale le proprie esperienze hanno un ruolo fondamentale; così ognuno definisce più o meno consciamente i termini entro i quali esprimere la propria personalità e si comporta più o meno coerentemente con queste premesse, sviluppando e coltivando alcuni modi di operare in sintonia con le proprie esigenze espressive.


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In evidenza – Progetto SONORA


Federazione CEMAT è promotrice della musica contemporanea italiana attraverso il progetto SONORA, nato nel 2000 per sostenere, promuovere e diffondere nel mondo la nuova musica italiana in modo sistematico e coordinato.

SONORA è sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Dipartimento per lo Spettacolo.

Uno degli scopi principali di questa iniziativa è di dotare di un funzionale strumento di informazione, collaborazione e supporto la rete degli Istituti Italiani di Cultura, strutture che possono dare un notevole contributo alla presenza di formazioni, interpreti e compositori italiani nelle principali sedi di manifestazioni internazionali di prestigio e che possono anche rappresentare una forma nuova di committenza di nuove iniziative.

SONORA sviluppa un’azione propositiva per la realizzazione di specifici progetti, presentati da interpreti ed ensemble presso le principali istituzioni, festival e rassegne internazionali di musica e di spettacolo intermediale. Ciò permette una testimonianza attiva della vita musicale italiana contemporanea nel contesto internazionale, attraverso la presenza dei nostri interpreti alle più importanti manifestazioni a livello mondiale.

Allo stesso tempo sono stati sviluppati una serie di strumenti informativi (notiziario periodico, sito internet, informazione on-line, ecc...) per fornire tutte le notizie utili agli operatori del settore, sui progetti presentati e su quelli in fase di elaborazione.

L’attività di SONORA negli anni ha raggiunto risultati davvero notevoli: centinaia di concerti all’estero, collaborazioni con istituzioni internazionali, compositori, interpreti e artisti promossi e un’ampia serie di nuove produzioni intraprese.

È un bilancio estremamente soddisfacente, che ha avviato un processo virtuoso e colmato una notevole lacuna istituzionale. In particolare, grazie all’azione di SONORA, si è invertita una tendenza che vedeva i compositori e gli interpreti italiani presenti all’estero solo sporadicamente e per lo più per iniziativa di complessi e istituzioni straniere. Inoltre vi era un’oggettiva difficoltà per molti di inserirsi nelle programmazioni delle istituzioni internazionali, proprio a causa della mancanza di rapporti e di relazioni nelle singole realtà.

SONORA costituisce oggi il riferimento principale per gli operatori internazionali per quanto riguarda la nuova musica italiana.


Le istituzioni - ECPNM


L'ECPNM è un centro europeo con sede ad Amsterdam che si occupa di promuovere ed organizzare concerti riguardanti la musica contemporanea, in special modo quella composta dopo il 1950.

Si pone a livello europeo quale ente coordinatore di eventi che rappresentino la nuova musica su scala internazionale: dallo spettacolo locale alla promozione di ensemble emergenti.

L'ECPNM ha bandito un concorso con scadenza 1 aprile 2009 per la valutazione di progetti di musica elettronica: si tratta della seconda edizione della European Competition for live-electronic music projects. I partner organizzatori di questo concorso sono anche membri dell'ECPNM come EULEC (Amburgo, Germania), MISO (Portogallo) e Gaudeamus Music Week (Paesi Bassi).

L'ECPNM è membro associato dell'EFA – European Festival Association. In tale veste si fa promotore di meeting e simposi concernenti la nuova musica, di incontri a tema quali "The future of new music festivals", "Audio Art", e molti altri ancora che riguardano le applicazioni della musica contemporanea alle altre arti e le problematiche afferenti.

All'interno della European Festival Association si è formato il gruppo di lavoro Ars Nova che si dedica all'analisi e alla discussione di casi di musica, teatro e danza contemporanea e allo studio si scambi e cooperazione tra i vari paesi.

L'ECPNM fa parte anche dell'EMC – European Music Council, con il quale è costantemente alla ricerca di partner internazionali che si avvicinino alla loro mission: sostenere, promuovere e divulgare la musica contemporanea con tutti i mezzi possibili e nel migliore dei modi.


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Il provocatore
di Alessandro Dolci

Cos’è la musica contemporanea?

Domanda impegnativa e soprattutto…esageratamente generica! La musica contemporanea non sarebbe per caso TUTTA quella che ci giunge oggi alle orecchie, o meglio ciò che viene creato oggi, dalla musica pop ai sottofondi di supermercati ed aeroporti? Certamente…l’attività musicale aleggia al di sopra di un’epoca formandone un ritratto tanto composito quanto riconoscibile. Ci sono delle costanti che accomunano vari campi dell’espressione musicale.

Nondimeno di questi tempi in cui si adora scaffalare, etichettare, dividere tutto fino alla nausea, in generi e sottogeneri, in ambito musicale sembra venir meno la divisione più importante, l’unica che nella realtà dei fatti sancisce differenze REALI: la divisione tra musica “d’arte”, musica “colta”, e musica “popolare”, musica “leggera” o “popular” (termine abbastanza in voga ultimamente).

Cercare di capire come si è arrivati a tutto ciò è piuttosto complesso, citeremo solo una causa, una tra tutte: le istituzioni divulgative della musica “d’arte” (quindi radio, sale da concerto, conservatori), dopo la Seconda Guerra Mondiale, si sono arroccate talmente su loro stesse, si sono a tal punto dedicate al culto del passato (per altro un culto quanto mai distaccato, completamente accademico), si sono a tal punto chiuse al presente, da restare completamente slegate da una società esterna in rapida trasformazione, una società in cui il passato acquisiva sempre meno valore.

La musica “d’arte” da manifestazione centrale della società, si è trasformata in una sorta di “club privè”, di “piccolo clan” vagamente Proustiano, in cui snobismo e provincialismo vanno felicemente a braccetto (connubio quanto mai pericoloso!).

Sembra quasi dato per acquisito che ci sia una musica “classica”, ovvero una musica che appartiene al passato e che viene conservata come in un museo, ma una volta giunti all’oggi, le differenze crollano e la musica della nostra epoca diventa improvvisamente quella “popular”. Bach, Beethoven, Wagner e Bob Dylan insomma…è questa visione storica del fatto musicale che ha raggiunto una certa risonanza mediatica e presso il cosiddetto “uomo della strada”. Il che è pure avallato da qualche irresponsabile dichiarazione di “guru” della musica Classica che improvvisamente affermano: “non esiste musica classica e musica leggera…esiste soltanto buona musica e cattiva musica”. Affermazione all’apparenza innocua e “liberale” (“come è aperto il nostro Venerando Maestro!”) ma che in realtà racchiude un'ideologia piuttosto pericolosa.

Innanzitutto in questo modo si dà per scontato che esisterebbe un parametro di giudizio (e quale? Quello del Grande Maestro Illuminato?) per stabilire una musica “buona” e una “cattiva”. Che bello, forse servirebbe una polizia di Stato, come nella vecchia URSS o nella Germania Nazista, che si preoccupi di promuovere le musica “sana” e di frenare la musica “degenerata”? Alla faccia della libertà…e se la musica che tu ritieni buona fosse per caso un ammasso di banalità senza capo né coda? Come la metteremmo?

Dopo aver tolto il diritto alla libertà creativa con un paralizzante monito sulla supposta presenza di criteri qualitativi soprannaturali per decretare l’esistenza di una buona e di una cattiva musica, per le stesse ragioni si dichiara implicitamente l’esistenza di una classe privilegiata che possa arrogarsi il diritto di scegliere ciò che è buono o non è buono.
Allo stesso tempo si dichiara, lapalissianamente, la bancarotta di tutta una tradizione musicale colta che non ha nemmeno più dei parametri, delle radici in cui riconoscersi, che non ha più una proposta culturale forte che la differenzi dalla musica popolare, pur nelle reciproche influenze.

Il nostro Venerando Maestro Liberale, si scopre in realtà essere uno snob (io ho la chiave per capire ciò che è buono e ciò che non è buono) autoritario (io posso decidere ciò che è buono e ciò che non è buono) e nichilista (ormai noi musicisti classici non abbiamo più nulla di NOSTRO da dire): un cocktail micidiale.

In realtà non esiste una musica buona e una musica cattiva, ciò che esiste è esclusivamente una differenza tecnica  e culturale tra due diverse tradizioni musicali: la musica pop e la musica classica o colta; nel 2009 quello che vogliamo ascoltare lo decidiamo solo noi.





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