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IL GIARDINO DEI LAURI
Data: 28.09.2009

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Vai all'evento: IL GIARDINO DEI LAURI. Collezione Angela e Massimo Lauro

Gli artisti correlati: Massimo Bartolini, Urs Fischer, Piotr Uklanski, Maurizio Cattelan, Piero Golia, Mariko Mori, Takashi Murakami, Matthew Monahan, Ugo Rondinone, Eric Wesley, Aaron Young, Tim Noble & Sue Webster, Roxy Paine, Michael Heizer, Dash Snow, Gary Webb


Tre allestimenti differenti, non complanari, una sorta di esemplificazione manualistica su come proporre in tre modi diversi una collezione privata. Requisito principale, un vasto assortimento di opere con cui poter lavorare, come quello messo insieme dal 1990 a oggi da Angela e Massimo Lauro, che sabato 12 settembre hanno aperto al pubblico la raccolta, esposta nella tenuta conosciuta come Il Giardino dei Lauri in località San Litardo nei pressi di Città della Pieve. Tre soluzioni per proporre una collezione dicevamo: il confronto con la dimensione domestica (abitazione), l’inserimento nell’ambiente (parco) e l’approccio museale/open space (edificio industriale di oltre 650 metri quadri).

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Piotr Uklanski, Untitled (The Thing), 2007, Ferro; cm. 800x596, Courtesy of Il Giardino dei Lauri

Il capannone, appunto, recentemente restaurato, ospita una ricca selezione di opere a cominciare dalla monumentale facciata di casa di Piero Golia, “It takes a nation of million to hold us back” (2003), staccata da un’abitazione olandese alla stregua di un affresco e collocata longitudinalmente nella parete esterna dello stabile. Proprio davanti alla nota opera dell’artista di origine napoletana, che esemplifica la poetica del gesto eclatante, l’idea dell’arte come azione eroica e apparentemente impossibile, si è svolta durante la serata di apertura la performance “Holedigger - Riduzione di fango” di Invernomuto, un progetto di rumorismo sonoro culminato in piena ridondanza musicale con la caduta dell’artista alla consolle nella botola sottostante, contenente una sorta di fango idealizzato, una melma verdastra e sintetica. Tra i tanti lavori visibili all’interno dello spazio, allestiti in quattro sale di diverse dimensioni, ricordiamo “Work no. 200: half the air in a given space” (1998), installazione praticabile di Martin Creed, la monumentale quanto effimera “House of bread” (2004) di Urs Fischer, autore anche di una delle due porte d’ingresso alla sala principale (l’altra è di Rudolf Stingel) e i lavori ibridi tra arte e design, dotati di una funzionalità tutta estetica, del cubano Jorge Pardo. Un’appartata saletta è interamente adibita alla proiezione di video a rotazione.

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Vincenzo Rusciano, Red Clown- Deadline, 2008, Tecnica mista, resina e vernice; cm. 104 (altezza), Courtesy of Il Giardino dei Lauri

All’interno della casa le opere sono ben inserite e armonizzate con l’arredamento della zona giorno, evitando opportunatamente un processo di musealizzazione grazie ad accorgimenti espositivi che conciliano e confondono la collezione con le cose della quotidianità: l’installazione di Sylvie Fleury composta da varie borsette regalo, che addossate a un divano del salotto rappresentano ambiguamente una effettiva possibilità di realtà sottendendo allo stesso tempo la riflessione dell’artista sullo shopping che diviene ready made; alcune preziose fotografie di Nan Goldin, tra cui il celebre autoritratto, che si inseriscono nel contesto come fossero parte della memoria familiare.

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Aaron Young, Buzzard, 2008, Griglia di acciaio e oro 24 kt; cm. 106.7x106.7x66, Courtesy of Il Giardino dei Lauri

L’itinerario nel parco, circoscritto alla zona verde intorno alla casa, porta alla scoperta di lavori di medie e grandi dimensioni, come “Campanile” (2006), rubinetto capovolto metà irrigatore metà fontana di Massimo Bartolini; “Napping” (2002) di Takashi Murakami; “Golden showers” (2000) di Tim Noble & Sue Webster, una fontana di led colorati bidimensionale, provocatorio punto di vista della coppia di artisti inglesi sullo stato dell’arte pubblica all’inizio del XXI secolo; “Untitled (the thing)” (2007) una grande mano metallica aperta di Piotr Uklanski, del quale altri interessanti lavori sono presenti in collezione; infine due opere il cui allestimento è stato reinterpretato rispetto a quello originale: “Untitled” (2004), uno dei tre bambini impiccati di Maurizio Cattelan, originariamente appesi a un albero di piazza XXIV Maggio a Milano, adesso issato sulla sommità di un pennone davanti alla casa e la scultura solo parzialmente installata di Domenico Antonio Mancini “That’s all folks” (2005), che rappresenta un alquanto depresso Willy il Coyote mentre riflette sui propri insuccessi.
Il parco sembra essere stato pensato come luogo sia diurno che notturno, in grado di mutare aspetto senza perdere fascino nel corso delle 24 ore: il momento di cesura tra i “due parchi” è segnato dal tramonto del sole, quando le immagini del suggestivo “Mirror of the water” (1996-98) di Mariko Mori, che proprio dell’ultima luce del giorno si giovano per manifestarsi fantasmatiche ed eteree, divengono inafferrabili e l’attenzione si sposta inevitabilmente a “Where do we go from here?” (1999) il grande arcobaleno di Ugo Rondinone. La scritta luminosa, ben visibile da ogni parte della tenuta, si pone come un interrogativo inesorabile per tutti i visitatori soggetti ai mutamenti di tempo e spazio, e simbolicamente anche per quello che sarà il “destino” della collezione. Un futuro impossibile da prevedere per la grande eterogeneità dei lavori finora acquisiti, anche se riconducibili in parte a macro raggruppamenti o movimenti, dal concettuale storico fino alle sue diramazioni più recenti, dal Neo-geo al Post-human. Una cosa però sembra quasi scontata: se le acquisizioni continueranno con il ritmo degli ultimi anni (la maggior parte delle opere esposte all’interno dell’edificio industriale sono state prodotte dal 2004 al 2009 e quindi acquisite di recente) la collezione, che attualmente comprende circa 300 lavori, sarà probabilmente destinata a crescere notevolmente già nei prossimi anni.


In copertina: Ugo Rondinone, Where Do We Go From Here?, 1999 Neon, acrilico, vetro, foglio traslucido, alluminio; cm. 625x1150x10, altezza del testo cm. 80, Courtesy of Il Giardino dei Lauri






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