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#1 TRACCE PER UNA GEOGRAFIA DIALETTICA
Data: 01.07.2010

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A cura dell’associazione culturale Start

L’associazione Start, nata a Roma nel 2004, presenta una raccolta di interviste inedite effettuate nel 2008 ad alcune realtà artistiche indipendenti del centro sud d’Italia.  
La Geografa Dialettica, questo il nome della raccolta, è una piattaforma di discussione nata con lo scopo di strutturare un processo di networking tra le diverse organizzazioni non profit del meridione e volta ad identificare il loro ruolo e le loro risorse progettuali all’interno del contesto in cui operano.
Start ha svolto l’indagine rivolgendo tre uguali domande a 18 realtà presenti in 8 regioni (Lazio, Campania, Molise, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia). La Geografia Dialettica viene qui presentata in tre parti, ogni sezione riporta le risposte che le organizzazioni hanno dato a una delle tre domande, in questo modo ogni puntata sarà l’occasione per focalizzare e approfondire una  delle tre questioni aperte: “Perché alcuni spazi seppure di valore storico e culturale non rientrano all’interno dei grandi circuiti di poli artistici e museali?” “Perché in quest’area l’arte assume un ruolo di valorizzazione e riqualificazione dei luoghi stessi invece che portarne fuori le potenzialità relazionandole al tessuto nazionale?” “Perché vengono definite “marginali” dal sistema, che da loro spesso trae la forza?”
Dalla mappatura emergono diverse identità e specificità territoriali, questioni legate alla gestione delle politiche culturali locali e al sistema di valorizzazione delle risorse culturali del sud: una panoramica dei principali spazi satelliti indipendenti del mezzogiorno, una terra, quella del sud fatta “di potenzialità espresse e inespresse”.

Le realtà che hanno preso parte al progetto sono: Associazione Start, Artéteca-Exposito,  Carlorendano association-lanificio25, Cam di Casoria, Proposta, The Beds-in Art, Limiti Inchiusi, MICROGalleria, Unimovie, Cineclub Canudo, Eclettica, Loop House e Res, Associazione Nodo, Lab 12:00 & visioni urbane Fondazione Southeritage, Eventoarea, Erbematte, Progetto Rassegna del Contemporaneo, SuccoAcido.

Eugenia Delfini

Tre domande danno inizio ad un tavolo di discussione, una piattaforma verbale, dove a  parlare sono le realtà culturali distribuite nel sud Italia. Le domande della geografia dialettica sono state elaborate nella fase preliminare del progetto La forza dei legami deboli, utilizzate come quesiti sui quali articolare le sue premesse e rivolte ai soggetti culturali coinvolti. Le domande rappresentano i  primi tre punti deboli sui quali si è riflettuto per far emergere risorse e criticità, forza e problematicità dei territori osservati. La geografia seguirà gli sviluppi del progetto e si propone di accrescersi con le partecipazioni che via via si integreranno.

Start | associazione culturale per l’arte contemporanea - Roma

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#1 Castel San Pietro Terme, Bologna - 25 maggio/21 giugno 2008

LEGAME #1: centri minori
Perché alcuni spazi seppure di valore storico e culturale non rientrano all’interno dei grandi circuiti di poli artistici e museali?

Start - Roma
Seppur di grande prestigio per motivi strutturali storici e culturali questi centri vivono di una vita che li rende in parte avulsi dal sistema dell’arte o a margine di questo, quello fatto dalle grandi mostre nei poli museali o nelle gallerie, in contenitori preziosi o in architetture avvenieristiche di esposizioni che difficilmente li caratterizzano. Ma perché non dar loro un’altra funzione, una diversa utilità culturale? A differenza dei luoghi deputati, i centri minori possono accogliere la ricerca: nuove indagini, diverse metodologie, sguardi trasversali rivolti alla complessità dell’arte attuale.
Quindi la progettualità è punto di partenza e valore necessario per dare loro identità e connotazione. È in questi luoghi che le risorse economiche devono affermarsi in rapporto ad una politica culturale, e non il contrario. La continuità progettuale ed il dialogo possibile con il tessuto territoriale in cui si trovano diventano risorse culturali e fanno del centro minore un luogo importante di conoscenza, un centro necessario per una lettura più completa della contemporaneità.

Artéteca-Exposito - Napoli
Il territorio campano è caratterizzato  dalla presenza di numerosi piccoli centri di rilievo, connotati da una forte identità culturale per la qualità del tessuto architettonico e urbanistico e per il loro patrimonio storico-artistico. I centri minori sono aperti rispetto ai centri maggiori, saturi di strutture e iniziative, e disposti alla promozione di esperienze innovative e diversificate. Assorbire i centri minori in un sistema museale ed espositivo più ampio significherebbe modellarne le specificità secondo le direttive omologanti dell’industria culturale e turistica globale.
 Più opportuno sarebbe creare una rete che metta in relazione le realtà “periferiche” tra loro e queste con i centri del sistema dell’arte, per garantirne l’inserimento in un circuito di scambi di esperienze e informazioni.

carlorendano association-lanificio25 - Napoli
I centri minori creano relazioni dirette con il pubblico, dinamiche, che avvicinano le persone alla cultura e all’arte. Così le relazioni sono più dirette: pubblico – organizzatori, pubblico – pubblico, artista – pubblico, artista – artista, etc.., questo favorisce più possibilità per incontri di idee e possibilità di percepire tutti gli aspetti di un contesto.

Cam di Casoria - Napoli
Perché non ne sono all’altezza, perché alcuni non insistono abbastanza, o perchè non hanno ancora dimostrato il proprio valore.  Alcuni dei grandi circuiti hanno un valore in virtù della loro storia e devono mantenere integre le proprie identità. Un circuito è un percorso chiuso e ben definito, fatto di regole, legami e appartenenze. Il circuito stesso si fa promotore di tendenze che gli appartengono e in cui trova riscontri di immagine e identità. I circuiti storico-artistici hanno alle spalle relazioni consolidate da rispettare e un passato fatto di mode e abitudini non compatibili con le esigenze dei territori circostanti. Il problema non è delle realtà che non rientrano nei grandi circuiti nè dei grandi circuiti, che non riescono a confrontarsi o integrarsi con il nuovo, ma di entrambi, perché entrambi non possono rinunciare alla dicotomia stessa.

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#2 Fuori Luogo 13 - ApertoMolise, Campobasso - 29 novembre/11 gennaio 2009

PROPOSTA - Benevento
La città in cui operiamo, pur essendo riconosciuta “città d’arte”, è stata (e lo è ancora in parte) ai margini del sistema. Fino all’inizio degli anni Settanta, quando iniziammo a pubblicare PROPOSTA, non c’era traccia di dibattito sulla cultura contemporanea. Nel 1972 la nostra rivista, grazie agli artisti presenti nella redazione (Mimmo Paladino ed Enzo Esposito), diede inizio ad un’opera di sensibilizzazione sul contemporaneo che ha dato frutti significativi dal Premio Razzano per giovani artisti al Museo ARCOS.

THE BEDS-IN ART - Napoli
Credo che sia vitale per questi centri, studi, gruppi, collettivi di artisti, continuare la sperimentazione in maniera indipendente, essi rappresentano una “retroguardia” importante per il sistema dell’ arte stesso. La dislocazione, la marginalità, le periferie sono necessarie per la nascita di esperienze liminali, sogni locali analitici e per la produzione di tempo. Da questa prospettiva i contenitori museali appaiono saturati e omologati da macrotematiche e megaproduzioni. 

LIMITI INCHIUSI - Campobasso
Questo non è sempre vero. L’arte prodotta in questi centri è la vera linfa di quello che poi il sistema dell’arte brucia con grande velocità e voracità. Non è vero per alcuni centri del Sud, ma è vero per realtà come il Molise, la Basilicata e la Puglia. L’Abruzzo è a metà strada e proprio in questi anni recupera velocemente i ritardi del passato. Non credo ci si debba comunque arroccare in difesa delle unicità di alcuni territori, a ben guardare si tratta di arretratezza economica dei contesti che non consentono l’emancipazione dal provincialismo. Alcune realtà potrebbero essere competitive su un piano diverso, che coincide con quello della progettazione dal basso. Quella portata avanti dagli artisti che si consorziano e autoproducono.

MICROGalleria dell’Accademia - L’aquila
• Per assenza di politiche di finanziamento che li promuovano.
• Perché il contesto estetico e ambientale all’interno del quale si trovano li penalizza fortemente.
• Per isolamento, dovuto ad assenza e carenza di vie di comunicazione che li rendano accessibili.

UNIMOVIE - Pescara-Roma
Il centro minore ha le carte per emergere, per rigorosità e capillarità nella ricerca. Ma la politica culturale del centro/regione minore vive nella più totale auto-emarginazione di idee, referenti, pubblico e risorse. È difficile lavorare in un ambiente dove la ricerca rimane iniziativa del singolo. La qualità del lavoro rischia di rimanere fine a sé stessa in quanto non supportata da una adeguata politica culturale.

CINECLUB CANUDO - Bisceglie (Bari)
Il sistema dell’arte non ha interesse a integrare nel proprio circuito i cosiddetti “centri minori”, poiché forse non è interessato alla riflessione di cui si fanno promotori. Allo stesso modo, molti centri “periferici” sono protagonisti di un ripensamento radicale del significato e della funzione dell’arte nella società nella ridefinizione del ruolo dell’artista e del fruitore.
 I centri minori sono spazi ideali, luoghi della progettazione di una diversa idea di cultura in relazione al contesto in cui operano. Nel caso della Mostra Internazionale del Video d’Autore “Avvistamenti”, utilizziamo spazi “provvisori”, in cui un pubblico eterogeneo ha accesso quasi per caso. I centri minori sono luoghi vitali, in cui si sperimenta un diverso rapporto con il pubblico e gli abitanti. Questo conferisce loro la funzione di laboratorio di produzione e ricerca, in cui giovani artisti possano incontrarsi, dando vita a progetti comuni, emergendo da quel limbo che è l’anonimato della condizione di isolamento propria di ogni periferia.


ECLETTICA - Barletta
Nelle regioni del sud, non si è mai fatto un vero e proprio monitoraggio di musei, palazzi, residenze storiche, castelli, individuandone le prerogative storico-artistiche o studiando l’eventuale target di possibili iniziative ad esse connesse. È sempre mancata una vera e propria pianificazione a vasto raggio, la volontà d’integrazione dei siti posti nelle zone rurali è rimasta pura utopia. Quando questi spazi vengono individuati e segnalati sulle carte geografiche regionali, ognuno di essi continua a vivere di vita propria. 
Manca una vera “concertazione” che possa unire i grandi (regioni, province, comuni, soprintendenze…) ed i piccoli (associazioni, curatori, tecnici del settore autonomi). Solo così i piccoli centri o le piccole realtà, quelle realmente attive, potranno rientrare nei grandi circuiti, regionali o nazionali.

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#3 Trastevere 259, Sud Km0-Racconti di viaggio, Roma - 16 giugno 2009

LOOPHOUSE – RES - Salento
Direi che il ruolo e la responsabilità dei “margini” è quella di una autodeterminazione e autocoscienza che può mettere in luce l’identità e la realtà di quella serie di organismi vividi che vivono saltando i confini fra periferia e centro, in un IN e OUT che mette in crisi gli stessi concetti di Globale e Locale, di periferia e centralità. Di Sistema e margine. Esiste un’area incostante che nasce e coinvolge il centro e l’esterno dei Sistemi (lineare, politico, complesso, scientifico, organizzativo, di potere, disciplinare, artistico, sociale, economico, emotivo). Una visione a volte poco consapevole delle stesse strutture di linguaggio, disciplina e potere: una provincia dove è sempre più faticoso ma anche necessario sublimare. Osservare se stessi fuori da se, dal proprio accumulo di azioni e reazioni, senza essere invischiato limitato o sacrificato in questo attraversamento. Si manifestano così una serie di atti che si accendono come un respiro all’interno ed all’esterno dei sistemi sfiorandone i margini (esistono ancora?). Sul piano pragmatico, l’unico interesse che uno spazio e un pensiero di uno spazio di “valore” è costruire, più che cercare il “circuito” dei poli artistici e museali, aderenze su similtudini e sperimentazioni, come si diceva negli anni novata un “network”, costruire uno spazio diffuso e liquido ma anche dell’incontro fisico, una casa, spazi e contesti sempre più negati se si guarda all’Italia.

NODO, Bari
La piccola realtà porta avanti scelte in maniera del tutto libera e indipendente, proponendo al pubblico tendenze dell’arte visiva ancora in bozzolo, non esplose e che vivono nascoste e in continuo fermento. Il mondo che gravita attorno all’arte contemporanea, critici, curatori, visitatori, ha bisogno di rimasticare le novità, di circoscriverle, etichettarle e infine osannarle: è un percorso lineare.

LAB 12 & Visioni Urbane_Fondazione Southeritage - Matera
Per la Fondazione SoutHeritage è importante essere radicata sul territorio in cui opera (la Basilicata). La specificità della storia e della posizione geografica di Matera, ha offerto un terreno fertile per una piattaforma di discussioni e idee fra regionalismo e internazionalismo in un sistema regionale per il contemporaneo che rimane ancora tutto da costruire, da inventare, e che ha bisogno di nuove energie e professionalità. La Fondazione SoutHeritage in questo contesto rappresenta una testimonianza di come si possano produrre progetti di qualità (anche internazionali) stando nel Sud Italia e collaborando con altre istituzioni. Il Brunello di Montalcino o la Ferrari non rappresentano anche questo? Angelo Bianco

EVENTOAREA - Reggio Calabria
Il sistema dell’arte contemporanea è un sottoinsieme di un generico sistema economico, un circuito chiuso che trae linfa da un delicato equilibrio tra finanziamenti pubblici, contributi privati e promozione pubblicitaria. Tra questi due estremi si muovono coloro (associazioni, critici curatori, ecc.) che studiano il valore delle specificità territoriali, dell’identità storico-antropologica e propongono un modello che oggi si definisce glocal, attento al genius loci ma aperto all’internazionalizzazione. Se queste esperienze entrassero nei circuiti maggiori della cultura e dell’arte, ne sarebbero fagocitate, appiattendo le peculiarità che le contraddistinguono. È importante elaborare una visione strategica di sviluppo sulla cultura, che si confronti con gli standards internazionali, e generare un modello che anticipi le trasformazioni secondo prefigurazioni in grado di intercettare i desideri collettivi. Un primo passo potrebbe essere quello di proporre una nuova visione della promozione di arte e cultura come strumenti e non come fine, che abbiano come priorità la qualità della vita del cittadino e i suoi diritti, sociali, economici, culturali e politici.

ERBEMATTE - Catania

In riferimento alla realtà catanese accanto alle iniziative di alcuni privati (Fondazione Brodbeck e Fondazione Puglisi Cosentino), non si può dire che a Catania esista un circuito museale rilevante. L’interesse dei privati così come quello delle istituzioni è orientato verso investimenti economici sicuri. Ma se lo scopo dei centri minori che producono cultura è quello di far conoscere giovani artisti e di formare e informare un pubblico, riuscire a trasformare luoghi comuni in contenitori d’arte è per noi una scommessa quotidiana, nella certezza che la città possa accogliere diverse forme di espressioni artistiche in diversi spazi.

SUCCOACIDO - Palermo

I grandi allestimenti artistici permettono la circolazione di grosse somme di denaro. Le scelte dei luoghi sono sempre in realtà scelte di mercato. Sono gli Assessori o i Comuni o i finanziatori in genere a stabilire, con il loro potere economico, il sito e non il valore culturale del luogo. I centri minori avrebbero tutte le caratteristiche, oggi si parla di ritorno al locale e di una nuova economia di scala per attirare il pubblico internazionale con proposte culturali giovani e sperimentali. I centri che lo hanno sperimentato sono riusciti nell’impresa, ma è sempre un problema culturale e politico: gli amministratori illuminati delegano e si affidano a curatori e associazioni competenti e coraggiose, la grande massa dei politici ignoranti no, ha la presunzione di decidere cosa offrire ai cittadini per gratificarli della scelta compiuta nel giorno fatidico delle elezioni.

PROGETTO RASSSEGNA DEL CONTEMPORANEO - Catania
L’Italia è un paese dal forte centralismo quindi la scena dell’arte si configura anche per la concentrazione di artisti e operatori del settore in pochi grandi centri. È dagli anni Sessanta che la provincia, offre esempi di eccellenza artistico-culturale in località periferiche: vedi ad esempio il casi della Rassegna d’Arte Internazionale di Acireale 1967-1989, da cui prende spunto la RASSEGNA DEL CONTEMPORANEO. Nel caso di Acireale, la manifestazione era legata a degli individui che avevano un’agenda culturale e politica, e con la fine della prima Repubblica e della DC anche la manifestazione finì di avere la sua ragione d’essere - e i finanziamenti. All’agenda politica non era corrisposto un legame della manifestazione con il territorio. Cambiati i politici, cambiò l’agenda. Occorrono amministratori visionari e capaci di prendersi carico del rischio, anche elettorale, di investire in cultura contemporanea. La cultura contemporanea è uno spazio dialettico e non uno spazio di consenso. Creare una domanda, per poi provvedere all’offerta. Valorizzare il consumo culturale come pratica sociale riconosciuta, svolgere un’azione di alfabetizzazione sul contemporaneo. Marina Sorbello

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Maria Chiara Calvani, Sul pianerottolo, elaborazione digitale, 2008. Progetto artistico pensato per La Forza dei Legami Deboli
        

Leggi anche:

L’INTERVISTA A START

http://www.teknemedia.net/magazine_detail.html?mId=7819


In copertina: #1 Castel San Pietro Terme, Bologna - 25 maggio/21 giugno 2008






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