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Camping of Metaphorical Processes di Lino Strangis in mostra al Sala 1-Centro internazionale d’arte contemporanea di Roma
Data: 15.05.2009

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Vai all'evento: Lino Strangis - Camping of Metaphorical Processes

Vai alla sede: Sala 1 - Centro Internazionale d’Arte Contemporanea

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Non è solo l’alterazione della realtà, ma dello sguardo su di essa, non è lo specchio di ciò che percepiamo, ma di ciò che possiamo immaginare. E’ come un viaggio alla riscoperta di luoghi conosciuti che ci sembra di vedere per la prima volta o che, per la prima volta, percepiamo in modo totalmente nuovo. E’ questa l’idea a cui si ispira Camping of Metaphorical Processes di Lino Strangis in mostra al Sala 1 Centro internazionale d’arte contemporanea di Roma fino al 23 maggio.  

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Lino Strangis, Multy identity Man

Già conosciuto per Segnali viandanti/Video art mini-store, Strangis propone un percorso di quattro video installazioni (che variano dai due ai cinque minuti e di cui firma anche il suono) e quattro stampe.
Si incomincia con Multy identity man, una scultura audiovisiva messa all’interno di una canadese per campeggiatori e costruita con tre schermi di dimensioni diverse posti uno sopra l’altro. L’artista propone le diverse immagini di un moderno Narciso che si ripetono in loop fino a costruire una coscienza diversa della realtà percepibile. Un’immagine che, come un caleidoscopio, si rimodella ininterrottamente nello stesso processo audiovisivo. Lo spettatore è invitato a entrare da solo nella canadese e a ritrovarsi in un originale vis à vis con la scultura-sciamano. Non gli verrà raccontata alcuna storia, piuttosto gli verrà data la possibilità di un nuovo percorso cognitivo in forma di metafora.  

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Lino Strangis,
La città che sale e scende

Strangis vuole giocare con le immagini della realtà per proporla in tutte le prospettive possibili. Nelle sue opere non ci sono sovrastrutture narrative che richiamano a qualcosa di esterno, ma solo la volontà di rappresentare una realtà-altra da quella normalmente percepita grazie all’utilizzo di immagini (a volte anche rubate al cinema, al web o alla televisione) collocate in una dimensione percettiva “alterata” rispetto a quella consueta. Straordinario, in questo senso, è No Gravity Match on the World (l’unica videoscultura non collocata in una canadese), opera in cui Strangis svela simultaneamente profili dello stesso evento. Nell’opera, quella che appare come una banale partita di rugby, è in realtà l’ordine caotico di una battaglia fino all’ultimo respiro per la conquista del terreno su cui si combatte. One moment è, invece, quello che potrebbe essere definito un work in progress realizzato con riprese dal vivo, in cui l’artista ritaglia il passaggio di alcuni soggetti in un frame di tempo reale di circa un minuto.

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Lino Strangis,
No Gravity Match on the World

Qui l’immagine si ripete in un loop ininterrotto, facendo percepire allo spettatore una realtà-altra rispetto a quella che normalmente verrebbe percepita dal vivo. One moment e No Gravity Match on the World dimostrano, forse ancora più della precedente, che le opere di Strangis, come scrive Enrico Cocuccioni, configurano “veri e propri ambienti concreti, installazioni che hanno una evidente consistenza plastico-scultorea”.   La città che sale e scende è, infine, una scultura audiovisiva che si potrebbe definire come un testo di videoscrittura ispirato a La città che sale di Umberto Boccioni. Lavorando con riprese di luoghi urbani (Roma e Reggio Calabria), l’artista ripropone un’immagine doppia e di nuovo caleidoscopica in cui l’identità del luogo viene persa e dove esiste solo un andamento vorticoso dell’azione. Un omaggio al Futurismo, di cui proprio quest’anno si celebra il centenario, ma anche a quella che Eloisa Saldari definisce come la “bizzarra logica di un paradosso”.  

Strangis ha la capacità di rendere straordinario ciò che di normale c’è in ciò che vediamo e in ciò che sentiamo. Ha la capacità di creare mondi paralleli diversi nel tempo e nello spazio, ma anche indissolubilmente uguali al mondo originario da cui nascono. Sono videosculture tangibili in uno spazio tangibile, a volte anche ingombranti, ma che permettono, come dice ancora Cocuccioni “di aprire lo spazio a ulteriori significazioni”. Il legame con l’ambiente è, infatti, un elemento fondamentale dell’opera di Strangis, perché permette di creare due spazialità, due punti di vista da cui fruire l’opera: quella interna al video e quella esterna, cioè lo spazio in cui la video scultura è fisicamente collocata.

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La mostra al Sala 1

In copertina:
Lino Strangis, One Moment      





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