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Da Arskey n. 1. Dritto negli occhi dell’Africa. Pieter Hugo
Autore: Mattia Lenzi
Data: 15.02.2011

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Il fotografo Pieter Hugo è nato a Johannesburg nel 1976 ed è cresciuto a Cape Town. È un sudafricano di origine afrikaner, bianco, biondo e con gli occhi azzurri. Questa sua estraneità fisica in terra africana è all'origine del suo fascino e della sua curiosità per il diverso e l'alieno, alla base di tutti i suoi lavori, che rappresentano le feroci contraddizioni del suo continente e riflettono la tendenza mondiale a “guardare dall'altra parte”. Con spiccata sensibilità, curiosità e onestà professionale è stato capace di leggere sapientemente l'evoluzione del medium fotografico, dei suoi nuovi potenziali e delle sue nuove modalità di fruizione. Con le sue serie fotografiche (“Looking Aside”, “The Hyena & Other Men”, “Messina/Musina”) ha vinto importanti premi: World Press Photo Award e Getty Images Young Photographers nel 2006, Standard Bank Young Artist Award for Visual Art nel 2007, Discovery Award e KLM Paul Huf Award nel 2008. Collabora con l'OMS e con l'Unicef. Il suo ultimo lavoro, “Nollywood”, è stato presentato alla galleria Michael Stevenson di Johannesburg ed è stato ospitato in Italia dalla galleria extraspazio di Roma.

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Pieter Hugo, "Izunna Onwe and Uju Mbamalu. Enugu", Nigeria, 2008, c-print Courtesy galleria e x t r a s p a z i o, Roma

La fotografia è finita. E il ritratto è morto. È accaduto qualcosa che ha fatto sì che non abbia più molto senso concepire la fotografia artistica come un medium in grado di rappresentare la verità, di riportare efficacemente la realtà così com’è, di documentare fedelmente i fatti del mondo, con la certezza che tale cruda e oggettiva tecnica visiva non possa che provocare una reazione emotiva forte e un sincero slancio di coscienza nello spettatore. Non si tratta soltanto dell’evoluzione tecnologica del medium, sempre più digitalizzato e sempre più legato a un’elaborazione grafica massiccia, con vere e proprie modificazioni, interpolazioni e mutazioni delle immagini fotografiche, che abbandonano la loro dimensione realistica e si fanno sempre più fittizie, più o meno scopertamente false, volutamente stravolte e rimaneggiate ad arte. La questione probabilmente è più profonda, e riguarda il nostro modo di percepire le immagini, di reagire emotivamente a esse, di farcene turbare e scandalizzare. In particolare le immagini reali e realistiche (come le fotografie) che più dovrebbero toccare la nostra sensibilità, la nostra coscienza e il nostro animo sembrano avere completamente esaurito il loro potere di condizionamento emotivo: telegiornali permeati di immagini violente e drammatiche, quotidiani su cui proliferano fotografie aberranti, crude, visivamente sconvolgenti, hanno via via svuotato - facendone un uso spesso esclusivamente quantitativo, basandosi meccanicamente sulle stesse modalità di fruizione - quelle stesse immagini della loro forza, del loro potere di impatto, della loro capacità di colpire l’occhio e la mente di chi le osserva stimolando una riflessione critica necessaria alla soluzione di problemi reali. Oggi il nostro occhio mangia i quintali di immagini apparentemente violente, inquietanti, traumatizzanti che gli vengono quotidianamente date in pasto e, satollo ai limiti dell’indigestione, si socchiude insonnolito.....

In copertina: Pieter Hugo, "Chris Nkulo and Patience Umeh. Enugu", Nigeria, 2008, c-print Courtesy galleria e x t r a s p a z i o, Roma (particolare)

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