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Ruth Sacks alla galleria Extraspazio, Roma
Data: 04.03.2010

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Double-sided accumulated

Ruth Sacks, giovane artista sudafricana, fa scaturire un’opera da un incontro. Si muove nel flusso degli eventi, estrae cose, elabora dettagli, esponendoli quel tanto da rendere visibile un’intuizione narrativa. E così ci ritroviamo davanti a questi lavori, immersi in un andirivieni tra passato e presente, cercando di comprendere il cambiamento dei significati nel tempo e il modo in cui questi significati rendono possibile il racconto di nuove storie.
Da questo punto di vista, “Pooling dust” è davvero eloquente. È una riflessione sul concetto di “riutilizzo” che porta alla nascita di nuove strutture. La pianta del Pantheon è riprodotta sul pavimento della galleria con polvere di marmo bianco. L’opera porta con sé una memoria storica, ci riporta all’antica pratica di smembrare vecchi edifici utilizzando il materiale ottenuto per costruirne nuovi, ma anche alla riqualificazione degli edifici stessi (nel caso del Pantheon: da Tempio delle divinità pagane a Chiesa cristiana, cosa che gli ha permesso di sopravvivere alle spoliazioni). Sacks fa un passo in più, e ciò che resta del Pantheon è l’impronta effimera, il suggerimento di un ulteriore cambiamento.

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Un altro lavoro interessante è “Spare change”, ed è una specie di polaroid verbale, un’opera sull’impossibilità di realizzare l’opera, o meglio, il residuo autonomo dell’opera stessa. In occasione della mostra, l’artista avrebbe voluto realizzare un’installazione utilizzando le monete che i turisti, esprimendo il desiderio di ritornare a Roma, gettano nella Fontana di Trevi. Il progetto non è mai stato portato a termine e ciò che resta è la cronaca fedele di tutti gli ostacoli burocratici che hanno reso “inconcludente” questa peripezia. L’unità che sta alla base dei lavori esposti è di tipo processuale. Tutte le installazioni e il video tratto dalla performance “The pervasive echo” fanno emergere che la preoccupazione dell’artista non è mai quella di ripetersi, né di camuffare il già detto. Si presta, invece, ad essere allusiva e sfuggente, ad essere diversa a seconda dell’angolatura che intende proporre. Sacks chiarisce bene il suo atteggiamento quando scrive: “Guardo al passato per poter commentare situazioni attuali. Il mio obiettivo è reagire alle diverse circostanze, mantenendo la massima sensibilità possibile nei confronti del contesto”.


Cronaca del progetto “Spare change”

Extraspazio, Roma, dicembre 2009
La galleria è stata incaricata di raccogliere una certa quantità delle monete lanciate nella Fontana di Trevi dai turisti che, seguendo la tradizione, compiono il gesto esprimendo il desiderio di tornare a Roma. Collocate all’interno dello spazio espositivo durante la mostra “Double-sided Accumulated” prevista per gennaio 2010, le monete avrebbero fatto parte di un’opera d’arte di Ruth Sacks. Mercoledì 2 dicembre 2009 Abbiamo scoperto che solitamente le monete della fontana vengono consegnate alla Caritas, organismo della Chiesa cattolica per la promozione della carità. Ho telefonato alla Caritas Internationalis. Mi hanno detto di rivolgermi alla Caritas Diocesana di Roma. La segretaria della Caritas Diocesana mi ha riferito di non essere sicura di poter vendere le monete della fontana e mi ha suggerito di mandare un’e-mail al suo direttore. Ho scritto, ma lui non ha mai risposto. Ho telefonato all’ufficio centrale del Comune di Roma e ho parlato con una segretaria, secondo la quale l’ufficio responsabile delle monete poteva essere la Sovraintendenza ai Beni Culturali. Mi ha dato il recapito telefonico.
Giovedì 3 dicembre 2009
I funzionari della Sovraintendenza ci hanno informato che la manutenzione della Fontana di Trevi è di competenza del Dipartimento XII del Comune di Roma e che la raccolta delle monete della fontana è affidata all’ACEA, l’azienda comunale che gestisce le forniture di acqua ed elettricità. Ho chiamato il Dipartimento XII del Comune di Roma. Anche loro mi hanno consigliato di rivolgermi all’ACEA. Ho contattato l’ACEA. Un operatore anonimo (i consulenti telefonici non sono autorizzati a rivelare il loro nome al pubblico) ha fatto delle ricerche per sapere con chi avremmo dovuto parlare per avere le monete. Ben presto è stato chiaro che la persona che cercavamo non era disponibile quel giorno. Ci è stato detto di riprovare l’indomani.
Venerdì 4 dicembre
Ci è venuto in mente che forse l’Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma avrebbe potuto esserci d’aiuto. Ho contattato un suo assistente, che mi ha consigliato di mandare un’e-mail spiegando il progetto. L’ho fatto, ma non ho ricevuto risposta. Ho chiamato di nuovo l’ACEA e ho parlato con un'altra persona senza nome. Stavolta ho chiesto il numero dell’ufficio che si occupa della raccolta delle monete della Fontana di Trevi. L’operatore mi ha detto di non essere autorizzato a fornire nomi o numeri di telefono dei funzionari e che, nonostante lo stesse facendo, alle persone in questione non era consentito parlare con i privati cittadini. Mi ha detto di aspettare mentre chiedeva suggerimenti a qualcuno. Dopo aver atteso piuttosto a lungo, mi è stato detto che l’azienda non è responsabile delle monete della fontana.
Giovedì 10 dicembre 2009
Ho richiamato l’ufficio della Sovraintendenza. Una segretaria mi ha spiegato che loro non potevano soddisfare la mia richiesta e che avrei dovuto contattare l’AMA, l’azienda che gestisce i servizi di igiene urbana e si occupa delle monete della fontana. La donna mi ha suggerito inoltre di contattare l’Ufficio Mostre di cui mi ha dato il numero. Abbiamo chiamato la persona giusta dell’ufficio, la quale ci ha detto che proprio in quel momento stava leggendo la nostra e-mail all’Assessore. A quanto pare un artista norvegese aveva appena chiesto di poter avere un quantitativo di acqua della fontana. La donna mi ha assicurato che mi avrebbe ritelefonato non appena avesse avuto notizie riguardo alle monete.
Venerdì 11 dicembre 2009
Ho richiamato il nostro contatto all’Ufficio Mostre. La signora mi ha detto che avrebbe tentato di convincere la Sovraintendenza ad aiutarci e che ci saremmo dovute risentire martedì 15 dicembre 2009.
Martedì 15 dicembre 2009
Non ho avuto notizie dall’Ufficio Mostre. Ho telefonato sia di mattina sia di pomeriggio ma non sono riuscita a parlare con nessuno.
Mercoledì 16 dicembre 2009
Il nostro contatto all’Ufficio Mostre mi ha telefonato per dirmi che aveva parlato con la Sovraintendenza e che potevamo andare avanti con il progetto. Una funzionaria della Sovraintendenza mi avrebbe telefonato in seguito e in quel momento avremmo dovuto comunicargli l’ammontare esatto delle monete di cui avevamo bisogno e fare una donazione per la manutenzione della fontana. La signora mi ha avvertito che la cosa avrebbe avuto comunque tempi lunghi. Le ho detto che la mostra si sarebbe inaugurata il 14 gennaio 2010. In questo caso, mi ha risposto, non ci sarebbe stato il tempo di organizzare un incontro tra il Sovrintendente, l’AMA, la Caritas e noi, tanto più che durante le vacanze di Natale e in particolare dopo la notte di Capodanno l’AMA svolge un servizio extra di pulizia dei monumenti e delle fontane e gli uffici del Comune e quello della Sovrintendenza sarebbero stati chiusi. Ci ha suggerito di posticipare l’inaugurazione a febbraio.

Sfortunatamente, non è stato possibile.
 






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