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“La natura e l’arte del numero”, incontro-omaggio a Mario Merz alla galleria Oredaria Arti Contemporanee di Roma
Data: 19.05.2009

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Fibonacci è stata la mia chance per capire lo spazio, per capire i rapporti e chi siamo-tutto”.  (Mario Merz)   La galleria Oredaria Arti Contemporanee di Roma ha reso omaggio a Mario Merz con un incontro di approfondimento sul tema del rapporto tra l’arte, la natura e la scienza dei numeri, la matematica. Sono intervenuti il matematico Michele Emmer, autore di “Visibili armonie” sulla sinergia tra arti e scienze matematiche e direttore della serie “Matematica e Cultura” e il critico d’arte Giovanni Maria Accame. L’incontro avvenuto il 15 aprile, dal titolo “La natura è l’arte del numero”, si inserisce nel quadro della mostra personale di Mario Merz, realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz di Torino. L’incontro vuole indagare e porre in luce il trinomio arte-natura-matematica, come spiega il moderatore della discussione, l’epistemologo Gianluca Bocchi. Questo in occasione di una mostra che, per scelta curatoriale, vuole evidenziare un aspetto fondamentale della ricerca artistica di Merz: il rapporto con i numeri e in particolar modo con la successione di Fibonacci, che percorre l’opera dell’artista a partire dalla fine degli anni ’60.  Una relazione intrigante e intensa, quella tra le arti e la matematica, scienza spesso interpretata come uno delle vie per individuare e descrivere l’armonia dell’universo. Il fascino di molti artisti per le proporzioni e per le leggi matematiche che sovrintendono l’ordine naturale risale al periodo greco e diventa uno dei capisaldi dell’arte rinascimentale, periodo d’oro della felice sinergia tra arte e scienza. Leonardo Da Vinci sarà uno dei primi ad appassionarsi allo studio e alla rappresentazione di un ordine aritmetico in natura, delle leggi e dei modi secondo cui essa si organizza. Albrecht Dürer in “Melencolia I” inserisce l’immagine di un quadrato magico, simbolo temuto in epoca rinascimentale per la ricorrenza della somma dei  suoi numeri, conferma della ciclicità vitale. Galileo Galilei scrive nel “Saggiatore” nel 1623 a proposito dell’universo sensibile: “egli è scritto in lingua matematica e i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche” e a parere di Cezanne, circa trecento anni più tardi, tutto in natura può essere definito secondo le forme geometriche del cubo, del cono e del cilindro: questi costituiscono la ratio nascosta della sua visione della natura. Giovanni Maria Accame, prima di introdurre il discorso sul rapporto tra la concezione della natura insita nell’opera Mario Merz e la serie di Fibonacci, ricorda brevemente alcuni degli artisti della prima metà del ‘900, la cui estetica ha dialogato intensamente con le leggi matematiche. Max Bill nel 1949 scrive: “il punto di partenza per una nuova concezione dell’arte è dovuto probabilmente a Kandinskij, che nel libro lo spirituale nell’arte pose nel 1912 le premesse di un’arte nella quale l’immaginazione dell’artista sarebbe stata sostituita dalla concezione matematica”. Tre anni prima Le Corbusier afferma che per l’artista la matematica non significa scienze matematiche, ma presenza di una sovranità,  “di una legge di infinita risonanza, consonanza, ordine” e nello stesso 1949 pubblica “Le Modulor”, in cui il sistema di proporzioni studiato è ricavato sulla base delle misure umane, del sistema numerico di Fibonacci e della sezione aurea. Michele Emmer durante il proprio intervento illustra brevemente le caratteristiche della serie dello studioso pisano del 1200 Leonardo Fibonacci, composta da numeri interi in progressione, dati dalla somma dei due numeri precedenti (1, 1, 2, 3, 5, 8…) e derivata dall’acuta osservazione delle regole biologiche. Tale sequenza aritmetica è in connessione con un numero non razionale che ha avuto un impatto straordinario nella storia dell’arte e dell’architettura, ovvero la proporzione aurea. Prendendo in considerazione il rapporto tra due numeri consecutivi della serie, il numero irrazionale ottenuto si avvicina appunto a quella che si chiama la proporzione aurea, considerata da secoli la proporzione ideale per eccellenza e un canone geometrico fondamentale. Oltre alle ripercussioni in ambito matematico, sono numerosi gli esempi di elementi naturali il cui ordinamento richiama la serie di Fibonacci. In primis il tasso di riproduzione dei conigli, questione a partire dalla quale lo studioso pisano elabora la sua serie numerica. Le costrizioni dinamiche naturali nello sviluppo delle piante sono riconducibili alla numerologia di Fibonacci, come hanno recentemente confermato gli studi dei matematici francesi Yves Couder e Stéphane Douady: il numero di placche che si contano procedendo per circonferenze a partire dalla base in un frutto di ananas, i semi dei girasoli, i lati della banana, la struttura dei grappoli d’uva. Entrambi i relatori sottolineano come il riferimento a Fibonacci sia essenziale per sottolineare un aspetto fondante dell’opera di Mario Merz, ovvero l’ intenso rapporto con il mondo fenomenico, che ha origine in una concezione “globalizzante” della natura. La scelta di servirsi della serie di numeri dello studioso pisano si accorda poeticamente con la fascinazione di Merz per il flusso vitale e con la sua concezione di natura. Giovanni Maria Accame spiega come per l’artista la serie numerica di Fibonacci sia un’interpretazione del dinamismo generativo biologico e ricorda come  “per Merz tutto è natura in quanto parte di un unica spinta dinamica”, espressa, per usare le parole di  Dieter Schwartz, attraverso “una forma compresa solo nel divenire” non fissata in una struttura chiusa, ma cosciente descrizione di un movimento continuo. Percorrendo alcuni elementi della biografia e della pratica creativa dell’artista, Accame sottolinea l’interesse di Merz per la rappresentazione della struttura alla base dei fenomeni naturali e il ruolo della serie numerica in quanto concetto suggestivo di cui l’artista si è appropriato per esprimerla. Nelle sue opere i numeri sono creati col neon, presentati come tali e disposti a intervalli regolari, in spinta ascensionale o a ricreare la forma di una spirale tendente all’infinito, “appoggiati” come dice Bartolomeo Pietromarchi, ai vetri, ai disegni di  lucertole, coccodrilli, rinoceronti, animali amati dall’artista per la loro essenza primitiva, o alle raffigurazioni di mani e dita che si intersecano. Alle volte i numeri sono fluttuanti nello spazio o accompagnano l’elemento architettonico, come nel caso dell’installazione sulla Mole Antonelliana di Torino. O ancora sono presenti nell’accumulazione di frutta e verdura disposte sui tavoli e nelle proporzioni ricorrenti nella costruzione dei tavoli stessi, costruiti in vetro o in diversi materiali, spesso a partire dalla figura della spirale. Michele Emmer ricorda che la spirale, una delle forme grafiche con cui Merz evidenzia ed esprime la serie, è una figura geometrica collegata alla sistema numerico di Fibonacci. Volendo citare alcuni dei molti esempi, troviamo tale figura, oltre che nelle opere basate sulla serie di Fibonacci e nei tavoli realizzati a partire dagli anni ’70, nelle installazioni in situ, quali il progetto mai realizzato per il Museo Haus Lange a Krefeld negli anni ‘70 o nella proliferazione numerica a spirale installata al Guggenheim Museum di New York l’anno successivo. La spirale è la forma e la struttura dinamica che meglio corrisponde all’espansione biologica della natura. L’artista stesso, nella video intervista proiettata alla fine dell’incontro, inedita e datata intorno alla fine degli anni ’90, parla della sua concezione della spirale: “La spirale è energia della materia. Nella spirale stanno la lentezza e al contempo il simbolo e il senso della velocità. È una forma magnificante della natura. Abbiamo bisogno di velocità del cervello umano e della lentezza dell’iguana”. Se il rapporto sinergico tra estetica e aritmetica è rappresentato per Merz dalla serie di Fibonacci, dalle sue applicazioni grafiche e dalle implicazioni biologiche,  il senso di quanto le due discipline siano comprensibili come due forme di conoscenza interagenti può essere espresso da questa frase dell’artista riportata da Michele Emmer a chiusura del proprio intervento: “I numeri nella loro valenza fisica e mentale e non semplicemente scientifica, servono per la misurazione esistenziale del mondo, per posizionare il proprio io in rapporto al tempo e allo spazio con un metodo che è tra conoscenza scientifica e pensiero magico e mitico”.

In copertina: Installazione sulla Mole Antonelliana di Torino
 





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