ArtKey Magazine | ArticoloLuis Eduardo Aute. Transfiguraciones 1951-2005.
Autore: Maria Leonardi
Data: 27.04.2009
Vai alla sede: Reale Accademia di Spagna Gli artisti correlati: Luis Eduardo Aute Una magica notte aleggia sul Gianicolo, mentre gocce di una primavera capricciosa benedicono la voce calda e struggente di Luis Eduardo Aute: magica notte alla Reale Accademia di Spagna per il concerto del cantautore in occasione dell'inaugurazione della mostra antologica delle sue opere. Per la prima volta in Italia abbiamo l’opportunità di ammirare le creazioni di questo genio straordinario che ha esplorato tutte le forme dell'arte, dalla pittura alla scultura, dalla musica alla poesia, al cinema, con vibrante passione. Ha partecipato, tra l’altro, alla Biennale di Parigi e alla Biennale di San Paolo, e ha vinto importanti premi internazionali. In Italia ha peraltro vinto, nel 2001, il premio della canzone d'autore intitolato a Luigi Tenco. ![]() Un momento del concerto di Aute Homo sum, humani nihil a me alienum puto, la frase di Terenzio che ebbe tanto successo nel Rinascimento, gli si adatta in maniera perfetta. Al centro della sua opera troviamo l'uomo, denominatore comune dei quadri, delle canzoni, delle poesie, l'uomo con le sue debolezze e la sua anima, lo smarrimento verso il destino e la ricerca del senso dell'esistenza. Come Salvatore Quasimodo, lo sguardo di Aute si sofferma sull’uomo del suo tempo, in un sofferto slancio verso la salvezza e verso un Dio che pur esiste e si trova all’interno dell’anima umana. Il confronto con la feroce realtà della dittatura militare lo ha portato verso l’impegno civile e verso la ricerca dell’armonia attraverso l’amore erotico, che conduce in una speciale dimensione esistenziale, dove tutto è perfetto nell’esaltazione dei sensi. Il suo percorso artistico inizia con ritratti e autoritratti, indagine esteriore e psicologica dell’uomo, finché lo sguardo si rivolge al mondo interiore con El verbo se hace carne, del 1980, punto di partenza per il lavoro futuro. Realizzata ad olio, l’opera permette allo spettatore di guardarsi allo specchio, di capire la sua identità ed entrare a far parte dell’opera stessa, modificandola di continuo. Luis Eduardo Aute inserisce lo specchio anche nelle sculture Las tres personas del verbo: yo, tù, él… o ella, del 1996, e Yo soy…nadie, del 2001, dove gioca con elementi distinti per provocare e suscitare la riflessione sulle diverse percezioni della realtà. ![]() Autorretrato, 1958 ![]() Anunciacion IV, 1983 Dal 1980, dunque, volgendo lo sguardo al mondo interiore, prende forma con vigorose pennellate espressioniste un contenuto spirituale che grida il suo dolore e la sua anima dolente, nell’iconografia religiosa della Deposizione e delle Stimmate. Il mondo di Aute si moltiplica e si riproduce poi all’infinito nella gigantesca pupilla di Autorreflexión, fino a trasformarsi nella dissacrante saga degli angeli disegnati morbidamente a matita. Le immagini erotiche del corpo femminile che si unisce a quello maschile esprimono la ricerca della perfezione nella sintesi degli opposti vagheggiata da Borromini. Nella mostra in corso alla Reale Accademia di Spagna possiamo ammirare anche il film d’animazione Un perro llamado dolor, perché il genio creativo di Luis Eduardo Aute si manifesta a tutto campo anche nelle sue opere cinematografiche. E’ stato realizzato nel 2001 con oltre 3.500 disegni originali, eseguiti eroicamente nel corso di cinque anni. In sette capitoli Aute racconta con ironia e intelligenza sette storie su personaggi reali, tra cui i pittori Goya e Velázquez, Frida Kahlo, Dalí, Duchamp, Picasso, basate sulla loro biografia e la loro relazione con i modelli. Il cane che percorre tutta l’opera è la metafora del dolore, e trae origine dal cane di Frida Kahlo, che la pittrice messicana accarezzava per calmarlo e contemporaneamente calmare anche il suo dolore, costante della sua vita. ![]() El verbo se hace carne, 1980 L’omaggio agli artisti immortali si esprime anche nella canzone Tríptico de luces y sombras, una delle innumerevoli che il cantautore ha interpretato nel suo concerto romano: Velazquez è stato il pittore della luce, dell’aria e della realtà, Goya è stato il pittore dell’ombra, dell’assenza e del sogno, e infine Picasso ha raggiunto la sublime pittura finale con il suo occhio immortale. Impareggiabili musicisti lo hanno accompagnato con la chitarra e le tastiere nell’esecuzione di canzoni famose, come Giraluna, Una de dos, De la Luz a la Sombra, Prefiero amar, Slowly, Sin tu latido, affascinando il pubblico presente. Luis Eduardo Aute ha terminato la sua esibizione cantando con la sua sola voce struggente Al alba, composta nel 1975, nei giorni precedenti l’esecuzione degli ultimi condannati a morte della Spagna franchista. In copertina: Autorreflexion-1990 |
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