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Mauro Di Silvestre e Peter Ravn alla Z2O Galleria di Roma
Data: 13.04.2010

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Gli artisti correlati: Mauro Di Silvestre, Peter Ravn


Mauro Di Silvestre e Peter Ravn. Due volti della pittura alla Z2O

Dalla pittura alla pittura e viceversa. Ma da angolazioni estetiche decisamente differenti. La doppia personale di Mauro Di Silvestre (Roma – It., 1968) e Peter Ravn (Copenhagen – Dk., 1955) pianificata da Sara Zanin negli spazi della propria galleria – la Z2O, in via dei Querceti 6 (Roma) –, si presenta come un discorso sulla pittura contemporanea, per l'appunto, che fa i conti con atteggiamenti visivi differenti e con poetiche che si distanziano sensibilmente dalla narrazione figurativa lineare per riflettere nuovamente sugli stati generali del mezzo espressivo adoperato, sulla sua bruciante attualità. Visione bipolare che fa i conti con procedimenti linguistici tesi a ribaltare gli statuti temporali per favorire una grammatica trasversale, in-transitoria o sovrastorica (ed è il caso di Di Silvestre), la doppia personale mostra una serie di lavori – tutti del 2010 – legati ai territori della sospensione (Aussetzung) profonda dalle cose, all'inabissamento della continuité, alla cristallizzazione irrequieta del tempo in quanto durata reale. Sara Zanin organizza, così, un gioco d'alternanza che, se da una parte genera cortocircuiti visivi tra due artisti che muovono da un percorso decisamente difforme (ma non del tutto contrario), dall'altra crea una gustosa sostituzione estetica attraverso il gioco dell'alternanza; gioco che offre al fruitore un'altalena visuale che, ad intervalli lineari e netti, racconta due modalità (due possibilità) del fare pittura al giorno d'oggi.

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Peter Ravn, I non indifferenti, 2010, Olio su tela, cm 115x150, courtesy Galleria Z20, Roma

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Peter Ravn, Part of me has already left, 2010, Olio su tela, cm 80x80, courtesy Galleria Z20, Roma

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Peter Ravn, Only elevation, 2010, Olio su tela, cm k, courtesy Galleria Z20, Roma

Una Piccola sposa che ripercorre il tema della fanciullezza con un'eleganza avvincente, il mondo di Grace, Back to New York che evidenzia il legame con la grande mela, A cavallo tra il 1960 e il 2010 in cui l'artista riunisce, sotto una tessitura che fa il verso all'arazzo e alla carta da parati, alcuni frammenti significativi della propria vita (bigliettini, scontrini, pagine di calendario). E poi, ancora, seguendo una stessa metodologia temporale Retaggio, Circle of life (in cui appare l'artista in situazione familiare), Uno strappo alla regola, Buon compleanno! Dal collage alla fotografia, da piccole cose semplici cariche di storia a minuziose trame pittoriche (la leggerezza della gonna tramata in Uno strappo alla regola è davvero cosa rara), Mauro Di Silvestre elogia la vita, le varie materie che la compongono, per creare seducenti sovrimpressioni mediante cromatismi avvincenti e intersezioni geometriche che dal naturale volgono verso l'artificiale. Le sue opere conservano una memoria tattile (ricercano e ritrovano un tempo perduto, incontaminato), per produrre eccellenti territori legati ad una gustosa azione transdecorativa. Di Silvestre salta il fosso della decorazione per creare una personalissima visione della realtà in cui cose e case si appartengono – ci appartengono – mediante un ingrediente affettivo che l'artista organizza producendo preamboliche tessiture transornamentali, che sfuggono all'ornamento tout court per farsi formula collante tra le immagini e gli oggetti che compongono la sua pittura e la sua intima realtà. Sull'altro versante, la pittura di Peter Ravn investe lo spazio della rappresentazione con una pennellata sicura e cruda che rivitalizza i binari dell'espressione per proporre un ventaglio di opere legate tanto al sociale che al cosale fino a puntare l'indice creativo sulla soglia del sotterraneo – lo suggerisce Marco Tonelli nel testo in catalogo –, di un sistema linguistico che si fa, appunto, “resoconto scientifico, cartella clinica, anonimato”. Leaving Buildings, Suspension, Luggage, Hood, Rothäppchen, Only Elevation (un uomo avvolto in una coperta rossa, sospeso nell'insicurezza d'un domani oscuro), I non indifferenti che ribaltano l'indifferenza moraviana, il meraviglioso Part of Me has Already Left che raffigura un uomo (sempre, anancasticamente, lo stesso uomo?) semi-vaporizzato e manducato dal proprio dolore. Sono tutte opere che fanno pensare ai nuovi poveri in cravatta di cui si parlava alle soglie del XXI secolo; uomini che se da un punto di vista stilistico ricordano la legnosità di Egon Schiele (soprattutto nella costruzione delle mani) o “alcune figure”, e direi alcune allucinazioni “di Lucian Freud” (Tonelli), da un'angolazione più strettamente compositiva presentano spazi assoluti in cui la figura ritrova la propria monumentalità, la propria decentrata centralità per esprimere, allo stesso tempo, seduzione e disperazione, passione e ragione, quiete e tempesta. Il doppio e alternato senso della pittura proposto dalla Z2O, indica, dunque, accostamenti impossibili ma efficaci per tracciare – a singhiozzi, e con forti interruzioni – due visioni della vita e dell'arte dense, delicate ed esistenziali, ma anche (è ancora Tonelli a suggerirlo) “esperienze emotive tanto diverse e peculiari, spesso autoreferenziali e ancora più spesso” delicatamente “inconciliabili”.

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Mauro Di Silvestre, Piccola sposa, 2010, tecnica mista su carta, cm 93,2x68 (cm 119 x 94 con cornice), courtesy Galleria Z20, Roma


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Mauro Di Silvestre, Back to New York, 2010, tecnica mista su carta, cm 70x50 (con cornice cm 91,5 x 72,5), courtesy Galleria Z20, Roma
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Mauro Di Silvestre, A cavallo tra il 1969 e il 2010, 2010, tecnica mista su carta, cm 70x50 (con cornice cm 91,5 x 72,5), courtesy Galleria Z20, Roma
 






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