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#10 Cherimus, Sulcis Iglesiente
Data: 07.06.2010

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Il progetto è stato pensato per dare visibilità all’attività di ricerca delle giovani associazioni presenti sul territorio italiano e operanti nell’ambito del non profit culturale. Ad ogni organizzazione è stato richiesto di raccontare di sé attraverso la presentazione di uno o al massimo due progetti che esemplificano l’identità e la mission che si è preposta. Per prendere parte al progetto è necessario inviare alla redazione della Rubrica Not for Profit (eugeniadelfini@gmail.com) un breve statement di presentazione e materiali visivi che documentino il progetto scelto, potrebbe trattarsi di una mostra, di una lecture, di una tavola rotonda, di un’attività didattica…con l’ausilio di questi materiali sarà possibile costruire un’intervista che inquadri gli obbiettivi e i gli strumenti per la promozione culturale dell’organizzazione. Un occasione per presentare progetti artistico-curatoriali e per mettere in luce come l’intervento delle organizzazioni indipendenti nell’ambito culturale si sviluppi in maniera parallela e complementare all’attività delle istituzioni pubbliche.

#10 Cherimus, Sulcis Iglesiente

CHERIMUS persegue la finalità di integrare territorio e arte contemporanea. L'associazione, radicata nel Sulcis Iglesiente, si propone di promuovere l'incontro con artisti che operano nella scena internazionale, al fine di arricchirsi delle reciproche esperienze e differenze. Crediamo che la Sardegna, aprendo i propri confini culturali al dibattito internazionale, possa valorizzare la propria identità e offrirsi al mondo come una terra che ha ancora molto da proporre.
Cherimus è una parola sarda che in italiano significa "vogliamo".

Progetti selezionati da Cherimus

NATALE A  PERDAXIUS

Niniendi su pippieddu cun sant’Anna e santu Iacu
Perdaxius, 22 dicembre 2009

Gli artisti collaborano con la comunità del paese di Perdaxius all’organizzazione dei festeggiamenti del Natale.
L’associazione Cherimus e il gruppo folk Maria Munserrara di Tratalias rianimano l’antica chiesetta romanico-pisana di San Giacomo rimasta chiusa e inutilizzata per anni, situata nel centro storico del comune di Perdaxius (CI).
Per l’occasione Cherimus ha invitato gli artisti Marco Colombaioni, Cleo Fariselli, Diego Perrone e Matteo Rubbi a collaborare con la comunità locale ed in particolare con i bambini della scuola primaria del paese, alla realizzazione dei personaggi, degli elementi e degli scenari classici del presepe, con materiali di recupero procurati dagli stessi bambini.
La scelta di occuparsi della festività del Natale, momento significativo della vita del paese attorno al quale gli abitanti si stringono, riflette la volontà dell’associazione Cherimus di instaurare un rapporto reale tra gli artisti e il paese. Il Natale diviene così un veicolo per entrare nel tessuto della comunità alla ricerca di un dialogo e di una necessità reciproca tra artisti e abitanti.
L’associazione Cherimus ha chiesto la collaborazione di istituzioni, associazioni e attività del territorio, tra cui la scuola primaria e diversi esercizi artigianali e commerciali. Gli artisti hanno così costruito il presepe grazie al contributo dei bambini della scuola primaria nel corso di due settimane di laboratori. Animali, personaggi, cielo e stelle sono stati immaginati e costruiti nella scuola. Gli interventi degli artisti, realizzati in un’atmosfera corale, spaziano dalla riproduzione delle costellazioni presenti la notte di Natale dell’anno zero nel cielo di Perdaxius, alla realizzazione di un cielo composto da un puzzle di carta di dodici metri quadri, colorato con pastelli e pennarelli, dall’arrivo della stella cometa, che sarà interpretato dai bambini in una performance prevista al momento dell’apertura, alla realizzazione delle orecchie dei personaggi fatte di dolce.
Il gruppo folk Maria Munserrara di Tratalias allieterà l’apertura del presepe con un repertorio di canti sacri tipici della musica tradizionale sarda.
Nella ex biblioteca del paese, situata nella piazza principale saranno esposti i disegni realizzati dai bambini durante i laboratori e verranno offerti dolci tipici preparati da alcune signore del paese. Il progetto è parte di un percorso più ampio promosso dall’associazione Cherimus che mira ad integrare l’arte contemporanea internazionale con le principali occasioni di festa del paese al fine di valorizzare la cultura locale.

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Natale a Perdaxius

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Natale a Perdaxius

I NOMI DEGLI ALBERI
Un’alternativa di sviluppo attraverso l’arte contemporanea per scoprire e valorizzare il territorio del Sulcis Iglesiente
Sulcis Iglesiente, 13-20 settembre 2009

I NOMI DEGLI ALBERI è un evento-progetto della durata di una settimana, organizzato dall’Associazione Cherimus, che ha l’obiettivo di valorizzare e portare all’attenzione pubblica posti sconosciuti del territorio sardo del Sulcis Iglesiente.
Con questo progetto, l’associazione Cherimus, intende integrare territorio e arte contemporanea, promuovendo l'incontro con artisti che operano nella scena internazionale e valorizzando le risorse del territorio.
L'idea è quella di chiamare artisti molto importanti del mondo dell'arte contemporanea, che hanno partecipato a realtà importanti (Biennali, Documenta, Musei ecc...) e che già godono dell'attenzione dei media, affinché realizzino opere pubbliche permanenti legate al territorio: opere site specific.
Il fine ultimo di questa importante operazione culturale è duplice: da una parte accrescere il patrimonio culturale dell'isola, creare uno scambio con l’esterno, uscire dall'isolamento e dall’immobilità del territorio sardo. Dall’altra parte, portare le opere d’arte al di fuori dei musei, nella convinzione che l'arte sia per sua natura capace di stabilire un contatto con chiunque, non solo con gli esperti.
Ospiti di questo progetto/percorso - che aprirà Domenica 13 e si concluderà il 20 Settembre – saranno Franziska & Lois Weinberger (Vienna), protagonisti del Padiglione Austria all’ultima Biennale di Venezia, e figure chiave del dibattito sulla relazione fra arte e natura; Claudia Zanfi, curatrice della prima monografia italiana dedicata ai Weinbeger; critica d'arte e promotrice culturale, esperta in micro-geografie e culture emergenti. L’artista ugandese Zarina Bhimji, ospite alla Biennale di Venezia del 2007; Bartolomeo Pietromarchi, critico e curatore d’arte, dal 2008 co-curatore del MAXXI, Museo d’Arte del XXI secolo di Roma; Lucy+Jorge Orta, autori di invenzioni effimere, performance, workshop, che esplorano i temi cruciali del mondo contemporaneo (le nuove forme di architettura, la scarsità dell’acqua, l’inquinamento ecc…) ospiti alle Biennali di Venezia, L’Avana e Johannesburg.
Coinvolti e interessati da questa rassegna culturale sono i comuni di: Iglesias, Carbonia, Santadi e Villaperuccio.

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I nomi degli alberi - Open Workshop Bhimji Pietromarchi

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I nomi degli alberi - Progetto Orta - Accampamento

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I nomi degli alberi - Progetto Orta - Foto di gruppo

Intervista a Emiliana Sabiu

Eugenia Delfini: Raccontatemi come e quando è nata l’associazione.
Emiliana Sabiu:
Cherimus nasce da un gruppo di amici, nel 2007, con l’idea di creare un incontro fra l’arte contemporanea e il Sulcis Iglesiente, area che si trova nel sud-ovest della Sardegna.
Il progetto nasce dall'esigenza di pensare all'arte contemporanea in un territorio caratterizzato da una sconfinata storia mineraria alle spalle e da un presente di marginalità economica e di grande difficoltà sociale. Il progetto ha trovato un appoggio importante da parte di persone del luogo e di alcuni amici artisti che hanno condiviso il mio percorso di studi. Un contributo decisivo è stato quello dell’associazione Continua di San Gimignano, che fin da subito ha sostenuto il progetto. L'associazione è stata presentata nella Grande Miniera di Serbariu, Carbonia nell'ottobre del 2007, insieme a Mario Cristiani, presidente dell’associazione Continua, e a diversi rappresentanti della amministrazioni locali del territorio.

E.D: Quali sono gli obbiettivi che Cherimus si prefigge?
E.S:
L'obiettivo dell'associazione è quello di innescare un confronto nuovo tra arte contemporanea e trasformazione delle piccole realtà del Sulcis-Iglesiente. Vogliamo inviare artisti di caratura internazionale a un confronto diretto con le persone, con i luoghi, con possibili processi di innovazione, culturali ed economici.
L'arte ha sempre lavorato attraverso l'abbandono di vecchi schemi, con lo scardinamento dei ruoli sociali ed economici, e soprattutto con l'invenzione di nuove possibilità. La partecipazione di un artista per ripensare una strada, un sentiero, una piazza, una festa, chiedere agli abitanti di aprire le loro case per ospitare gli artisti, rappresenta per noi un modo per pensare un'arte contemporanea che nasce e ha senso qui, che non accoglie solamente modelli esistenti e affermati, ma li rimette in gioco con la realtà e i suoi problemi. L’artista può essere un volano per promuovere progetti legati all'energia, alle risorse rinnovabili, alla biodiversità, nelle scuole e nelle università locali.

E.D: Nel 2008 avete organizzato una ciclo di conferenze dal titolo “La Sardegna è un’isola? Quatto incontri con artisti e curatori nel Sulcis Iglesiente”, nel quale sono stati invitati curatori e critici come Cristiana Collu, James Putnam e Bartolomeo Pietromarchi, e gli artisti Alberto Garutti, Lucy + Jorge Orta e Alfredo Jaar. Un’ottima occasione per mettere in discussione l’isolamento geografico sardo e portare al suo interno personalità rilevanti del sistema dell’arte contemporanea internazionale in un confronto aperto. Quanto soffrite l’essere limitrofi al territorio nazionale? E come gestite questa condizione?
E.S:
La "sofferenza" riguarda tutti i luoghi che hanno perso di colpo la ragione per cui sono nati e si sono sviluppati. Il Sulcis-Iglesiente aveva le miniere, così come il Cadore aveva il trasporto fluviale di legname, o la bassa bergamasca l'agricoltura... e si potrebbe andare avanti. Il progressivo abbandono da parte della popolazione di moltissime piccole realtà in tutta Italia trasforma in marginali molte province italiane. In una conversazione fra Daniela Zangrando e Nico Vascellari queste realtà vengono definite "territori fantasma". Una delle soluzioni per affrontare questa marginalità è proprio investire sul territorio periferico facendolo diventare un centro propulsivo dove può nascere qualcosa di sorprendente. In questo tentativo, la difficoltà più grande riguarda il rapporto con le amministrazioni locali, che per la prima volta si trovano a dover considerare l’arte contemporanea all’interno di progetti che normalmente non la prevedrebbero.

E.D: Quali sono in Sardegna le istituzioni pubbliche che si occupano di promozione dell’arte contemporanea?
E.S:
In Sardegna c'è il MAN, il museo d'arte di Nuoro, ottimamente diretto da Cristiana Collu e la provincia di Cagliari che sta proponendo iniziative interessanti come la residenza le Ville Matte, che ha portato un’invasione di giovani artisti internazionali in un paese in provincia di Cagliari. A Iglesias c’è una realtà che si occupa di artisti molto giovani, la GiuseppeFrauGallery.

E.D: Da poco è partito il progetto Ville Matte, una rete di residenze d'artista promossa dalla Provincia di Cagliari – Assessorato alle Politiche Culturali e Promozione Sportiva, in collaborazione con i Comuni di Villasor, Teulada e Orroli, come reputi quest’iniziativa?
E.S:
Si tratta di un’iniziativa molto bella, ideata da Francesca Sassu e Giorgio Murtas. In realtà abbiamo collaborato, pur operando in province diverse: siamo stati invitati a presentare l’associazione in una conferenza pubblica che si è svolta nel periodo della residenza.

E.D: Ho visto dal vostro sito che qualche anno fa avete fatto una presentazione di Cherimus a Viafarini, oltre a questa occasione avete mai collaborato con altre associazioni? La mia impressione è che le organizzazioni culturali non comunichino molto fra di loro…a cosa si deve questa mancanza di cooperazione?
E.S:
Per crescere e svilupparsi un'associazione ha bisogno di collaborare e condividere, direi che è una necessità primaria e imprescindibile. Senza l'apporto di Mario Cristiani, cioè dell’associazione Continua, e di molte associazioni presenti sul territorio, sarebbe stato difficile articolare i diversi progetti a cui abbiamo lavorato. A Milano abbiamo lavorato con il DOCVA, abbiamo partecipato ad una tavola rotonda con altre realtà indipendenti italiane al Pac. Recentemente siamo stati invitati a Parigi da un’altra associazione, il network TRAM, per una conferenza sul rapporto Centro-Periferia nell’arte contemporanea. Il contatto costante con queste realtà è importantissimo. L’isolamento  non è un fatto geografico, nasce dalla mancanza di apertura e collaborazione.

E.D: Tanta fatica è ripagata? Che ruolo auspica di avere Cherimus sul territorio sardo in futuro?
E.S:
Quando alla fine riusciamo a dare vita a un progetto, è come riprendere a respirare dopo lunghe apnee. Quello che spero è di poter continuare, e di trovare l’energia per rimettere tutto in gioco di volta in volta.

CHERIMUS Arte Contemporanea
Via Costituente 135/137
09010 Carbonia
cherimus@gmail.com
http://www.cherimus.org/


In copertina: Natale a Perdaxius





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