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Concorso Romaeuropa Webfactory. Intervista all’artista Luca Matti
Data: 24.05.2010

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Vai all'evento: Teknemedia premia 6 videoartisti di Romaeuropa Webfactory

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Gli artisti correlati: Luca Matti


Il 12 marzo sono stati resi noti i nomi dei finalisti del concorso Romaeuropa Webfactory, il progetto votato alla scoperta e alla promozione del talento di chi esprime la propria creatività sul web, promosso dalla Fondazione Romaeuropa e da Telecom Italia.
Insieme a coloro che passano alla fase successiva dei 4 quattro contest (Videoart,Spot, Musica, 100Words) sono stati proclamati i 6 artisti che Teknemedia ha selezionato tra i 171 iscritti alla sezione Videoart, curata da Giuseppe La Spada.
Teknemedia ha infatti deciso di premiare il loro talento dedicando a ciascuno un’intervista da pubblicare sul portale e offrendo una pagina nello spazio Studio d’Artista, dove potranno caricare il curriculum, l’elenco delle mostre e degli eventi a cui hanno partecipato, le loro opere...

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Luca Matti, The Moleman, 2008

Francesca Berardi: Ci puoi parlare del video che hai presentato a Romaeuropa Webfactory? 

Luca Matti:
Il percorso che mi ha portato alla realizzazione di “Fratelli” ha origine da una serie di dipinti e da un’animazione precedente, intitolata “The Mole Man”, dove un uomo oppresso e imprigionato cerca una via di fuga da un edificio labirintico. “Fratelli” nasce come episodio conclusivo di una vicenda che vede l’essere umano prigioniero delle proprie complessità. In questa animazione due uomini che vagano in una città deserta in evidente stato di disagio e di solitudine, fortuitamente, si incontrano e riscoprono nella condivisione del proprio dramma la forza e la speranza per affrancarsi da una realtà disumanizzata che li ha resi tutti ciechi, sordi, muti. Questa animazione si è sviluppata sulla suggestione di due testi: “Cecità” di Saramago e “Cosa Fa Vivere gli Uomini” di Tolstòj.

F.B: Durante un dialogo con Achille Bonito Oliva, William Kentridge ha spiegato che attraverso il disegno la sua opera oppone resistenza al fatto che l’artista scompaia dietro la tecnologia. Che ruolo assume per te il disegno? Qual è la poetica del tuo lavoro?
L.M:
Il disegno per me è sempre stato un’esigenza, un’urgenza da soddisfare quotidianamente.
Le idee, i pensieri, le divagazioni varie, prendono forma sulla carta e per me hanno un valore fondamentale. Sono appunti visivi dai quali, poi, molto spesso, si innesca un processo che li trasformerà in dipinti, sculture o animazioni. Il mio lavoro si sviluppa principalmente nella pittura su tela, ma trovo nell’immediatezza e nella tensione del segno di matita o carboncino su carta, il mezzo più diretto ed espressivo per comunicare. Il disegno come la calligrafia rivela la personalità dell’autore che sta dietro e questo riconduce ad una certa manualità che per quanto mi riguarda contraddistingue tutta la mia produzione. La poetica del mio lavoro si focalizza sul rapporto dell’uomo con la città e ne indaga i vari aspetti attraverso le dinamiche esistenziali e i paradossi. Da più di dieci anni ho eliminato completamente il colore dai miei quadri affidando al bianco, nero e grigio il compito di rappresentare la mia personale visione della realtà che mi circonda.

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Luca Matti, Viandante, 2010

F.B: REW[f] è il primo concorso a cui prendi parte? Qual è attualmente il ruolo dei concorsi artistici nel sistema dell’arte contemporanea?
L.M:
Non ho mai partecipato a concorsi, REW[f] è il primo a cui partecipo.

F.B: In un’intervista rilasciata ad ArtKey Giuseppe La Spada (e-guide della sezione VideoArt a REW[f]) alla domanda su quali suggestioni avrebbe voluto trovare in un futuro video-artist ha risposto: “Sicuramente la capacità di emozionare e di incuriosire, l'attenzione al sociale. Nuove dinamiche per attrarre l'attenzione o semplicemente dinamiche consuete orchestrate in maniera originale”. Cosa ne pensi? Secondo te cosa distingue un’opera di video-art?

L.M:
Il mio criterio per distinguere un’opera di video art è lo stesso che applico per qualsiasi altro linguaggio artistico. Sicuramente, come dice Giuseppe La Spada, una componente dell’opera deve essere la capacità di emozionare e incuriosire, allo stesso tempo far riflettere su una determinata tematica sociale, indurre a porsi delle domande, entrare in contatto con lo spettatore facendogli vivere una nuova forma di esperienza. Credo, comunque, sia un’alchimia difficile da inquadrare in regole o formule, è una magia che avviene all’interno di chi la vive in quel determinato momento e che poi entrerà a far parte del suo immaginario.

F.B: Puoi raccontarci brevemente qual è stata la tua formazione? Chi è, se c’è, la persona che ha avuto un ruolo determinante nel tuo percorso artistico?
L.M:
Tutto nasce dalla passione per il disegno. Fin da piccolo ho avuto il desiderio di diventare un pittore e anche se intrapresi studi lontani dalle materie artistiche, questa mia esigenza si fece subito impellente e mi portò a muovere i primi passi nell’ambito del fumetto e dell’illustrazione, collaborando con varie case editrici e agenzie pubblicitarie. In seguito il bisogno di esprimermi liberamente e senza i vincoli imposti dalla committenza, mi ha portato a concentrarmi principalmente sulla pittura su tela e sulla scultura in camera d’aria. Sono un’autodidatta con una formazione che ha seguito percorsi del tutto personali e devo ringraziare molti maestri della storia dell’arte e della letteratura, ma anche del cinema e del fumetto, dai quali ho sempre cercato di imparare. Il mio linguaggio è il risultato di una sommatoria di esperienze e influenze varie e in definitiva è in continua evoluzione. Ogni cosa entra in gioco, viene assimilata ed eventualmente inserita nel mio modus operandi. Sono sempre stato stimolato a coltivare e ad approfondire questa mia passione dalle persone che mi stavano vicine, ma l’incontro con quello che poi è diventato il mio gallerista è stato sicuramente determinante per il fatto che mi ha inserito in una dimensione professionale e dipingere è diventato il mio lavoro principale.

F.B: Quali sono i tuoi progetto futuri? E il tuo sogno?


L.M:
A breve andrà in stampa un volumetto a cui ho lavorato in questi ultimi mesi contenente un racconto per immagini sulle città intitolato “The Sprawl”, a cui dovrebbe seguire una serie di presentazioni e mostre. In questo momento sto concludendo una serie di quadri a cui lavoro da circa un anno sulla nascita delle prime città nella Mesopotamia del terzo millennio a.C. Prossimamente inizierò a lavorare ad un’altra animazione rivisitando il mito di Frankenstein. Di sogni ne ho molti, alcuni in parte realizzati e altri ancora nel cassetto, ma forse quello che mi affascina di più è quello di realizzare un film, magari sviluppando una mia animazione di pochi minuti in un lungometraggio.

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Luca Matti, Nido, 2009


In copertina: Luca Matti, Maximum City, 2008





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