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Associazione “E:”
Data: 25.05.2010

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Introducing to . . .

Il progetto è stato pensato per dare visibilità all’attività di ricerca delle giovani associazioni presenti sul territorio italiano e operanti nell’ambito del non profit culturale. Ad ogni organizzazione è stato richiesto di raccontare di sé attraverso la presentazione di uno o al massimo due progetti che esemplificano l’identità e la mission che si è preposta. Per prendere parte al progetto è necessario inviare alla redazione della Rubrica Not for Profit (eugeniadelfini@gmail.com) un breve statement di presentazione e materiali visivi che documentino il progetto scelto, potrebbe trattarsi di una mostra, di una lecture, di una tavola rotonda, di un’attività didattica…con l’ausilio di questi materiali sarà possibile costruire un’intervista che inquadri gli obbiettivi e i gli strumenti per la promozione culturale dell’organizzazione. Un occasione per presentare progetti artistico-curatoriali e per mettere in luce come l’intervento delle organizzazioni indipendenti nell’ambito culturale si sviluppi in maniera parallela e complementare all’attività delle istituzioni pubbliche.

#9 Associazione “E:”, Venezia

L'Associazione Culturale “E:” nasce nel 2004 da una volontà congiunta di Francesco Ragazzi e Francesco Urbano. Il nucleo della coppia si apre a dimensioni relazionali di volta in volta differenti che conducono ad un lavoro collettivo. La “E:” innesca rapporti di scambio con singoli, gruppi e istituzioni che trovano la propria sintesi in momenti artistici. L'ascolto, l'invito, la delega, il dono sono i principi che fondano l'azione. Le pratiche artistiche e quelle curatoriali, pur distinte, si coniugano in direzioni artistiche di spazi, eventi e laboratori.

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Partenze & Arrivi, Locandina

Associazione “E:”

Progetti selezionati da Associazione “E:”

PARTENZE & ARRIVI - I e II edizione 2008-09

Festival itinerante / workshop e dibattiti.
Studi Boston University, CZ95 / 2008, Isola della Giudecca, Venezia

Inserito nel Boston University Studio Program a Venezia, il festival “Partenze & Arrivi” si è proposto come veicolo di analisi del sistema arte attraverso le realtà culturali presenti sul territorio. Divisa nelle sezioni "Partenze" e "Arrivi", la prima edizione ha coinvolto giovani artisti, artisti affermati e curatori in workshop e dibattiti. Durante le tre serate "Partenze", hanno presentato il loro lavoro Francesca Balbo (Gruppo Led), Marina Ferretti, Sebastian Zabronski, Amparo Ferrari (borsisti della Fondazione Bevilacqua La Masa) e gli studenti del corso di pittura della Boston University. A seguire, durante gli "Arrivi", gli artisti Giovanni Rizzoli, Andrea Contin, Laura Waddington e i curatori Vittorio Urbani e Stefano Coletto.

Per la sua seconda edizione, il festival “Partenze & Arrivi” ha creato un ideale percorso tra gli spazi di produzione artistica della Giudecca. Gli atelier delle ex-birrerie Dreher, quelli della Fondazione Bevilacqua La Masa, il centro culturale CZ95 sono stati lo scenario di un confronto tra artisti diversi per formazione e carriera. Durante tre serate di workshop e mostre, hanno esposto il loro lavoro gli studenti del corso di pittura della Boston University, i giovani Andrea Kvas, Agne  Raceviciute, Alberto Scodro, Elisa Strinna (Atelier BLM), i mid-career Carolina Raquel Antich, Daniele Bianchi, Serena Nono, Lucia Veronesi, Claudia Zuriato.
Partendo dal territorio, il festival ha lanciato una piattaforma di scambio con alcune istituzioni del contemporaneo grazie agli interventi di Angela Vettese, Monique Veaute, Andrea Bruciati, Emmanuelle Lavaud (Récollets), Sidney Peyroles (Cité Internationale des Arts).“Partenze & Arrivi” ha inoltre allargato i suoi orizzonti attraverso un concorso. In palio, una residenza alla Cité des Arts di Parigi, una personale alla GCAC di Monfalcone, unapresso l'oratorio di S. Ludovico - Venezia.

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Partenze & Arrivi, Elisa Strinna, Agne Raceviciute, Delfina Marcello

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Partenze & Arrivi, Andrea Kvas e Andrea Bruciati

SPOT - studio dal vivo 2009-10


Residenze di tre mesi
Sono stati in residenza: Giluia Nomis e Andrea Kvas
Sala del Camino, Isola della Giudecca, Venezia

“Spot - Studio dal vivo” è un programma di residenze d'artista sui generis fondato dall'Associazione “E:” in collaborazione con il Comune di Venezia, la Scuola Internazionale di Grafica, gli Artisti e Artigiani Associati di SS. Cosma e Damiano, la Fondazione Bevilacqua La Masa, l'Università Ca' Foscari.
Invitata a intervenire sulla Sala del Camino (Giudecca 621), l'Associazione "E:" ha deciso di usufruire dell'opportunità in maniera inclusiva. A partire da Ottobre 2009 ogni tre mesi, un giovane artista viene invitato a lavorare in un atelier adiacente alla sala. In studio, l'artista può realizzare una o più opere in assoluta autonomia: il suo lavoro viene documentato attraverso la raccolta di foto, video e altri materiali. In cambio dell'utilizzo gratuito degli spazi, all'artista viene chiesto di organizzare almeno due eventi aperti al pubblico durante il periodo di residenza stabilito. Rispettando e rilanciando la logica alla base del progetto, "E:" pone un'unica condizione: l'artista residente non può allestire mostre personali all'interno della sala, ma è libero di collaborare con chi vuole nell'organizzazione degli eventi. Le opere dell'artista potranno essere esposte in maniera compiuta in un altro spazio, privato o no-profit, solo al termine di “Spot”.
Ispirato alla “Carte Blanche” del Palais de Tokyo, “Spot” è un esperimento di produzione artistica che punta a costruire attorno a sé un network di professionisti e appassionati d'arte.

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Spot, Sala del Camino, vista ingresso

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Spot, Sala del Camino, esterno

Intervista a Francesco Ragazzi e Francesco Urbano

Eugenia Delfini: Provenite da formazioni diverse, da studi sul cinema e di filosofia, come è nata l’idea di fondare l’associazione culturale “E:”, e a chi si rivolge?
Francesco Ragazzi e Francesco Urbano:
È vero: nessuno dei due ha in curriculum una formazione artistica standard. Questo ci è sempre sembrato un elemento di ricchezza perché ci ha permesso di vedere le cose secondo angolazioni diverse. Se non altro ci ha obbligato a non dare nulla per scontato, nemmeno la nostra legittimità all'interno del cosiddetto sistema dell'arte. Anche la nascita dell'Associazione non è legata a un evento artistico in senso stretto. Nel 2004 avevamo creato una fanzine chiamata “Eventualmente” a cui contribuivano persone di età e professioni diverse sparse per l'Italia. Ogni copia della rivista veniva montata a mano e distribuita a Venezia in una sola giornata, durante una performance. Ci interessava rendere il gesto letterario un gesto fisico rivolto alla città. L'Associazione è partita da lì. La “E” è una congiunzione: a noi piace creare interazioni con gruppi dalle competenze eterogenee e specifiche, non per forza legate all'arte.

E.D: Cosa significa secondo voi scegliere di essere non profit?
F.R.-F.U:
Non profit per noi significa soprattutto sperimentare: nuovi modi di intendere la curatela, ma anche l'economia e l'organizzazione. Nel contesto in cui ci troviamo, per una giovane associazione come la nostra, significa anche essere costretti a ribadire ogni volta che no-profit non equivale a improvvisazione e neppure a volontariato. In maniera più pratica poi, si sceglie il no-profit perché consente di darsi uno statuto giuridico-fiscale più leggero e flessibile.

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Partenze & Arrivi, In posa 1 di Agne Raceviciute

E.D: Molto interessante il progetto di residenze per giovani artisti sull’isola della Giudecca di Venezia, volete raccontare come siete riusciti a impostarlo e come effettuate la selezione degli artisti?
F.R.-F.U:
Dopo la seconda edizione del festival “Partenze & Arrivi” nel 2009, siamo stati invitati dagli Artisti e Artigiani Associati di SS. Cosma e Damiano a curare una parte della programmazione della Sala Del Camino, ex deposito d'armi in epoca napoleonica da poco riaperto e restituito alla collettività. Avere più di 200 m2 a disposizione ci ha portato a riflettere sulla carenza di spazi di produzione artistica a Venezia: da qui la scelta di dare avvio ad un programma di residenze. Con periodi variabili fino a un massimo di tre mesi, assegniamo ad un artista  uno studio. In cambio, gli chiediamo di vestire i panni del direttore artistico della Sala e di ideare assieme a noi una serie di eventi: mostre, workshop, proiezioni e quant'altro possa dare una chiave d'accesso al lavoro compiuto in atelier. Poniamo un unico limite: il nostro residente non può allestire mostre personali all'interno della Sala. Abbiamo scelto questa formula per varie ragioni. Da un lato, l'artista si trova nella condizione di riflettere, più che sulla sua opera, sui processi e sulle relazioni che la rendono possibile. Dall'altro, il divieto di esporre il lavoro di un solo autore chiama la possibilità di invitarne altri ad intervenire sulla Sala: speriamo così che si attivi attorno allo spazio una rete sempre mobile di rapporti e persone. A latere, organizziamo per l'artista degli incontri con esperti di discipline esterne all'arte visiva, capaci di fornire nuove letture e punti di vista: per la prima residenza ad esempio abbiamo chiamato la filosofa Diana Sartori e l'attrice Patricia Zanco.
La selezione degli artisti avviene sia su invito, sia compilando l'application sul nostro sito. Per il momento abbiamo scelto artisti che si sono formati sul territorio, ma nell'immediato futuro ci apriremo a collaborazioni col resto d'Italia e con l'estero. Ora l'artista in residenza di “Spot” è Andrea Kvas.  

E.D: Cosa significa lavorare in un contesto così ricco a livello culturale come Venezia? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?
F.R.-F.U:
Partiamo dai vantaggi: Venezia gode di una dimensione internazionale che non si limita al periodo biennalesco. Inoltre, il richiamo che l'immaginario della città possiede è un elemento interessante su cui giocare. Poi va naturalmente considerata la ricchezza artistica e ambientale dell'intera laguna: una stratificazione complessa che invita ad una ricerca attenta e minuziosa. Nella sola isola della Giudecca ad esempio troviamo la chiesa del Redentore progettata da Palladio, il Molino Stucky ora hotel Hilton, gli atelier privati di artisti come Lawrence Carroll, Giovanni Rizzoli e Fabrizio Plessi, l'Archivio Luigi Nono, gli atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa, gli alloggi di edilizia residenziale pubblica di Alvaro Siza cui si aggiungono i progetti di Carlo Aymonino e Aldo Rossi, e l'elenco potrebbe continuare. Passiamo agli svantaggi. Oltre al carattere internazionale, Venezia sa assumere spesso una dimensione paesana che si fa sentire in particolare se non si è autoctoni. La città e i suoi abitanti faranno sempre sentire “foresto”, cioè straniero, chi non è nato sull'isola: lo si percepisce anche quando si tratta di avere rapporti con la politica e le istituzioni. Per questo gli spazi e le situazioni che creiamo cercano di ristabilire un principio di accoglienza. Nel 2006 per esempio, insieme all'artista Adriano Nasuti Wood abbiamo trasformato la veranda abbandonata del centro culturale CZ95 in una sala d'attesa: lì si potevano leggere gratuitamente più di 50 riviste d'arte, cinema e letteratura gentilmente offerte da alcune case editrici italiane. Lo spazio ha vissuto notevoli passaggi di stato (e di gestione) trasformandosi da “Frigo” a “Freezer”: per un po' è stato un punto di riferimento stabile per la vita culturale della città e ora, in qualche modo, resiste.

E.D: Come finanziate le vostre attività? I vostri sono prevalentemente progetti low budget o puntate anche su grosse produzioni?
F.R.-F.U:
Se guardiamo ai finanziamenti veri e propri, credo dovremmo considerare i nostri progetti low-budget. I tempi di crisi tuttavia ci hanno insegnato a considerare quello che la politica femminista ben prima di noi ha chiamato “capitale di relazioni”: è tale forma di ricchezza non immediatamente monetaria che ci ha permesso di portare avanti progetti che sulla carta erano molto costosi.

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Partenze & Arrivi, Fate un skull di Alberto Scodro

E.D: Rispetto le collaborazioni con altre realtà, non profit e for profit, quanto contano per voi? Sul piano locale con chi collaborate e vi relazionate? E rispetto all’Italia e all’estero?
F.R.-F.U:
In generale, l'Associazione ha pochi partner fissi: costruiamo una rete ad hoc per ogni nuovo progetto. La ricerca di molte forme di collaborazione diverse non è dettata solo da un fattore economico - che è comunque importante - ma anche dalla ferma convinzione che creare nuove relazioni significa di per sé immettere innovazione nel tessuto sociale in cui si è situati. Prova ne sia che spesso le istituzioni che hanno partecipato alle nostre iniziative hanno continuato a lavorare assieme in maniera inedita e imprevista. Sul piano locale i nostri partner sono l'Assessorato alla produzione culturale, la Municipalità di Venezia, Murano e Burano, la Fondazione Bevilacqua La Masa, la Scuola Internazionale di Grafica, il dipartimeno di Conservazione dei Beni Culturali di Ca' Foscari, l'Associazione Artisti e Artigiani Associati. In Italia e all'estero abbiamo invece incontrato la Galleria Civica di Monfalcone, la Mairie de Paris, la Cité des Arts, la Boston University e con altri stiamo stringendo rapporti. Soprattutto le istituzioni estere sono state spesso un modello. A volte siamo arrivati al paradosso di ricevere più attenzione, fondi e riconoscenza da loro piuttosto che dalle istituzioni locali: ci hanno aiutato a vedere che in contesti più sensibili e strutturati il no-profit non è un'utopia. Solo una volta abbiamo lavorato con una galleria for profit, ma il rapporto non è stato dei migliori: forse i presupposti su cui ciascuno calibrava la propria azione non erano stati chiariti a sufficienza. È un peccato! Speriamo di aver modo di misurarci ancora con questo genere di realtà.  

E.D: Quali sono lo spirito e gli obbiettivi dell’Associazione oggi rispetto a quando è stata fondata?
F.R.-F.U:
Sia nei progetti artistici che in quelli curatoriali ci proponiamo sempre come connettori. Questo non è cambiato. Forse, in questi pochi anni di attività, siamo diventati più consapevoli di essere immersi in un sistema che ha delle regole, o meglio dei codici, con cui confrontarsi. Magari siamo meno fiduciosi a priori, ma lavoriamo per costruire basi più solide alla nostra fiducia. Il nostro obiettivo primario al momento è rendere “Spot - studio dal vivo” un'esperienza valida e duratura nel tempo. Il progetto riassume la nostra idea di curatela come cura di una relazione situata (storicamente e geograficamente).

E.D: Un progetto nel cassetto mai ancora realizzato?
F.R.-F.U:
Visto che ci troviamo nel famigerato Nord-Est, piacerebbe anche a noi collaborare con imprese e ordini professionali in progetti ibridi: sarebbe un tipo di partnership per noi nuovo e qualche idea l'abbiamo già in mente. “Spot” prende però gran parte del nostro tempo. A questo proposito possiamo dirti che collaboreremo presto con l'artist-run initiative The Island di Londra e con la JARFO di Kyoto: stiamo creando degli scambi tra artisti molto diversi per nazionalità e approccio al lavoro.

Associazione “E:”
http://www.e-ven.net/


In copertina: Partenze & Arrivi, Performance dei Gadamer, Sala del Camino






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