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Intervista al visual artist Giuseppe La Spada, e-guide del Romaeuropa Webfactory.
Data: 19.11.2009

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Vai all'evento: Conferenza stampa: ROMAEUROPA FESTIVAL - ROMAEUROPA WEBFACTORY

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Che cos'è l'amore? E se fosse un fiore, un fiore di carta, di stoffa? Dove si nasconde oggi? Recita l’incipit di A fleur, ultimo lavoro del visual artist Giuseppe La Spada, su musiche di con_cetta (Giuseppe Cordaro) e punto nodale di questa intervista all’unico vincitore italiano del prestigioso Webby Awards (2007) e e-guide del contest Videoart per il Romaeuropa Webfactory.

Sibilla Panerai: Nelle tue opere la pittura, la musica, la fotografia e il video si compenetrano. Quali sono i segreti di questa sinestesia?
Giuseppe La Spada:
Kandinsky diceva che approfondire un'arte significa raggiungerne i limiti, confrontarla con altre significa sottolineare l'identica tensione interiore. Ho sempre creduto che tutto nasca dalle contaminazioni e che esista un sistema unitario percettivo, appunto quello sinestetico. Sono rimasto affascinato nella mia adolescenza dalle corrispondenze tra colore e suono, elaborate dallo stesso Kandinsky o dal progetto di Wagner sul creare un'opera totale. Credo che certi suoni nelle immagini e certe immagini nei suoni, siano state da sempre percepite. Ecco perché negli anni sto approfondendo varie discipline, sia per la curiosità di comprenderne le diverse chiavi di lettura che nella speranza di scoprire come arrivare al cuore delle cose.

S.P. Il 10 ottobre 2009 al Madre di Napoli è andato in scena il tuo ultimo lavoro A fleur, una serie di riprese videofotografiche eseguite sott’acqua, ispirate al film L’Atalante (1934) di Jean Vigo, famoso in Italia grazie alla sigla di Fuori Orario di Enrico Ghezzi. Soltanto immergendosi e guardando sott’acqua si potrà avere la visione del proprio amato, come Jean gettandosi nel fiume poté vedere Juliette in abito da sposa?
G.L.S. L'amore, o nella fattispecie la ricerca della persona amata, il rapporto tra sofferenza e creatività sono temi che mi affascinano da sempre. Se devo immaginare l'amore, vedo un abbandonarsi all'altro, così come quando ci si tuffa in acqua, un lasciarsi andare incuranti delle conseguenze. Sott'acqua c'è lo stesso annullamento delle dimensioni spaziali e temporali dell’amore. Oggi è veramente difficile capire cos'è o trovare la propria persona…una ricerca immergendosi in se stessi, un viaggio dentro è fondamentale, quasi dovuto.

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S.P. Immergersi sott’acqua è allontanarsi dal rumore esterno, attutire la visione del reale. Meglio inabissarsi o restare in superficie?
G.L.S. Sott'acqua cambia lo status delle cose. I sensi subiscono dei limiti e si altera la percezione. E' un viaggio nella profondità di noi stessi, è dare un valore alla linea di confine e alla possibilità che abbiamo di fermarci e percorrere la verticalità che è in noi. Ci sono momenti in cui è necessario, catartico. Crescendo forse si impara a distaccarsi
S.P. Non è usuale essere romantici nel 2009, ma in A fleur tu indichi il tulipano quale simbolo di amore perfetto. Una metafora della ricerca e della necessità del sentimento nell’età contemporanea? G.L.S. Il tulipano è si la metafora di questa ricerca e della ricerca di se stessi, delle proprie origini, in un luogo, l’acqua, simile a quello che ci ha protetto prima di venire alla luce. Il tulipano nella cultura occidentale è simbolo di incostanza, nella cultura orientale di perfezione. Indipendentemente dalle due culture e dal fatto che noi occidentali ci ostiniamo ad impossessarci delle cose mentre gli orientali entrano in simbiosi con esse grazie alla contemplazione, incostanza e possessività, ricerca della materialità spesso ci allontanano dagli altri. Oggi credo che ci sia bisogno di molta sincerità, in primis con noi stessi.

S.P. A fleur si incentra sull’importanza del respiro, che sott’acqua genera bolle d’aria dall’effetto mutevole. Una contrapposizione tra l’apnea subacquea e l’affanno provocato dallo stile di vita della società contemporanea?
G.L.S. Mi piaceva l'idea di dare una forma a quest'affanno. Nella routine ci scordiamo di quanto sia importante un respiro, di quanto alle volte sia pesante, simbolico, patologico. Sott'acqua una cattiva valutazione può essere fatale. È per questo che un semplice e altrimenti non considerato respiro assurge a una sua sacralità formale, una “fotografia” di questo malessere diffuso, indotto dal tempo in cui viviamo. La nostra è una società in affanno che sta perdendo di vista la poesia e il sentimento. Mi piacerebbe restituire il momento intimo e unico di una visione immersa.

S.P. Durante la lavorazione di A fleur hai concepito alcune serie di fotografie: Breathless, Churami, Fleur, Blurred, Ki iro hair, Umi no ne e Kuro. Puoi dare un commento ad ognuna di esse?
G.L.S.
Breathless riprende il concetto sul respiro, in alcuni momenti c'è molta malinconia, in altri si arriva ad un senso di rassegnazione, ma anche alla riconquista della libertà. Churami è una serie dedicata all'acqua nella sua astrattezza, nel suo mutare non perdendo l'unicità. E' una sfida continua, che non mi stanca, sono infinite le sue combinazioni e rappresentazioni. Fleur è una pittorica narrazione del progetto, la serie più didascalica, dove vive di più il personaggio, la storia. Blurred sono sfocature, linee di confine tra la superficie, i riflessi e gli spessori dell'acqua. Sono tagli tra le due vite, tra gli aspetti pubblici e privati di noi stessi, tra il nostro mondo e quello condiviso. In Ki iro hair il colore dei capelli determina la diversità degli scatti, la loro particolarità rispetto alle altre serie. Umi no ne sono i primi flash, ne sono legato dal fatto che, come una rêverie, hanno la bellezza delle immagini prime. Kuro, letteralmente 'nero', forse la serie più drammatica, dopo Breathless.

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S.P.
L’elemento acquatico compare in modo ricorrente nei tuoi lavori, si pensi a Chasm, Rumori, in cui l’immagine appare sfocata come dietro un vetro annebbiato, Ropa, un mondo subacqueo pronto a disciogliersi, Kokoro, piante fluviali riprese in movimento, Oto e Underwater. Può considerarsi un tuo retaggio siciliano, in considerazione dei numerosi miti sull’acqua collegati alla Sicilia (da Aretusa ad Aci e Galatea, solo per fare qualche esempio)?
G.L.S. È da un paio d'anni che trovo molte risposte dall'acqua e nell'acqua. Analizzarla è cercare di superarne i limiti, capire ciò che ci appartiene e ciò che tende a sfuggirci…Una volta si credeva che fosse l'acqua a delimitare i confini del mondo. Mi affascina il suo mutante e inafferrabile cambiamento di stato, sia esteticamente che concettualmente.

S.P. Come e-guide del contest Videoart del Romaeuropa Webfactory quali caratteristiche e quali suggestioni ti piacerebbe ritrovare in un futuro video-artist?
G.L.S.
Sicuramente la capacità di emozionare e di incuriosire, l'attenzione al sociale. Nuove dinamiche per attrarre l'attenzione o semplicemente dinamiche consuete orchestrate in maniera originale. Vorrei restare positivamente spiazzato e ho grandi aspettative. I giovani hanno questo potere.

S.P. Quindi ci è data ancora la possibilità di sognare?
G.L.S. Credo che i sogni siano l'unico modo per restare a galla. Il mio timore è che molti, crescendo, smettano di farlo.


Giuseppe La Spada è nato a Palermo nel 1974, vive e lavora a Milano. Nel 2002 le prime pubblicazioni internazionali. Nel 2006 l'Istituto Europeo Di Design Roma gli conferisce il premio come miglior carriera nelle Arti Visive. Nello stesso anno incontra Ryuichi Sakamoto con cui realizza il progetto no profit Mono no aware, che vince diversi premi tra cui il Webby e nel 2008 consolida la collaborazione con Sakamoto e Fennesz, seguendoli nella tournèe Cendre. Nella sua attività di consulente di comunicazione visiva ha lavorato per Autogrill, Pirelli, Telecom Italia, Volkswagen, H3G, Ca' del Bosco, GrandiStazioni, etc. Info:http://www.afleur.net/







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