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Nathan Sinai Rayman alla Marena Rooms Gallery di Torino
Data: 10.06.2009

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Vai all'evento: Nathan Sinai Rayman - Happy accidents

Vai alla sede: Marena Rooms Gallery

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All’ingresso della mostra, su un cartello di piccolo formato, la scritta “Per prenotare le fermate premere il pulsante”: così il giovane californiano Nathan Sinai Rayman, detto Nate, invita lo spettatore a salire su un onirico mezzo di trasporto che attraversa il percorso espositivo site specific.
L’artista ha suddiviso gli spazi della Marena Rooms Gallery in quattro ipotetiche “fermate”, nelle quali si trovano raggruppati i prodotti artistici della sua ultima ricerca.

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Nella prima sala, due opere si mettono in contrapposizione. Nello spazio si erge una grande tela arricchita da frammenti estrapolati dal quotidiano dell’artista: ritagli, appunti, flyer che condividono lo spazio con una donna-fumetto dai capelli rossi sdraiata su una superficie fluttuante di colore. Sul lato opposto, una piattaforma verticale di legno truciolato fa ricadere su di sé un panneggio appesantito dalla gravità. Due faretti illuminano dall’alto l’intera struttura in modo teatrale,  mentre una pinzatrice è riposta a terra, come per rivelare lo strumento con cui l’opera è stata eseguita. L’artista ci coinvolge ponendoci una domanda: quando possiamo considerare un oggetto un’opera d’arte? Si può considerare un’opera d’arte il risultato aleatorio di una composizione di materiali e strumenti di lavoro? O è tale solo il prodotto elaborato artisticamente con la sicurezza del risultato? La tacita domanda posta all’osservatore, rivela l’intero percorso che Nate ha intitolato "Happy accidents".

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Il titolo, oltre a richiamare il concetto filosofico surrealista dell’automatismo psichico, vuole spingere il visitatore ad esaminare il rapporto che si crea tra l’oggetto artistico e l’individuo osservante. Nathan Sinai Rayman parte dal presupposto che un’opera d’arte possieda al suo interno un dato involontario e che questo sia l’artefice di uno smantellamento delle categorie interpretative tradizionali. Il percorso, infatti, prosegue attraverso un accostamento di tele ricoperte da sgocciolature di pittura, sagome indefinite, cerchi di colore, strumenti artistici vari. L’artista sembra proporre nuove “mappature” semantiche, risultato di una decostruzione e ricostruzione, con lo scopo di porre nell’opera nuove possibilità di significati.
L’incidentalità sta alla base del procedimento da lui adottato, sia per la procedura realizzativa, sia per la ricezione. Il nero dell’inchiostro, alternato da inserti di colore colato, è il colore predominante della terza sala, che accoglie i disegni. I suo disegni sono raffinati grovigli di linee che racchiudono una molteplicità di forme e significati.Nell’ultima sala, le composizioni divengono sempre più astratte.  Il colore a tratti conserva la matericità e, a tratti, si rende più fluido. Si alterano momenti di pura pittura, di tradizione statunitense, a inserti disegnati.

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Tutte le opere mostrano una parte di tela grezza, parte integrante dell’opera nel suo insieme, che, mostrandosi in superficie, si presenta quale teatro di possibilità compositive e interpretative. Nathan Sinai Rayman ricerca nel suo immaginario, nella sua vita quotidiana e nella cultura popolare, strumenti, immagini e forme che, accostate al linguaggio pittorico, offrono quell’imprevisto interpretativo che mette in discussione la solennità dell’opera d’arte

Le foto della mostra "Happy accidents" sono di Tommaso Mattina.

In copertina: Nathan Sinai Rayman, Attempted Drawing





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