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Sabrina Mezzaqui - Giocatori di perle alla Galleria Massimo Minini
Data: 17.02.2010

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SABRINA MEZZAQUI: GIOCATORI DI PERLE

Il tempo che scorre, il senso del lavoro manuale, la preghiera, la pazienza: l’incalzare di tutti questi elementi permea il lavoro di Sabrina Mezzaqui (Bologna, 1964. Vive e lavora a Marzabotto) in “Giocatori di Perle”, mostra ospitata, fino al 2 aprile, alla Galleria Massimo Minini di Brescia. Un insieme di opere di dimensioni minute, poeticissime, realizzate in carta, sapientemente e pazientemente arrotolata a formare immagini, a dare un significante al significato, un’immagine al concetto. Dove la parola “poetica” non è usata a caso: da sempre presa a prestito dal mondo della letteratura, nel caso della Mezzaqui calza a pennello. Protagonisti delle sue opere sono, infatti, testi letterari, amatissimi dall’artista, che vengono trasformati in veri e propri oggetti d’arte.
C’è un senso del fare medievale in tutto questo, ove il Medioevo non deve essere percepito nella sua accezione negativa, ma dal punto di vista della preziosità, del misticismo, della manualità spinta ad altissimi livelli, dove il senso del vivere, del prodigioso, del divino veniva intuito e afferrato attraverso disegni, materiali, metafore. Narrar per immagini, avrebbe detto qualcuno.

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Esposizione Galleria Massimo Minini
Courtesy Galleria Massimo Minini


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Il giuoco delle perle di vetro, 2010
Courtesy Galleria Massimo Minini


Così è nei lavori della Mezzaqui: gemme di carta e minuscole perline lattescenti illustrano il romanzo di Hesse, “Il giuoco delle perle di vetro”, mentre “Alchimia” è trasformato in un’ampolla riempita di elementi pronti alla trasformazione magica. Un led intermittente illumina i piccoli cubi realizzati con le pagine del libro di Zhuang-zi , filosofo cinese del IV secolo A.C. , mentre un globo di carta restituisce l’immagine di creazione della “Genesi”. “La rivelazione del Buddha. I testi antichi” svela, nel suo divenire lavoro d’artista, il suo essere testo religioso, dato che le perle del rosario poggiato sullo stesso sono state scavate dalle pagine del libro, così come la ruota che viene posta a circondare l’opera. E ciò che traspare è un senso di estrema fragilità e perfezione. C’è posto anche per una piccola video-installazione, forse l’opera meno leggibile dell’intera esposizione, sul testo “La prassi della non-violenza”, che diventa lo sfondo sul quale viene proiettato il filmato.   Il modus operandi è quello ormai prediletto dall’artista di Marzabotto, che da anni lavora restituendo i testi alle immagini: perché, utilizzando le parole dell’artista stessa, tratte da “Collana, raccolta di suoi appunti e citazioni da 33 libri, ” I pensieri sono nelle cose. E sono le parole che parlano. La lettura è una forma visiva di ascolto …”

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Alchimia
Courtesy Galleria Massimo Minini

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Genesi
Courtesy Galleria Massimo Minini







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