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Associazione Culturale Start
Data: 08.04.2010

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Introducing to .  .  .


Il progetto è stato pensato per dare visibilità all’attività di ricerca delle giovani associazioni presenti sul territorio italiano e operanti nell’ambito del non profit culturale. Ad ogni organizzazione è stato richiesto di raccontare di sé attraverso la presentazione di uno o al massimo due progetti che esemplificano l’identità e la mission che si è preposta. Per prendere parte al progetto è necessario inviare alla redazione della Rubrica Not for Profit (eugeniadelfini@gmail.com) un breve statement di presentazione e materiali visivi che documentino il progetto scelto, potrebbe trattarsi di una mostra, di una lecture, di una tavola rotonda, di un’attività didattica…con l’ausilio di questi materiali sarà possibile costruire un’intervista che inquadri gli obbiettivi e i gli strumenti per la promozione culturale dell’organizzazione. Un occasione per presentare progetti artistico-curatoriali e per mettere in luce come l’intervento delle organizzazioni indipendenti nell’ambito culturale si sviluppi in maniera parallela e complementare all’attività delle istituzioni pubbliche.

#8 Associazione Culturale Start, Roma

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L’Associazione culturale Start si è costituita nel Febbraio del 2004.

È composta da Gaia Cianfanelli e Caterina Iaquinta.

Start nasce con la convinzione che la formula del gruppo associativo che opera nell’ambito delle arti visive, allargandosi alla cultura del contemporaneo, sia un punto di forza se unito ad altri gruppi associativi che lavorano nello stesso ambito e alle risorse messe in campo dalle istituzioni culturali e pubbliche. Principio questo su cui dovrebbe ruotare un sistema di produzione artistica e di circolazione di idee distaccato dai massimi sistemi e rivolto a ciò che è in formazione.
Fino ad oggi l’Associazione Start ha lavorato a Roma e in Italia promuovendo e realizzando progetti espositivi, senza tralasciarne alcuna fase dall’idea progettuale alla stesura e realizzazione di cataloghi.
Sono stati elaborati progetti attorno a questioni come la giovane arte al femminile in Italia a partire dalle proposte di differenti gruppi associativi, collettivi, fondazioni o come il centro sud Italia, territorio da scoprire, studiare e valorizzare attraverso proposte culturali legate al contemporaneo e alle realtà territoriali che vi risiedono e vi operano.
Le modalità operative attraverso cui Start si muove e si presenta sono dialogiche. Se la parola “networking” conserva ancora un qualche significato, diremo che questo è stato il dispositivo per incontrare e conoscere le realtà culturali indipendenti come noi, che dimostravano interesse nelle pratiche artistiche contemporanee.

Progetti selezionati da Start


DISSERTARE/DISERTARE

a cura di Start
CIAC - Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea, Castello Colonna, Genazzano (Rm)
8 luglio-24 settembre 2006 Con la consulenza scientifica di Soprintendenza alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporane

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Fabrizio Basso, “Per chi sa andare sul filo all'orizzonte tra fra il nulla”, CIAC 2006
 
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Luna Perilli, Mariana Ferratto, CIAC 2006



Dissertare/Disertare, due vocaboli, un "testo-manifesto", un progetto, un’operazione di networking, una mostra e insieme l'esperienza e lo sguardo sul panorama artistico-culturale in Italia. Come questi aspetti si sono connessi insieme? Come ognuno di questi si è sviluppato sequenzialmente? Come è possibile che da tutto questo sia emersa un'identità? E ancora, come distribuire in una narrazione fluida questi aspetti e far sì che rimanga sotteso il filo rosso, il filo d'Arianna? Forse attraverso un'immagine che le comprenda tutte: una rete, un arcipelago, un filo sottile, ma anche il gioco del paroliere, un dialogo a più voci, un'eco, oppure un labirinto di parole che potremmo ricucire insieme per risalire ai soggetti che le hanno pronunciate mantenendo la pluralità al loro interno. Il 7 Luglio 2006, più di cinquanta artisti e ventidue soggetti tra curatori e associazioni culturali hanno riempito le sale del Castello Colonna di Genazzano, chiudendo le fasi di un progetto durato i due anni precedenti. Dissertare/Disertare è stato il dispositivo per discutere, scardinare dei cliché, criticare stereotipi legati alla figura della donna. “Dissertare” come discutere, confrontarsi, fare networking, essere mobili e mettersi in gioco, “disertare” da posizioni statiche, da etichette coercitive. Disertare dal giudizio comune del “fare alternativo”, che sceglie spazi altri per mostrarsi ad un circuito ancor più ristretto. E dissertare quindi con le istituzioni per proporre nuove forme di “azione culturale”. La metodologia da noi scelta per la realizzazione del progetto si è fatta strumento ma anche contenuto della ricerca. Siamo partite dalla parola e dalla scrittura per tessere una rete fatta da soggetti culturali (associazioni e curatori) con i quali attivare un confronto. Attraverso la divulgazione di un "testo-manifesto" abbiamo chiesto loro un contributo in termini progettuali che fungesse da risposta all'invito iniziale. La nostra intenzione non era comporre una mostra di donne ma discutere e monitorare l’attualità della produzione artistica in Italia, scegliendone un suo aspetto. Di questo aspetto, che anche nella storia dell’arte porta con se dei pregiudizi causati da radicalità passate, spesso inserito in caselle culturali fatte di ideologie, di politiche che lo hanno privato di un libero sviluppo, abbiamo cercato di presentare un risultato derivato da risposte diverse, neutre, spontanee e non volutamente “femminili”. Questa necessità di accogliere e valutare le risposte richieste a chi caratterizza culturalmente i molti territori italiani ha permesso uno sguardo altro ed oggettivo nei confronti dell'arte attuale.

Il fare rete per iniziare una mappatura di quali realtà caratterizzano la scena culturale contemporanea, come riescono a inserirsi nel sistema artistico italiano, come qualificano il lavoro e che strumenti utilizzano nella loro ricerca, ha fatto emergere poi il contenuto dell’esposizione, composta da undici associazioni culturali e undici curatori indipendenti: Ass. Chroma (Cosenza), Ass.dARTh (Bologna), Ass. 270 gg. (Roma), Ass. Grande Rettile (Livorno), Ass. Metart (Napoli), Ass. Museo Teo (Milano), Ass. Neon (Bologna), Ass. Numero Civico (Rovereto), Ass. Prometeo (Lucca), Ass. Plug (Venezia), Ass.Plug_in (Genova), Francesca Pasini (Milano), Laura Barreca (Roma), Angelo Bianco (Matera), Gabriele Gaspari (Roma), Marina Giordano (Palermo), Marco Izzolino (Napoli), Federico Mazzonelli (Trento), Costanza Meli (Palermo), Rossella Moratto (Milano), Mariella Rossi (Trento), Elvira Vannini (Bologna). 
Artiste/i: Elisabetta Alberti, Alessandra Andrini, Elisabeth Aro, Atrium Project, Fabrizio Basso, Sara Basta, Bianco&Valente, Annalisa Cattani, Silvia Cini, Elena Cologni, Francesca Cristellotti, Simona Di Lascio, Christine De La Garenne, Simonetta Fadda, Mariana Ferratto,Valentina Glorioso, Ulrike Gruber, Alice Guareschi, Goldiechiari, Koroo, Lorenza Lucchi Basili, Sabrina Marotta, Libera Mazzoleni, Amanda McGregor, Dessislava Mineva, Motaria, Sabrina Muzi, Sandrine Nicoletta, Valentina Noferini, Anita Timea Oravecz, Paola Paloscia, Benedetta Panisson, Laurina Paperina, Arianna Pecchia Ramacciotti, Chiara Pergola, Luana Perilli, Maria Vittoria Perrelli, Michela Pozzi, Giada Giulia Pucci, Moira Ricci, Cloti Ricciardi, Francesca Riccio, Fiorella Rizzo, Stefania Romano, Anna Rossi, Ivana Russo, Nika Rukavina, Erica Sagona, Lucrezia Salerno, Guendalina Salini, Maria Salvati, Monica Stemmer, Federica Tavian, Adriana Torregrossa, Francesca Tusa, Sophie Usurier, Marta Valenti, Marcella Vanzo, Anna Visani, Elisa Vladilo, Cristina Zamagni. 

Il catalogo pubblicato ad un anno e mezzo dalla mostra ha offerto la possibilità di una riflessione e analisi del lavoro svolto corredato da testi di critici, di studiosi e docenti, presenta tutte le opere in mostra e relativi progetti delle associazioni e curatori. Testi di: Gaia Cianfanelli, Caterina Iaquinta, Jo-Anna Isaak, Angelandreina Rorro, Carla Subrizi, Antonio Tursi. 
Interviste a: Laura Barreca, Angelo Bianco, Martina Corgnati, Emanuela De Cecco, Lisa Parola, Gianni Romano. Editore: plug_in
con il sostegno di:
Provincia di Roma: Assessorato alle Politiche Economiche, Finanziarie di Bilancio; Regione Lazio Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport Sistema Museale; Castelli Romani e Prenestini: Museum Grand Tour; Comune di Genazzano: Assessorato Politiche Culturali. Con il patrocinio di: Provincia di Roma Assessorato alle Politiche Culturali; Provincia di Palermo. Sponsor: Bartolini – Corriere Epresso Sponsor tecnico: Step; Limelite; Archinopera; Progress Fine Art; Spedart; Matrix. Partner culturale: Undo.net 

L A FORZA DEI LEGAMI DEBOLI a cura di Start Premio per curatori Mauro Manara 2006-07 Fasi del progetto: - #1 Castel San Pietro Terme (Bologna) 25 maggio- 21 giugno 2008  - #2 Fuori Luogo 13 – ApertoMolise (Campobasso) 29 novembre – 11 gennaio 2009 - #3 Trastevere 259 | Racconti di Viaggio (Roma) 16 giugno 2009

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Maria Chiara Calvani, “Sul pianerottolo”, progetto artistico pensato per La Forza dei Legami Deboli, 2008

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Fuori Luogo 13 - ApertoMolise, Galleria Limiti Inchiusi  2009

La forza dei legami deboli è un progetto al limite tra ricerca e pratiche artistiche e curatoriali. Si propone di delineare un percorso di osservazione, di studio, divenendo una modalità di lettura e conoscenza di un sistema dell’arte che non si vuole pensare come centralizzato ma come un sistema in espansione, reticolare che offre e riceve impulsi di novità e cambiamento.
La forza dei legami deboli attiva legami (deboli), non incrementati dal sistema, sperimentando un’ipotesi di lavoro rivolta al centro-sud d’Italia. Intendendo per “legami” dei veicoli, delle tensioni su cui si muovono relazioni, connessioni, reciprocità, processi.L’idea di questo progetto è nata in connessione all’argomento esposto in occasione della 02 giornata del contemporaneo a Castel San Pietro Terme nel 2006: “Mauro Manara e Castel San Pietro Terme: come portare un luogo periferico al centro del dibattito dell’arte contemporanea”. Qui il discorso sui “centri minori” si è dilatato, fino a comprendere la possibilità di attivare una serie di relazioni tese ad individuare alternativamente la forza e la debolezza dei legami stessi valorizzandone l’unicità.
 Alcuni spazi seppure di valore storico e culturale non rientrano all’interno dei grandi circuiti di poli artistici e museali e vengono considerati “centri minori”, molte delle realtà artistiche culturali del “centro sud” d’Italia vengono definite “periferiche”, in esse l’ arte assume un ruolo di valorizzazione e riqualificazione dei luoghi stessi invece di portarne fuori le potenzialità relazionandole al tessuto nazionale. Ancora troppo spesso le “realtà indipendenti” vengono definite “marginali” dal sistema che da loro trae la forza. Questi i nodi d’intervento tra i quali tendere legami (deboli) per scommettere su nuovi confronti e nuove produttività. Granovetter ricorda all’inizio della sua carriera che sono proprio “i legami deboli dell’idrogeno a tenere insieme le gigantesche molecole d’acqua”. Nel tessuto sociale questo significa che “i legami deboli svolgono una funzione cruciale nella nostra comunicazione con il mondo esterno. Per ottenere informazioni nuove dobbiamo attivare i cosiddetti legami deboli […] che sono il nostro ponte verso il mondo esterno, perchè frequentano ambienti diversi dai nostri e ottengono le loro informazioni da fonti diverse”.

Abbiamo intrapreso il progetto La forza dei legami deboli guardando, attraverso le regioni stabilite, territori di partenza utili alla comprensione delle diverse storie ed identità. Quindi una prima indagine in un contesto da rivelare per poi scommettere sulla progettualità e sulla creazione di una rete culturale capace di aprire i confini ed avvicinare ogni regione all’altra. La fase di ricerca è iniziata con il rintracciare nell’area del sud Italia le realtà culturali operative, da quelle nascoste a quelle emergenti, da quelle più sperimentali a quelle più storiche, tutte presenze che fanno del loro spazio geografico un possibile territorio culturale a cui dare la parola. A queste realtà che sono associazioni, gruppi, progetti abbiamo quindi rivolto delle domande (geografia dialettica) per compiere così un primo passo nei loro luoghi e disegnare una iniziale “mappatura di un territorio comune”. Le domande rappresentano le tematiche con cui abbiamo formato un tavolo di discussione, una piattaforma di confronto alla quale abbiamo dato il nome di geografia dialettica dove svolgere le qualità di ognuno, confrontarsi sulle criticità e sulle risorse, trovare i punti di intervento per ribaltare le definizioni negative attraverso il riconoscimento delle specificità territoriali. Dunque pensiamo si possa leggere il sud come una nuova geografia fatta di singole identità tra le quali immaginare dei ponti, delle relazioni attive che riescono anche simbolicamente a valicare i confini, a provocare aperture, ad ottimizzare le caratteristiche culturali diverse.

Sovrapporre l'idea diffusa di chiusura, reclusione, distanza del sud, azioni di apertura, e da queste attivare e produrre dinamiche di interazione e di scambio.
Con il rilevamento e l’osservazione, il dialogo ed il confronto, La forza dei legami deboli cammina tra le diverse regioni cercando di segnare una pianta di un territorio allargato formata non da luoghi delimitati ma da realtà diverse e tra queste vuole tirare linee di congiunzioni al fine di formare una rete culturale che diventa soggetto attivo dell’area del sud. Quindi le singole territorialità e gli spazi operativi reali o immaginari di ogni regione sono la forza dei legami che poi si tendono tra loro, diventano il tessuto di quest’area pensata come uno spazio molteplice. Il progetto ha l’obiettivo di svilupparsi sui legami attivati. Dopo la prima fase (#1), la presentazione a Castel San Pietro Terme, il progetto è proseguito con Fuoriluogo 13 – Aperto Molise e lo scambio-dono tra le due regioni Abruzzo e Molise (#2) e il progetto Sud KM 0 (#3) con l’Associazione Erbematte (Catania) in collaborazione con Uqbar (Berlino).


Intervista a Gaia Cianfanelli e Caterina Iaquinta 
Eugenia Delfini: A partire da quali necessità è nata l’Associazione Start?
 

Gaia Cianfanelli – Caterina Iaquinta: Start è nata proprio da una necessità, quella della conoscenza e del voler praticare. E’ nata dalla voglia di agire e di trovare una modalità operativa nostra, che si potesse inserire in un sistema che se da una parte sembrava apparentemente chiuso, dall’altra mostrava le sue tante aperture, e che ai suoi attori con ruoli già distribuiti, si affiancavano a quelli con ruoli sommersi ma non meno laboriosi. A questa necessità si è dunque bene accordata l’idea di un lavoro progettuale, che siamo andate via via sperimentando, ovvero di procedere senza mai perdere il filo del discorso e incamerando di volta in volta le esperienze, lasciando visibili le tracce del nostro operare. Da sempre convinte che le arti contemporanee svolgano un ruolo importante nella riqualificazione territoriale e nell’immagine di un paese, cosi i nostri lavori si inseriscono e si rivolgono ai tanti territori geografici e culturali che abitano le nostre regioni.

E.D. Entrambe avete avuto una formazione storico-artistica, ma nello specifico all’interno di Start, in cosa consistono i vostri singoli apporti?

G.C. E’ forse la diversa formazione e le diverse singole esperienze di entrambe che alimenta il nostro lavoro. Io sono laureata in managment dell’arte e Caterina in Storia dell’arte contemporanea. Non abbiamo ruoli specifici ma la definizione di ogni passo è costruita da continui confronti. Essere un’associazione di curatrici significa diventare soggetto collettivo, passare dall’individualità del ruolo del curatore alla pluralità producendo differenze e molteplicità dello sguardo e dell’azione.

C.I.
Sono d’accordo con Gaia, vorrei solo aggiungere che questo processo non è facile, l’idea di pluralità che è alla base di un lavoro collettivo non è mai un dato a priori, l’abbiamo raggiunta con impegno e costanza e da punti di vista talvolta lontani e poi è venuto da se che si delineassero interessi e capacità differenti in una prospettiva comune.

E.D.  Avete scritto nella vostra mission che Start si muove attraverso modalità operative dialogiche, potreste spiegare meglio su quale metodologia si incentra  la vostra pratica curatoriale? 

G.C. – C.I. Non abbiamo una mission vera e propria, abbiamo una sintetica frase che nello statuto recita che l’associazione Start “si è costituita per essere laboratorio di progettazione culturale”. La nostra metodologia dunque è un dispositivo che costruisce relazioni valutabili nel tempo. I nostri progetti sono progetti aperti e non sussistono senza la presenza attiva di interlocutori che operano nella ricerca artistica contemporanea. La ricerca artistica parte sempre e prima di tutto da un’ indagine del luogo dove andiamo ad agire in cui si possono riconoscere e ridistribuire quelle risorse culturali che vi appartengono. Come si costruisce un progetto e non cosa costruisce è l’aspetto che più ci interessa. In una prima fase osservare, registrare, monitorare, successivamente archiviare e selezionare per poi attivare legami tra quelle realtà attive ed in qualche modo produttive con i loro interventi. Gli argomenti che proponiamo, liberi da scelte auto celebrative e auto referenziali, si propongono quindi sempre come discorso continuo da verificare e da dimostrare in cui le risposte dei soggetti culturali coinvolti, offrono una panoramica sulla situazione artistica attuale.

E.D. Di quali strumenti si avvale il vostro lavoro di networking, e come si struttura nel tempo?  

G.C. ll tempo è una forte variabile nel nostro lavoro che condiziona la durata e l’andamento dei progetti. Ad esempio i due lavori qui presentati sono dipesi moltissimo dai tempi e dalle modalità su cui si è costruito il dialogo e lo scambio necessari prima di tutto ad una conoscenza reciproca. Quindi poi l’intero risultato dipende sempre dalle risposte altrui e dall’attenzione che ogni identità pone in essere. Per ora i nostri lavori si sono manifestati come dei lavori aperti in cui l’apparato espositivo ha rappresentato una fase o la conclusione dopo di che il progetto si è trasformato in una nuova operazione che ne ha focalizzato un aspetto debole.

C.I. Il fare rete e creare legami con diverse realtà si raggiunge attraverso una modalità di ricerca e d’intervento che come dicevamo è scandita dalle molte fasi che compongono il lavoro quindi di monitoraggio, connessione, relazione, scambio con i soggetti che andiamo a coinvolgere. Successivamente si affronta l’elaborazione dei primi risultati in termini visivi e concettuali come quelli dati dalle “mappature” o conseguenti a dibattiti e dialoghi come le “geografie dialettiche”, risultati concreti che vogliono tracciare un inizio di azione comune dando risposte a criticità importanti del sistema culturale attuale per agire poi più costantemente e coerentemente a livello progettuale e curatoriale.

E.D. Quali sono i principali campi di indagine che vi interessa approfondire attraverso le vostre attività curatoriali?  

G.C. – C.I.
Start si è costituita per essere laboratorio di progettazione culturale. Ogni progetto vuole essere collegato ad ambiti di ricerca più ampi volti a creare un clima di interdisciplinarietà. I nostri lavori si vogliono contestualizzare nel tessuto sociale in cui si collocano di volta in volta.
Le aree tematiche su cui focalizziamo la nostra ricerca per ora coinvolgono problemi di tipo storico e geografico. Come evidenziato dai due progetti scelti rivolgiamo attenzione ad argomenti della nostra cultura artistica importanti ma poco approfonditi (l’arte delle artiste donne, il loro rapporto con la memoria …) o di difficile avvicinamento e comprensione all’interno di un sistema (la situazione artistica del centro sud d’Italia).

E.D.
Trovo particolarmente interessante il vostro progetto La forza dei legami deboli, una rassegna delle principali realtà operative indipendenti sul territorio del centro sud, potreste raccontare nello specifico come avete sviluppato questa indagine?   

G.C. – C.I.
L’indagine è partita dal progetto precedente. Quando abbiamo saputo di essere state selezionate ci è venuto naturale guardare a ciò che ci stavamo lasciando alle spalle e ripartire da lì, avanzando. Di fronte alla mappa dell’Italia disegnata con Dissertare/Disertare abbiamo focalizzato i punti più deboli e giocando con il tema del Premio Manara, “portare l’arte contemporanea in un centro periferico” abbiamo ribaltato e confuso i ruoli, il sud e il nord e aperto i confini. Tutto si è sviluppato poi con naturalità attraverso i contatti già stabiliti siamo andati a fondo scoprendo altre realtà e progetti in atto, attraverso interviste e domande abbiamo cercato di individuare criticità o sentimenti comuni rispetto alla situazione di quell’area, abbiamo discusso sui rapporti reciproci e le formule organizzative e di formazione degli artisti, abbiamo localizzato la loro presenza e attività sul territorio. L’unica differenza rispetto a Dissertare/Disertare è che abbiamo e stiamo tutt’ora lasciando ai contatti attivati la parola e il nostro coinvolgimento. E così è accaduto in modi e spazi molto diversi.

E.D. Quali sono i vostri supporter? Come vi mantenete e come sostenete i vostri progetti?  

G.C.
Conosciamo bene la situazione del nostro paese e del riconoscimento che hanno le associazioni culturali. Non vogliamo qui polemizzare ma anzi vorremmo che l’atteggiamento vittimistico e poco positivo che caratterizza molto spesso le persone che fanno il nostro stesso lavoro gradualmente scompaia. Dovremmo maggiormente riflettere sulla nostra scelta professionale ed aprirci dialogare, confrontarci e coinvolgerci ognuno offrendo il proprio punto di forza.

C.I. Abbiamo lavorato e lavoriamo anche con altre organizzazioni culturali, cercando con sacrificio di mantenere i nostri interessi. Cerchiamo per i nostri progetti soprattutto un sostentamento nel dialogo con artisti e curatori e anche se all’inizio non è stato facile farsi comprendere, ora stiamo ottenendo dei risultati ma soprattutto non abbiamo mai rinunciato al dialogo con rappresentanti di istituzioni museali o di finanziamento culturale pubblico dai quali cerchiamo e otteniamo punti di vista e opinioni sempre molto stimolanti. Credo sia l’unico modo per mantenere vivo il proprio lavoro e farlo durare nel tempo.

E.D. Quali progetti vi piacerebbe sviluppare in futuro?  


G.C.
Ci piacerebbe che anche semplicemente i legami che abbiamo teso fin qui potessero iniziare a vibrare. In un cassetto sempre aperto abbiamo progetti che vogliono muovere partecipazione ed interesse, uscire dalla nicchia e dal piccolo circuito, per interfacciarsi con tutta l’altra fetta del sistema quella fatta dalle istituzioni museali, dalle imprese, dalle istituzioni locali. Insomma sentirsi culturalmente utili al nostro paese propositive e pronte sempre a confrontarsi interagendo con ciò che accade sia dentro che fuori.

C.I.
Stiamo cercando anche di riprendere il lavoro con gli artisti che abbiamo nel nostro archivio della Forza dei Legami Deboli e pensare con loro a delle possibilità di scambio anche su un tessuto più internazionale, cercando di lavorare sulla mobilità e sulla formazione.



In copertina: Maria Rapicavoli e Janne Schäfer, “Racconti di Viaggio”






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