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ARTISSIMA 16, IL BELLO DELLA FIERA D’ARTE
Data: 11.11.2009

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Vai all'evento: ARTISSIMA 16: PRESENT FUTURE. In mostra l’arte emergente internazionale



Oltre 45mila visitatori, 25 curatori, 22 Paesi nel mondo. E’ coi numeri che, normalmente, si presentano i successi delle manifestazioni, un po’ per trovare conferme, un po’ per trovare riparo. Ma in questa sedicesima edizione, Artissima non ha bisogno di ripararsi, neppure dalle polemiche che per natura ogni evento attrae, e più dei numeri è giusto raccontarne l’atmosfera che per tre giorni ha attraversato il Lingotto, e non solo. Complice, forse, quel ridimensionamento del tutto che unanimemente passa sotto al nome di “crisi”, quello che Artissima ha proposto al pubblico dal 6 all’8 novembre è stata una piccola, quanto significativa, apertura al mondo, senza urlare ma suggerendo artisti, gallerie, opere, spettacoli, mostre, performance, incontri. Mai quanto prima appaiono sincere e motivate le parole del direttore, Andrea Bellini (alla terza edizione della kermesse torinese), convinto che “l’arte contemporanea possa offrire, anche e soprattutto in una situazione di difficoltà come quella attuale, un salvifico cambio di punto di vista”. Se non è dato sapere come questo microcosmo dell’arte abbia potuto contribuire su ogni singolo spettatore, certo è che l’atmosfera che si è respirata ad Artissima nei giorni scorsi è di quelle che fanno venir voglia di tornare a far visita alle fiere, risvegliando quella curiosità e quel piacere di scoprire che in altre situazioni si era assopito. La qualità, soprattutto, ha fatto da padrona, accomunando le proposte delle 108 gallerie della main section e quelle delle 19 new entries, alternando nomi più che noti a nomi non del tutto noti, in quel giusto equilibrio che sa proporre l’arte come un grande bacino di idee più che come un manuale. Ecco quindi che, tra quelli che non hanno bisogno di introduzione, Massimo Minini presenta se stesso presentando i “suoi” artisti (scoperti, incontrati, persi) in un bel collage di immagini e pensieri che restituisce all’arte i vizi e i vezzi degli uomini che la costruiscono. Con la giusta dose di ironia, Artericambi di Verona ha presentato Fabio Sandri completamente rivestito di grafite, in una performance per molti aspetti legata agli ultimi lavori fotografici dell’artista: “Precipitato: grafite”, presenta Sandri a metà tra l’astrazione e la concretezza del corpo, assolutamente magnetico per il pubblico nel suo colore che nasconde e mette in luce. Da Napoli Alfonso Artiaco ha proposto un nuovo lavoro di Wolfgang Liab, l’artista di origini tedesche che segue da diversi anni, con una parte del lavoro "The Cobra Snakes are Coming out of the Well at Night”, incentrato sulla presenza del fuoco e delle ceneri come fine e nuovo inizio, e sempre improntato su una concezione dell’estetica in tensione verso la spiritualità.

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Wolfgang Liab the CobraSnakes are coming out of the well at night

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Mike Nelson Amnesiac shrine


Dal Tibet arrivano le immagini rubate da Darren Almond, 38enne inglese che nel ciclo “Infinite Betweens” cattura il movimento delle decine e decine di coloratissime bandiere da preghiera, trasformando la sovrapposizione dei colori in movimento in composizioni astratte. Inglese anche lui, ma di qualche anno più maturo, è Mike Nelson, presentato dalla Galleria Franco Noero con un’opera che si inserisce nella serie “Amnesiacs”, banda di motociclisti nati dalla sua fantasia a metà degli anni Novanta che ha dato ispirazione, da quel momento in poi, ad una serie di lavori. L’opera presente in fiera, “Amnesiac Shrine” o “Monotheist ­ from the remnants of an invasion” rende omaggio a “Monogram” , opera di Rauschenberg creata tra il 1955 e il 1959, utilizzando però oggetti trovati, assemblati o costruiti (un tappeto con la Grande Moschea, il teschio di una pecora, unghie, ecc) la cui convivenza rispecchia contrasti e scambi tra Occidente e Oriente. Spazio all’inventiva, al ricostruire senza stravolger o allo stravolgere dando nuova vita, al costruire nuove identità partendo dagli oggetti, a volte poeticamente, altre volte in maniera più scientifica o ironica. Ci pensa, ad esempio, il gruppo Gelitin che da Massimo De Carlo (Milano) ha presentato “Untitled”,opera composta dall’assemblaggio di due sedie i cui braccioli, grazie all’inserimento di prolunghe e bastoni in legno, disegnano volute e curve nello spazio come dei piccoli ottovolanti, mantenendo però la funzionalità delle sedie.

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Gellitin untitled

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Iann Burns Galleria Mother's thank station

Spettacolari e low tech sono le sculture di Ian Burns, giovane artista di origini australiane presentato dalla Mother’s Tank Station di Dublino, una delle new entries dell’anno. Artista di formazione ingegneristica, Burns mette insieme gli oggetti più disparati ( un metro di legno, un fazzoletto e un ventilatore) dando vita a improbabili macchine (del tutto simili a quelle dell’Archimede Pitagorico di disneyana invenzione) che compiono lavori e azioni la cui utilità risiede nell’esistenza stessa delle creazioni. Su una linea per certi versi parallela, corre il lavoro di Alessandro Sciaraffa, presentato da Alberto Peola (Torino). In questo caso più che di una macchina a circuito chiuso, l’opera “Natura morta con pavone” è presentata dall’artista come un sistema auto poietico, ovvero un sistema che continuamente ridefinisce se stesso, sostenendosi e riproducendosi.

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Alessandro Sciaraffa natura morta con pavone

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Django Hernandez il giardino tropicale


Tra le europee, la Galleria Gragor Podnar di Berlino ha presentato, tra gli altri, il giovane sloveno Tobias Putrih, con una grande scultura strutturata in polistirolo e un disegno a matita, entrambi frutto di una creazione che passa attraverso la misurazione. E a proposito di “giovani”, tra le new entries di questa sedicesima edizione da segnalare la galleria Paolo Maria Deanesi di Rovereto, che al Lingotto ha proposto “Il giardino tropicale” di Diango Hernandez, artista di origini cubane che indaga con grande sensibilità e con un tocco di intima poeticità, le problematiche legate alla sua terra d’origine e ai mali dell’occidente, rielaborando immagini e materiali sul filo della memoria e delle immagini letterarie. In tema di new entries, il Premio Guido Carbone è andato alla Galleria Norma Mangione di Torino e alla berlinese Lüttgenmeijer. C’è posto, naturalmente, anche per il video. Magazzino d’Arte Moderna di Roma ha presentato “Tracking Happiness” , ritmata e delicata composizione della romena Mircea Cantor presentata lo scorso agosto al Kunsthaus Museum di Zurigo. Il cerchio immaginario creato dai passi delle donne è via via cancellato dalla scopa che ogni donna porta con sé, cancellando l’impronta della donna che l’ha preceduta. Un passaggio infinito che nonostante la continua ripetizione non conserva alcuna traccia di sé, se non nel frammento del singolo istante. Di tutt’altra natura il video di Jennifer Allora e Guillermo Calzedilla (lei statunitense, lui cubano, entrambi residenti a Portorico) presentato da Francosoffiantino (Torino). “A man screaming is not a dancing bear” si struttura sul ritmo del suono/rumore creato da una persiana che viene continuamente scossa e che lascia penetrare all’interno dell’abitazione squarci di realtà esterna, in un’atmosfera di forte tensione.

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Diego Santome 

In pieno spirito fieristico lo spagnolo Diego Santomè presentato dalla galleria madrilena Parra e Romero. Con uno dei suoi “Work in process”, l’artista è intervenuto sulla struttura stessa della fiera (la parete dello stand della galleria) intagliandola e ricavandone disegni e forme che sembrano rivelarsi agli occhi dal pubblico sotto a un velo che ne celava l’esistenza. A fare da contraltare, una scultura tridimensionale in cartone replica per sommi capi la tipologia segnica degli intagli creati sulla parete. Tra i corridoi del Lingotto, Present Future ha ospitato diciotto artisti selezionati sulla scena mondiale, con un premio Illy che ha scelto il 30enne Luca Francesconi presentato dalla Galleria Umberto Di Marino di Napoli. Si aggiunge quest’anno il primo Premio Ettore Fico, vinto dalla giovane Rossella Biscotti (Prometeogallery, Lucca-Milano).

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Rossella Biscotti

Filtro d’ingresso alla fiera, Constellation ha introdotto il pubblico a dieci grandi opere di artisti celebri ed emergenti: una chicca il video del 1975 di Marina Abramovic “Art must be beautiful, artist must be beautiful” (Lia Rumma, Napoli), toccante e di vero interesse sociale il lavoro di Santiago Sierra “Dientes de los ultimos gitanos de Ponticelli” (Prometeogallery, Milano-Lucca), ricercata la performance di Seb Patane “Absolute Korperkontrolle” (Maureen Paley, Londra – Fonti, Napoli) nell’estenuante impresa di controllo resa ancor più rigida dai costumi da alpinisti indossati dai performers. Da non dimenticare le importanti acquisizioni effettuate: alla collezione del FRAC in questa sedicesima edizione si è arricchita delle opere di Christine Macel, Francesco Manacorda, Agustin Pérez Rubio. Sono state acquistate opere di: AttilaCsörgö, Oscar Tuazon, Danh Vo, Duncan Campbell, Chu Yun, Dorothy Iannone, Goshka Macuka, Ullavon Brandenburg, Armando Andrade Tudela e Gintaras Didžiapetris. Per il castello di Rivoli la Fondazione CRT ha acquisito due opere della giovane Mariana Castillo Deball, un’installazione di Goshka Macuga, una registrazione di Susan Philipsz e un’installazione video di Emily Jacir. Carsten Holler, Terence Koh, Simon Starling, Simon Dybbroe Møller, Ulla von Brandenburg, Ruth Proctor, Matt Collishaw e l’italiano Masbedo sono invece gli autori destinati alla GAM. Dentro, fuori, intorno alla fiera, sono state giornate dedicate al teatro e al cinema, al fumetto e allo shopping d’autore, mettendo a disposizione al pubblico di Artissima non una fiera, ma un’intera città. “L’arte ci aiuterà ancora una volta a percorrere strade innovative e inattese – ha detto Andrea Bellini – a credere nella forza del cambiamento e dell’immaginazione”. In questi tre giorni Artissima ha dato prova che queste strade sono ancora percorribili.

Tutte le foto sono di Giuseppe Giorgetti.














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