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L’arte che ammalia. Alla fiera di Roma premiata la brutale eleganza di Ras-Ras
Data: 07.06.2010

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Si chiama Ali Kaaf, è nato ad Oran in Algeria ed ha solo 33 anni, ma di sicuro farà parlare di sé. Rappresentato dalla galleria romana Marie-Laure Fleisch è lui con l’opera “Ras-Ras”, 2004-2009, il vincitore del premio Giovani Collezionisti 2010, assegnato nell’ambito della recente fiera “Roma. The Road to Contemporary Art”.
Il premio, offerto da Mediolanum Private Banking e destinato ad un giovane artista presentato da una delle gallerie con meno di quattro anni di attività, sezione “Start-Up”, è stato assegnato da una giuria di rappresentanti dei musei romani Maxxi, Macro, Gnam guidata dal presidente dell’Associazione Giovani Collezionisti Ludovico Pratesi; premio che consiste nell’acquisto di un'opera del valore di 6mila euro da donare alla collezione del Maxxi.

Così “Ras-Ras” di Ali Kaaf, artista siriano vissuto tra Beirut e Berlino, varcherà la soglia del neonato Maxxi per prendere posto nella sua collezione permanente.
Le nove fotografie in bianco e nero (46x69 cm ognuna) di cui si compone l’opera, mostrano l’artista nell’atto di ritrarre se stesso, celando sempre il suo volto con un panno, con un sasso o con la mano, come allude il titolo che tradotto dall’arabo vuol dire testa. Le immagini nascono da una sua opera video realizzata tra Berlino e Beirut ed esposta nello scorso autunno nella sua prima mostra in Italia, “Eclipse” - presso la Galleria Marie-Laure Fleisch - insieme ad alcune opere su carta di differenti dimensioni e tecniche: carboncino, grafite, inchiostro, pigmenti e nastro adesivo.
Dal video “Ras-Ras” l’artista ha preso delle diapositive e vi è intervenuto nuovamente bruciando o tagliando la zona corrispondente al proprio volto. Diapositive combuste o altrimenti lacerate, quindi, da cui ha estratto poi il negativo effettuandone una stampa cibachrome su dibond.

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Ras-Ras, Berlino, 2004-2009, 9 fotografie 46 x 69 cm ognuna combustione su diapositiva stampa cibachrome su dibond

A cavallo tra una cultura medio-orientale ed una occidentale, da sempre peregrino tra l’Algeria, dove è nato, la Siria dove è cresciuto, il Libano dove ha conseguito il diploma di Belle Arti all’Università di Beirut, e la Germania - dove vive e lavora - e dove ha studiato nella classe dell’artista siriano Marwan e poi in quella dell’artista tedesca Rebecca Horn a Berlino, la ricerca estetica di Ali Kaaf non è immune dal continuo mutamento della sua identità.
In “Ras-Ras”, Ali Kaaf cancella testa e volto, proponendo allo spettatore immagini dal fascino brutale - che l’atto del togliere materia da una superficie comporta in sé - ma dall’intensa poeticità. Tra il lirismo violento della combustione e l’elegante brutalità del contrasto cromatico delle sue fotografie, l’artista affronta il dilemma dell’identità, interrogando lo spettatore.
Affacciatasi nel mondo dell’arte già negli anni Settanta, ma definitivamente indagata negli anni Novanta, la questione dell’identità diviene anche per Ali Kaaf, così come per Tracy Emin, Nam Goldin o Tony Oursler, solo per citarne alcuni, un tratto invariante della sua ricerca estetica tesa da sempre a sollevare domande volte alla continua scoperta della conoscenza.
L’artista mette in discussione la sua identità in continua metamorfosi, non senza ri-proporre però l’interrogativo sull’artista contemporaneo e sul suo ruolo nella società.

Colpisce “Ras-Ras” con la sua sublime poeticità e conduce inevitabilmente ad una profonda riflessione sulla società contemporanea e sulle sue contraddizioni; ammalia, ricca di una brutale eleganza capace di affascinare chiunque, anche i giurati del premio.
E per chi non l’avesse ancora vista, non resta dunque che aspettare il suo imminente ingresso al Maxxi.


In copertina: Ras-Ras (dettaglio) Berlino, 2004-2009, 9 fotografie 46 x 69 cm ognuna combustione su diapositiva stampa cibachrome su dibond






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