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Nasce MIA Milan Image Art Fair. Intervista a Fabio Castelli.
Data: 22.03.2011

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Nasce MIA Milan Image Art Fair, saranno fotografia e video arte le protagoniste assolute.


A breve partirà a Milano “MIA Milan Image Art Fair”, una fiera dedicata esclusivamente ai linguaggi della video arte e della fotografia, ma anche un evento culturale che si propone come luogo di incontro e di scambio per artisti, galleristi, collezionisti e critici ponendosi l’obiettivo di diventare un appuntamento imprescindibile per il mondo dell’arte contemporanea. Dal 12 al 15 maggio gli 8.000 m² dello spazio milanese Superstudio Più ospiteranno infatti una selezione di artisti, gallerie ed archivi fra i più qualificati sia in Italia che all’estero e si apriranno ad un pubblico di esperti ed appassionati d’arte. Gli eventi collaterali di alto profilo, i fotolaboratori e il catalogo inteso come “selfbook” sono solo alcune delle novità per una fiera che ancora mancava in Italia e di cui abbiamo discusso con Fabio Castelli, collezionista, curatore e ideatore del progetto MIA, Milan Image Art Fair.


Cristina Costanzo: Lei è un imprenditore di successo, collezionista e curatore di mostre importanti come “Dalla fotografia d’arte all’arte della fotografia”, tenutasi presso il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona nel 2009, e ha collaborato in qualità di consulente artistico con realtà private ed enti pubblici tra cui è possibile citare il Comune di Milano, Alinari 24Ore e la Casa d’Aste Farsetti. Come e perché nasce la scommessa di MIA Milan Image Art Fair?
Fabio Castelli: Ho pensato a MIA Milan Image Art perché coltivando la passione della fotografia da più di quarant’anni e frequentando il mondo degli autori e degli artisti che usano questo mezzo espressivo ho notato quanti ce ne fossero in grado di produrre opere interessanti, troppo poco conosciuti ma meritevoli di essere aiutati ad emergere e ad essere più visibili. L’obiettivo è favorire vantaggiosi incontri agli artisti offrendo la possibilità, durante i pochi giorni della Fiera, di essere conosciuti e contattati da un grandissimo numero di galleristi, critici e storici dell’arte. A questo si aggiunge l’occasione di confronto con il pubblico, fonte di stimolo e di riflessioni. D’altra parte si offre ai galleristi e alle categorie presenti la possibilità di presentare le proprie proposte in una sede specializzata in una forma d’arte per la cui comprensione è necessaria una profonda conoscenza del suo linguaggio e delle regole del suo mercato ancora troppo spesso ignorate da molti operatori del settore e alcune volte anche dagli stessi artisti.

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Paolo Ventura Senza titolo,
2010
dalla serie “L’Automa”
Stampa inkjet su carta fotografica
cm. 100x125
ed. 10 esemplari
Courtesy Bugno Art Gallery, Venezia



C.C: MIA Milan Image Art Fair è stata concepita non soltanto come fiera ma anche come evento culturale che presta particolare attenzione all’indagine di ciascun artista e al fruitore delle opere. Una fiera fuori dagli schemi: perché la scelta di proporre un solo artista per stand?
F.C: Effettivamente proporre un solo astista per stand è una delle peculiarità del format. Saranno mediamente presenti in ogni stand dalle 8 alle 14 opere. Con questo numero è possibile soltanto iniziare a capire l’opera di un artista, ma si tratta comunque di un passo avanti rispetto ad una conoscenza superficiale data dalla visione delle singole opere in uno stand collettivo. Esporre tante opere diverse in spazi esigui vuol dire infatti connotare una manifestazione esclusivamente sotto il profilo commerciale mentre, secondo me, la funzione di un evento come MIA deve essere quella di indurre il pubblico ad “amare” l’arte facendola conoscere il più profondamente possibile e “fidelizzando” il collezionista attraverso la conoscenza e la comprensione che induce successivamente alla volontà di possedere. Connessa alla presenza di un artista in ogni stand è la pubblicazione di un catalogo per ogni stand, per cui il visitatore potrà, girando per la fiera, raccogliere quelli di suo gradimento formando così un suo catalogo personalizzato.

C.C: Quali saranno le altre novità?
F.C
: Un’altra novità è la presenza tra gli espositori della categoria dei fotolaboratori che vuole sancire la nascita di un nuovo sodalizio, quello cioè tra gli artisti e gli stampatori che sono diventati, con l’avvento del digitale, parte integrante dell’attività di produzione delle opere. La loro presenza in fiera sottolineerà non tanto l’aspetto tecnico ma anche quello delle conseguenze della loro attività sulle forme di linguaggio facendo cogliere al pubblico le differenze tra le modalità di produzione come, per esempio, tra una stampa a getto di inchiostro su carta cotone e una Lambda montata sotto una lastra di metacrilato. 

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Francesca Woodman
Untitled, Providence,
Rhode Island, 1978
Gelatine silver estate print
ed. 4 di 40, printed 2008, cm. 25x20

Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia
 

C.C: Al comitato scientifico composto dagli esperti Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Roberto Mutti, Enrica Viganò e Studio 3/3 si affianca la collaborazione di maestri della fotografia invitati a prendere parte alle conferenze e ai workshop di MIA. Può anticiparci quali saranno le altre personalità presenti dal 12 al 15 maggio allo spazio Superstudio Più di Milano?
F.C: Il programma degli “Incontri MIA” prevede una serie di “Lectio Magistralis” di Dieter Neubert, Andres Serrano e Andrea Galvani, i workshop “La tutela del diritto d’autore, le nuove tecnologie” a cura di Cristina Manasse, “Quale storia della Fotografia?” a cura di Elio Grazioli, Walter Guadagnini e Vàclav Macek, “L’ambiguità dei generi” a cura di Enrica Viganò e “Verso il futuro guardando il passato” a cura di Gigliola Foschi che ne discute con Luca Panaro, Antonello Frongia e Roberto Maggiori, le conversazioni di Fabio Sandri con Elio Grazioli, Philippe Daverio con Giorgio Marconi, Gisella Borioli e Franco Curletto e, ancora, presentazioni di libri e progetti.

C.C: La sua collezione privata vanta opere di Nan Goldin, Wang Qingsong, David Goldblatt, Francesca Woodman, Franco Vaccari, ma anche tanti artisti emergenti. Quali sono gli artisti su cui puntare e come è possibile orientarsi verso un “collezionismo consapevole”?
F.C: Non amo dare indicazioni su quali artisti “puntare” perché mi sembra di voler compiere delle scelte esclusivamente su una base utilitaristica dove invece il vero “dividendo” dovrebbe essere rappresentato dal piacere della conoscenza e di possedere opere che gratificano le proprie esigenze estetiche e culturali. Consiglierei quindi di visitare musei, mostre, gallerie, fiere e leggere libri e tutto ciò che può essere utile per documentarsi sulle opere che destano il proprio interesse in modo da essere più consapevoli possibile in ciò che si acquista. È questa consapevolezza che dona la capacità di compiere quelle scelte che poi, anche dal punto di vista del mercato, si rivelano vincenti.



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altre informazioni

http://www.youtube.com/watch?v=RhTEAi92Vzo&feature=player_profilepage


http://miafair.it/


http://www.fabiocastelli.it/


Incopertina: Fabio Castelli fotografato da Francesca Speranza







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