ArsKey Magazine | Articolo


Da ArtKey 13 - Autoscatto - Adriano Nasuti-Wood
Data: 23.03.2010

vai alla pagina

Gli artisti correlati: Adriano Nasuti-Wood


Adriano Nasuti-Wood è argentino di quarta generazione, figlio di un italiano d’origine e di una inglese. Più altre razze, dice lui, mescolate nel DNA. A Buenos Aires lavorava in banca e studiava economia all’università, ma nel 2000, a 24 anni, decide di venire in Italia e studiare arte all’Accademia di Venezia e da allora non è più rientrato nel suo paese. Fino a oggi, dopo nove anni. Questo testo l’ha scritto da Buenos Aires, mettendoci dentro sia le riflessioni a cui ha dato spunto la nostra conversazione, una volta a casa mia, sia la valanga di emozioni e ricordi vissuti nei suoi luoghi d’origine.

Ho visto le sue opere per la prima volta al MiArt di Milano, nello stand della Galleria SpazioA di Pistoia. Piccoli disegni su frammenti di carta, direttamente applicati al muro tramite vistosi pezzetti di nastro adesivo, magari accompagnati da altri incorniciati a formare o piccoli insiemi o grandi proliferazioni che conquistano la parete. Interessante l’idea che i disegni sono copia di immagini trovate un po’ dappertutto, come a rifare con la lentezza della mano quello che la tecnologia informazionale ha prodotto con grande velocità, lavorando insomma, con un tempo lento, a un sorta di riappropriazione. La lentezza serve a far funzionare il pensiero, mentre la velocità nella ricezione è la via della passività. Sia come sia, le due parole chiave intorno a cui costruire un testo ci sono venute molto facilmente, e sono apparentemente inconciliabili: verità e copia. Nasuti-Wood ne tratta in un unico testo, un bellissimo brano del suo diario di viaggio.
Giorgio Verzotti

anw_verita09monocromo01_400
Adriano Nasuti-Wood, “Verità nº9”, 2009
matita su carta, grafite su pietra, base in legno, h 13cm x b 26cm x profondità 30cm

Courtesy Galleria SpazioA




Verità e Copia


Il testo che sto scrivendo è nato come un diario all’interno di un altro diario, uno di viaggio.
Scrivendo riflessioni su Verità e Copia ho deviato il mio viaggio su un itinerario alla ricerca di alcune mie Verità smarrite, in un percorso colmo di copie. Non sono mancate bellissime conversazioni con altri artisti e curatori intorno a queste idee, le quali sicuramente hanno partecipato alla formazione di alcuni di questi pensieri.

A questo punto riporto dal diario le prime definizioni di queste due parole.

...quando dico Verità non intendo un’entità autoritaria alla quale tutto è soggetto o in altre parole che tutto regge. Penso a qualcosa che è in ogni cosa. Una presenza. Quindi penso a delle Verità che si rivelano a chi guarda predisposto. Delle Verità che ci cambiano e che ci aiutano a comprendere.
In molte opere d’arte c’è una Verità intrinseca che si rivela.
...copiare nel senso più tradizionale del termine riguardo la pratica artistica, e cioè la cara copia dal vero. (Pistoia, novembre 2009)

Perché questo interesse per la Verità?
Disegnare è una delle attività più frequenti. Cosa disegno? Copio dal vero.
L’opera “XXI Century Portrait - el Perro” (2009) come in “XXI Century Portrait - Aung San Suu Kyi” (2009) sono nate dopo una serie di istallazioni nate dalla constatazione che il vero si era esteso dal mondo sensibile delle cose tangibili alle migliaia d’immagini che circondano la nostra vita quotidiana. Immagini pubblicate sia nei giornali sia negli annunci pubblicitari presenti in ogni città. Le immagini là riprodotte mi sembravano parte di uno sfondo, quasi a formare un paesaggio, attraverso il quale ci si muoveva. Quelle immagini erano forse più vere dei supporti sui quali erano stampate? Ho cominciato a copiarle. Raccoglievo dai mezzi di comunicazione di massa immagini che pensavo essere più o meno significative.

Qualche tempo dopo la mia attenzione si concentrò sui ritratti, su quelle identità che riconoscevo e su quelle completamente sconosciute.
Copiare è comprendere, è osservare, scrutare continuamente una forma, con lo scopo di riportarla verosimilmente, renderla simile al vero ma non uguale; accostare il disegno (e accostarsi) al vero, o alla Verità oltre la realtà indecisa.

Copiare è anche scoprire, guardando con l’attenzione pretesa dall’attività di copiare si scoprono nuove forme che vi si rivelano nel momento in cui si disegna. Copiavo dal vero alcuni frammenti (le immagini scelte) per poi assemblarli sotto una nuova forma, in un nuovo insieme. Una visione simultanea e diversa del paesaggio, della realtà, creata dalle immagini dei mass media.

In estate mi capitò nelle mani il libro “Scritti Corsari” di Pier Paolo Pasolini. In uno degli articoli trovai delle riflessioni riguardo il linguaggio e l’espressività. Ho copiato in quel momento alcune frasi del testo per necessità, dato che il libro non era mio ma ciò che avevo letto sì. Copiare quelle righe era come disegnare le parole di Pasolini, le riguardavo e le tracciavo con la matita sulla carta. Dalle sue parole copiate ho tratto allora alcune riflessioni: “...che è eternamente cangiante, si offre a un’interpretazione infinita” (P.P.P.).

Una delle funzioni della comunicazione è quella di creare un contatto, un rapporto il più possibile chiaro tra gli interlocutori. Credo che le Verità non siano facili da comunicare, ma vengano piuttosto rivelate. Credo che questa caratteristica delle Verità le avvicinino all’attività artistica. È possibile comunicare completamente un’opera d’arte riuscita? (Milano, agosto 2009)

anw_xxi_cent_port_angsansuukyi_400
Adriano Nasuti-Wood, “XXI Century Portrait - Ang San Suu Kyi”, 2009
matite colorate su carta, petardi, nastro adesivo, 40 x 60cm

Courtesy Galleria SpazioA


anw_xxi_cent_port_el_perro_400_01
Adriano Nasuti-Wood, “XXI Century Portrait - el Perro”, 2009
matite colorate su carta e bossoli, 40 x 60cm

Courtesy Galleria SpazioA


L’arte mi sembra contenere più espressività che linguaggio comunicativo, ed è per questo motivo che penso che la materia principale dell’Arte sia la Verità. Mi interessano le opere capaci di rivelare, di esprimere idee come prismi a tante facce piuttosto che comunicare, e in questo modo creare un contatto con chi le guarda. Ma in quale modo rivelare Verità? Quanti sono i modi per farlo? Io credo che mettere insieme, accostare frammenti che suggeriscano un insieme sia un modo interessante. Creare relazioni, legami. Legare le cose tra loro è forse legare noi al mondo?

Anche nelle opere video l’interesse per la Verità e la prassi di copiare sono presenti, ovviamente in modo diverso. Le riprese che compongono il video “Felicidades” (2009) sono state girate dal vero quindi sono copie dal vero in video. L’uomo che si muove tra petardi è stato filmato la notte dell’ultimo dell’anno. È un frammento di quella notte, e insieme alle canzoni montate in un secondo momento, rivela una Verità.

anw_callme_400
Adriano Nasuti-Wood, “Call me”, 2007
Particolare installazione di disegni

mostra Spritz Time! Galleria Bevilacqua la Masa. Matite colorate su carta e cartolina, 17 x 14 cm


Non vorrei che si intendesse ciò che sto scrivendo in modo romantico, come se la Verità fosse qualcosa di etereo e sfuggente, a me è successo di sentire la materia viva delle Verità in modo molto concreto, ma com’è logico, l’esperienza non la riuscirei a comunicare.

Una delle ultime serie di opere “Verità nº4” (2009), “Verità nº9” (2009), “Verità nº19” (2010) e “Verità nº 43” (2009), sono nate tra questi pensieri. Con questo voglio dire che le riflessioni finora scritte non esauriscono l’opera. Non sono semplici illustrazioni di un pensiero.

Per questa serie le immagini che ho deciso di copiare sono per lo più ritratti fotografici di protagonisti della storia, alcuni facilmente riconoscibili. Il disegno però diventa forma tridimensionale sfuggendo al tradizionale destino della bidimensionalità, e convive con altre forme tridimensionali. Le opere di questa serie sono delle Verità non dimostrabili. Ci siamo abituati al fatto che è vero ciò che possiamo dimostrare.

anw_verita43sittingbull01_400
Adriano Nasuti-Wood, “Verità nº43”, 2009

matita su carta, grafite su pietra, base in legno, h 60cm x b 33cm x profondità 33cm

Courtesy Galleria SpazioA


In un testo di Gödel che ho letto recentemente ho scoperto il suo teorema più importante. Questi sono gli appunti nati da quel testo.
...in matematica non tutte le Verità sono dimostrabili all’interno di un sistema. Oltre la dimostrabilità c’è Verità, oltre a ciò che si può comunicare ci sono delle Verità. (Buenos Aires, gennaio 2010).

Quasi.
Il mercoledì, questo mercoledì
c’è un rumore di persone,
un dialogo con le ombre.
Oltre all’umidità. Qualcosa è presente,
oltre la realtà indecisa.

Adriano Nasuti-Wood





© ArsValue srl - P.I. 01252700057