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MUSIKEY DICEMBRE 2009
Autore: Mdi Ensemble
Data: 05.01.2010

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Questo mese... toru_takemitsu
Tema del mese.
Toru Takemitsu il Debussy d’Oriente
Focus on. Mdi Ensemble e il Giappone
Discografia a cura di Alberto Moretto
In evidenza. Un suono di fronte al silenzio. Musica e pensiero in Toru Takemitsu
Il libro. La musica di Toru Takemitsu di Peter Burt ed. Ricordi.

Tema del mese. Toru Takemitsu il Debussy d’Oriente

Concludiamo l’anno 2009 con un numero dedicato al Giappone, terra d’avanguardia per antonomasia, terra di genio ed innovazione, anche in campo culturale.

Per quel che riguarda la sfera musicale stiamo parlando naturalmente di Toru Takemitsu (Tokyo, 1930-1996), poeta sensibile, grande artista, lacerato dal continuo conflitto Oriente-Occidente.

Egli comincia ad interessarsi alla musica classica occidentale nel periodo del secondo conflitto mondiale con l'occasione di sentire musiche occidentali alla radio militare americana, mentre è in convalescenza da una lunga malattia. Coltiva anche la conoscenza e l'ascolto della musica jazz, grazie alla notevole collezione di dischi di suo padre.

Takemitsu indirizza tutta la sua opera verso un rinnegamento delle strutture, dei canoni, delle melodie della tradizione musicale della sua patria, a favore di una base prettamente occidentale

         "Non amo usare melodie giapponesi come materiale. Nessuna forza... nessuno sviluppo. Le melodie giapponesi sono come il Fuji – belle ma eternamente immobili".

Non rifiuta però di utilizzare gli strumenti della tradizione nipponica, inserendo in molte opere, sia orchestrali che da camera, biwa e shakuhachi.

Il suo spirito giapponese emerge dunque non tanto nella struttura della sua musica quanto nella filosofia che ne anima le opere. L’uso del silenzio o la concezione di un brano come libero flusso musicale non strutturato ne sono palesi esemplificazioni.

Di formazione autodidatta, subisce molte influenze dalla musica francese, in special modo da autori come Claude Debussy e Olivier Messiaen. Nel 1951 fonda il "Jikken Kobo", un gruppo con il quale introduce la musica di molti compositori occidentali in Giappone.

Seguendo la lezione di Debussy e dell'Impressionismo, l'ispirazione di Takemitsu spazia dalla letteratura alle arti figurative, cosa che si riflette in maniera quanto mai evidente nell'uso di titoli evocativi e poetici per molti suoi brani.

Viene così a crearsi non una semplice fusione degli stili occidentale ed orientale, ma uno tutto nuovo, frutto di una piena conoscenza dei due, e per il quale è impossibile fare divisioni accurate.

Takemitsu raccoglie il primo importante successo quando il suo Requiem per orchestra d'archi (1957) viene ascoltato e lodato da Igor Stravinskij: è l'inizio della sua grande carriera internazionale.

Ai primi anni 60 risale buona parte della sua produzione di musica aleatoria, influenzato dalle idee di John Cage, che conosce di persona nel 1964.

Takemitsu muore prematuramente a Tokyo il 20 febbraio 1996, a causa di un cancro; nell'autunno di quello stesso anno gli viene attribuito postumo il "Glenn Gould Prize".

Il compositore giapponese sembra quindi essere riuscito a coronare il suo desiderio di "nuotare nell'oceano che non ha né Oriente né Occidente", desiderio all'insegna di una visione a 360 gradi della musica.

toru_takemitsu_2Focus on. Mdi Ensemble e il Giappone


La Terra del Sol Levante rappresenta per Mdi Ensemble un nodo focale nella produzione artistica, un ambiente di stimolo e un modello imitativo.

A partire dalla scelta del direttore principale, M° Yoichi Sugiyama, giapponese di origine, europeo d’adozione, si evince l’intreccio silenzioso che avvolge l’ensemble, sempre alla ricerca del nuovo e dell’inesplorato, curioso ed attento di fronte alle mille possibilità interpretative, per le quali non esistono confini geografici o politici, né di tempo né di spazio.

La musica è un mondo infinito di personaggi e culture diverse che nel suono si fondono rendendo irriconoscibili i propri tratti somatici. Da qualsiasi musica si può imparare, si può assorbire conoscenza e arricchire la propria anima.

La musica contemporanea più di ogni altro genere si fa musica del mondo, cosmopolita, senza frontiere né pregiudizi.

Nel 2008 Mdi Ensemble ha debuttato in Giappone con un ciclo di incontri dedicati a Sylvano Bussotti, tournée organizzata con l’ausilio di Fondazione Cemat.

È stata poi la volta di un invito, ben accetto, ad esibirsi all’Istituto Giapponese di Colonia.


Mdi Ensemble intrattiene tuttora un rapporto di viva collaborazione con la Japan Foundation di Roma, per lo studio e la diffusione della nuova musica giapponese. Alcuni di questi concerti sono stati ripresi e trasmessi da Rai RadioTre e da Rai International.



toru_takemitsu_6Discografia a cura di Alberto Moretto

Toru Takemitsu – I Hear The Water Dreaming
Patrick Gallois: Flauto
Fabrice Pierre: Arpa
BBC Symphony Orchestra
Andrew Davies: Direttore d’Orchestra
B00004SDNY Deutche Grammophon





Debussy e Takemitsu – Air
Musica per Arpa
Yolanda Kondonassis: Arpa
Joshua Smith: Flauto
Cynthia Phelps: Viola
Telarc Classic


Toru Takemitsu – Spirit Garden
Opere Orchestrali
Brilliant Classic


In evidenza. Un suono di fronte al silenzio. Musica e pensiero in Toru Takemitsu

Il 18° Festival di Milano Musica conclusosi lo scorso 8 novembre 2009 ha presentato, in un progetto elaborato da Andrea Pestalozza, una monografia dedicata a un compositore, accostata ai tradizionali
Percorsi di musica d’oggi. Si è trattato del convegno sul compositore giapponese Toru Takemitsu, a cura di Gianmario Borio e Luciana Galliano sviluppato con la collaborazione della Facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia.


Toru Takemitsu è il compositore giapponese per antonomasia, noto, amato ed eseguito in tutto il mondo. Delicato e quasi fragile di aspetto ma dotato di una forte e affascinante personalità, è stato una figura chiave nella vita culturale giapponese e sulla scena internazionale della musica contemporanea, cui ha contribuito con centinaia di composizioni con alcuni fra i titoli più suggestivi di tutto il Novecento. Intellettuale poliedrico oltre che compositore di genio, appassionato di cinema ha scritto 93 colonne sonore, ed è stato autore di una decina di libri fra cui testi di estetica e di poetica musicale ma anche un giallo e un libro di ricette.
La sua opera e il suo pensiero hanno proposto in modo abbagliante al mondo della musica contemporanea, essenzialmente centrato in occidente, alcuni degli sconfinati temi dell’estetica giapponese (e in senso lato non-europea): l’impermanenza del suono come metafora dell’essere, il suo essere un elemento della natura, il suo rapporto fondamentale con il silenzio.

Da quest’angolatura, durante la giornata di studi, sono stati affrontati l’opera e il pensiero, partendo da una delle sue affermazioni più famose ancora “inaudite” in Italia:

         Nel nostro mondo esistono il silenzio e un suono senza limiti. Scrupolosamente, voglio scolpire quel suono con le mie mani sino ad arrivare ad un singolo suono. E questo suono avrà abbastanza forza da potersi confrontare con il silenzio.

Takemitsu è compositore da indagare anche come casus di un percorso estremamente attuale, poiché il suo lavoro si svolse alla confluenza di due culture musicali molto distanti, a proposito di cui la sua posizione era come sempre molto personale e intensa: “Questi due mondi, l'oriente e l'occidente, talvolta mi circondano con dolcezza, ma più spesso mi lacerano”.



I siti


http://www.mdiensemble.com/

http://www.milanomusica.org/



Il libro. La musica di Toru Takemitsu
di Peter Burt, edizione Ricordi


"Il musical Stephen Sondheim, Pacific Overtures, ripercorre gli eventi che seguirono quel giorno decisivo del diciannovesimo secolo in cui il Giappone fu risvegliato bruscamente dal suo letargo feudale, durato un quarto di millennio, da una drammatica irruzione di modernità. Era l'8 luglio 1853, quando il Commodore Matthew Calbraith Perry della marina degli Stati Uniti entrò nel porto di Uraga con i suoi battelli a vapore rivestiti d'acciaio e potentemente armati, i kurofune (navi nere)."

Inizia così il saggio di Peter Burt dedicato alla musica di Toru Takemitsu e se non si scorressero le prime pagine ci si potrebbe fin sorprendere di un approccio preso così "alla larga". Presto invece tutto si riconduce al nucleo delle vicende che coinvolgono sia Takemitsu che l'intera musica giapponese dell'Otto-Novecento, epoca in cui la cultura e l'intera società nipponica subiscono in maniera traumatica alcune fortissime accelerazioni nella direzione di una modernità pre-globalizzata dopo secoli di medioevo feudale. Iniziare quindi un saggio su un musicista giapponese, scritto soprattutto per presentare un compositore il cui background è ancora poco noto in Occidente, contestualizzando un panorama storico per nulla scontato, sembra essere oggi l'unico approccio possibile anche per una musicologia troppo spesso attenta alle analisi formali e troppo poco ai contesti politici e sociali.

Modernizzazione e nostalgia per il passato, progressismo e nazionalismo esasperato sono stati per lungo tempo i temi di confronto, ma anche di aspra contesa, che hanno caratterizzato il Giappone dai tempi del commodoro Perry al Dopoguerra post-atomico, periodo in cui il giovane Takemitsu inizia a comporre ascoltando i networks delle forze di occupazione americane che propinavano canzonette popular, Gershwin e Debussy. Come viene saggiamente documentato nel lavoro di Burt è ipotizzabile che un'immediata repulsione nei confronti della tradizione giapponese da parte di Takemitsu, almeno in una fase iniziale, sia riconducibile all'associazione della musica giapponese alla cultura militarista che l'establishment aveva imposto, esattamente come in Italia e Germania. Una forte analogia nel considerare generi non autoctoni univa Germania nazista e Impero del Sol Levante, dove al tristemente noto termine entartete Musik si sostituiva l'espressione Tekiseiongaku, per designare generi non in linea con l'estetica di regime.

E' in questo humus culturale che cresce Takemitsu, che assume grandi dosi di musica occidentale sotto forma di Debussy, Messiaen, Franck, Fauré, riconosciuti tutti come modelli dal compositore giapponese. Eppure con il passare del tempo non solo si ammorbidisce la sua posizione nei confronti della musica tradizionale, assimilata inconsciamente sottopelle (ad esempio attraverso l'utilizzo di strutture pentatoniche tipicamente tradizionali), ma anche approcciando le tendenze più legate all'avanguardia che in Europa sta ricostruendo la tabula rasa lasciata dalla guerra. In particolare l'interesse di Takemitsu si concentra sulla musica elettronica e sulla musica concreta, vissuta quest'ultima come vettore di associazioni descrittive, che guideranno il compositore direttamente alla maturazione di capacità spendibili con buoni esiti anche in campo cinematografico. Le esperienze nelle radio e con il gruppo Jikken Kobo individuano una storia ancora poco nota dalle nostre parti...

Burt ripercorre le tappe della carriera di Takemitsu attraverso dodici capitoli: il Requiem, le avventure seriali, le esplorazioni timbriche, l'indeterminazione cageinana, modernismo/pentatonia/tonalità, un oceano senza Oriente e Occidente.

Esempi e brevi analisi melodico-armoniche, che smantellano qualche luogo comune e guidano con chiarezza al percorso (per alcuni involutivo) del grande autore nipponico, costellano il percorso cronologico del volume, corredato da un catalogo delle opere e da una ricca bibliografia.





toru_takemitsu_3Approfondimento. Toru Takemitsu Composition Award


Ogni anno il Toru Takemitsu Composition Award premia le composizioni orchestrali che si ispirano ai principi propri della poetica di Takemitsu: "Preghiera, Speranza, Pace”.

Indetto per la prima volta nel 1997 questo premio incoraggia le giovani generazioni di compositori a dare forma all’era futura attraverso la musica.

Ciò che rende unico questo concorso è la responsabilità di un solo giudice nella valutazione delle opere proposte, idea promossa e sostenuta dal compositore Giapponese cui è dedicato il premio.

Per il primo triennio lo stesso Takemitsu indica quali giudici del certamen musicale tre tra i più importanti compositori contemporanei: Henri Dutilleux (1997), György Ligeti (1998) e Luciano Berio (1999).

Si succedono nel ruolo di giudice supremo Louis Andriessen (nel 2000 segnalato da Berio), Oliver Knussen (nel 2001 su indicazione di Dutilleux) e Joji Yuasa (nel 2002 proposto da Ligeti), George Benjamin (nel 2003), Magnus Lindberg (nel 2004) e John Adams (nel 2005); ancora Akira Nishimura, Steve Reich e Helmut Lachenmann .

Per il prossimo triennio sono incaricati Tristan Murail (2010), Salvatore Sciarrino (2011) e Toshio Hosokawa (2012).

Le opere scelte sono eseguite nella prestigiosa Tokyo Opera City Concert Hall.

Musikey 2009 si chiude con la segnalazione d’eccellenza del compositore italiano Raffaele Grimaldi che con Creatura Temporale si aggiudica il secondo posto del Toru Takemitsu Composition Award.







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