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Universo Rietveld. La favola del maestro olandese rivive al MAXXI di Roma.
Data: 26.04.2011

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C’era una volta Gerrit Thomas Rietveld (Utrecht 1888 – 1964) ed il suo fantastico mondo. Non è l’inizio di una favola, ma la degna introduzione per una favolosa avventura nella storia di una grande personalità del Novecento.

Maestro dell’architettura e del design il cui eclettismo straordinario riecheggia da sempre nella sostanza di molta progettazione contemporanea, è oggi in scena a Roma: a lui ed al suo Universo è dedicato infatti il grande omaggio del MAXXI. La prima retrospettiva in Italia che illustra la ricerca architettonica, artistica e sociale affrontando con chiarezza e completezza tutti gli aspetti della sua straordinaria indagine.

Rietveld è un onesto architetto e tutta la sua ricerca è fatta di rigore, invenzione e precisione. Questo gli ha permesso di occupare un posto di rilievo nell’epoca moderna”. Poche ed essenziali, ma incisive le parole che Le Corbusier nel 1958 esprimeva per descrivere la portata eccezionale del suo lavoro, ricordate in apertura all’esposizione.

A cura di Maristella Casciato, Domitilla Dardi e Ida van Zijl la mostra, visitabile dal 14 aprile al 10 luglio 2011, espone progetti, mobili, allestimenti, modelli e video che descrivono la produzione di Rietveld attraverso un singolare allestimento il cui ordinamento alterna il ritmo cronologico ad una suddivisione tematica delle quattro sezioni, suggerendo allo spettatore temi di riflessione con cinque approfondimenti.

Con circa 400 pezzi in mostra tra disegni, foto e modelli di cui 100 solo le opere di architettura e design, la mostra propone il Rietveld anticipatore di molti sviluppi dell’architettura attuale e dell’idea contemporanea di democratic design, che sposa la qualità alla produzione di massa. Dall’indubbia visione espressionista, le sue opere sono state sempre una descrizione ostile e drammatica della realtà che lo circonda. Il suo è stato e continua ad essere un repertorio formale interprete di questioni antropologiche e sociali.

Progettista di forme semplici ed essenziali, dotate di una forte impronta plastica, Rietveld ha sempre cercato risultati apprezzabili dalla gente comune. Ciò che per lui contava era infatti dare risposte ai problemi posti dal tempo con soluzioni che egli stesso definiva sempre relative e che nel futuro avrebbero lasciato spazio a nuove idee, dovute allo scaturire di bisogni sempre diversi.

I suoi mobili di legno sono una reazione al mercato dei beni di consumo dei suoi anni. Oggetti umani e semplici senza sovrapposizioni anacronistiche di stilemi vari”. Così Enzo Mari in una delle interviste, disponibili in mostra, descrive la portata innovativa della produzione del maestro sottolineandone il ritorno alla semplicità della vita, senza bisogno di orpelli.

Tra le opere esposte, alcuni classici come Casa Schröder, Utrecht 1924. La sua prima opera di architettura in mattoni e legno - a cui è dedicato il primo degli approfondimenti della mostra - realizzata in meno di un anno con mezzi economici limitati ed in stretta collaborazione con la committente: una raffinata sintesi tra artigianalità e sperimentazione. “Finimmo col progettare uno spazio totalmente aperto, reso privato occasionalmente ricorrendo a pareti divisorie scorrevoli”. La casa incarna la forma ottimale della concezione abitativa moderna: pianta flessibile, arredo semplice e sobrietà che sfiora l’astrattezza. Esempio del costruire moderno, la Casa Schröder, appariva come la declinazione del manifesto dell’architettura neoplastica che Van Doesburg pubblicò all’epoca del suo completamento: elementare, funzionale, non monumentale e dinamico, anticubico nella forma ed antidecorativo nel colore.

E’ stato l’artista che più ha creduto nella poetica neoplastica, la sua importanza culturale deriva dall’aver esplorato fino in fondo quella tematica figurativa, chiudendo così un’esperienza storica” (Bruno Zevi).

La mostra affronta cronologicamente i molteplici aspetti della sua ricca produzione suddivisi per ambiti, dal design all’architettura, dalla progettazione alle esposizioni. Filo conduttore dell’intera esposizione così come del suo universo è lo scambio e la circolazione delle idee, aspetto della sua ricerca a cui non ha mai rinunciato, tanto da renderlo ancora oggi un modello per i progettisti contemporanei che dalla sua lezione hanno trovato e trovano importanti suggestioni.

L’idea dello spazio per Rietveld è il tema della prima sezione della mostra che ripercorre la sua ricerca dal 1917 al 1925, dove oggetti, foto, piante e disegni raccontano come il maestro olandese rappresentava il suo spazio: continuo, fluido e articolabile. Costruire per Rietveld era sinonimo di creare, con vigore e rigore; la semplicità per lui significava qualità. Per tutta la vita restò fedele all’idea di uno spazio dato dalla giustapposizione di forme semplici e dalla separazione degli elementi, anche quando come mostrano gli oggetti esposti, mutò le linee rette in forme curve, o quando i colori primari delle prime sedie divennero tonalità pastello nelle ultime progettazioni.

Tra gli oggetti simbolo della sua produzione la mostra presenta anche le sedie Rosso-Blu, 1918 e Zig-Zag 1934, icone del movimento moderno o la Sedia Berlinese del 1923 esempio di struttura ottenuta per piani colore sovrapposti. Tra gli altri approfondimenti suggeriti dall’esposizione anche una sezione dedicata ai mobili per bambini, oggetti che insistono sulla ricerca del multifunzionale e sull’integrazione delle componenti come, il Seggiolone convertibile del 1922. Rietveld progettava questi oggetti pensando ai suoi figli ed a quelli dei suoi amici.

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Gerrit Rietveld, Casa Schroeder, Utrecht 1924, foto F. Panzini 2011



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Gerrit Rietveld, Red and Blue 1918, (produzione Cassina 1973)


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Gerrit Rietveld, Zig Zag,1934, (produzione Cassina 1973)

Architettura e modernità tra il 1925 ed il 1945 è il titolo della seconda sezione del percorso dell’allestimento, dove i progetti e gli schizzi esposti descrivono la sua idea di architettura leggera, spaziosa, trasparente ed accogliente, come dimostra il progetto della Core House del 1929 un esempio di casa dal nucleo centrale prefabbricato.

Nel cercare la corretta materializzazione del necessario, l’architettura definisce anche l’essenza del suo tempo”, diceva Rietveld nel 1926. Coprodotta dal MAXXI con il Central Museum Utecht e NAi Rotterdam, la mostra rende dunque onore al Rietveld architetto, ma anche artigiano, progettista, docente e sapiente allestitore di mostre e spazi espositivi, descrivendo il suo universo a tutto tondo, anche mostrando il confronto con il suo tempo, i suoi colleghi contemporanei, i luoghi ed il milieu artistico del suo paese e oltre.

Dopo la sezione dedicata al disegno urbano che mostra progetti e modelli dell’artista dal 1933 al 1950, l’esposizione ripercorre la produzione del maestro dedicata all’allestimento di importanti mostre tra il 1950 ed il 1964. Schizzi foto e disegni del progetto per il Padiglione Olandese alla Biennale di Venezia del 1953-54, sono un esempio di quell’integrazione tra spazio espositivo e opera d’arte, che Rietveld era riuscito a creare in questa ed in altre esposizioni come nell’allestimento della mostra De Stijl 1917/1928 presso il museo Stedelijk ad Amsterdam nel 1951 e al Moma di New York nel 1952. In queste occasioni infatti, oltre ad essere coinvolto nella selezione degli oggetti da esporre fu chiamato a progettarne l’allestimento, con il quale riuscì ad enfatizzare le caratteristiche fondamentali del suo pensiero come il linguaggio delle forme geometriche e semplici e l’uso dei colori primari.

Dopo i mobili dedicati ai bambini, anche in ciò Rietveld fu un precursore, l’esposizione offre altri spunti di approfondimento allo spettatore che può soffermarsi e riflettere sulle ricerche del maestro relative alla piegabilità dei mobili ed agli assemblaggi, ricerche condotte in parallelo tra gli anni 30 e 40 del Novecento. Con poche viti, senza colla ed incastri i suoi mobili avevano l’aspetto ruvido e non rifinito. La sfida, in questo periodo, per Rietveld era quella di realizzare, per piegatura di un unico foglio di materiale, un elemento tridimensionale.

Testimone diretto di eventi epocali come la crisi del 1929 o la disastrosa inondazione del 1953 in Olanda o la ricostruzione post-bellica, Rietveld ha condiviso i suoi ideali con il gruppo De Stijl, con gli architetti CIAM e con molti protagonisti dell’avanguardia modernista, nelle cui idee sembrò a volte radicarsi, altre invece le precedette. L’esposizione vuole descrivere anche il contesto artistico – sociale orbitante attorno al suo universo e con progetti, libri, fotografie e manufatti narra anche il confronto dell’indagine del maestro con i suoi amici e colleghi. In mostra infatti, per esempio, il disegno della casa Farnsworth di Mies van der Rohe (Chicago, 1951), dalla collezione del MoMA o quelli delle case al quartiere Weissenhof di Stoccarda di Le Corbusier (1927), dalla Fondation Le Corbusier di Parigi.

Il quadro dell’Universo Rietveld è completato ed arricchito dalle 14 interviste ad alcuni progettisti contemporanei (tra cui Gae Aulenti, Andrea Branzi, Vittorio Gregotti, Enzo Mari) trasmesse in loop nello spazio dell’esposizione, testimonianze del rapporto dell’artista olandese con il XXI secolo. Tanto imponente è stata - e continua ad essere - la sua influenza sulla progettazione contemporanea che molte delle sue produzioni sono divenute icone (come mostra l’ultimo approfondimento dedicato) reinterpretate attraverso le più disparate declinazioni da molti artisti e designer, come la sedia Zig-Zag di Alessandro Mendini o la sedia Smoke di Maarten Baas, rivisitazione della Rosso-Blu esposta in mostra. C’era dunque, ma continua ad esserci ancora oggi Gerrit Thomas Rietveld e con lui il suo fantastico mondo elegante, semplice e funzionale.

In copertina: Gerrit Rietveld, Casa dell’autista, Utrecht 1927/28, foto F. Panzini 2011






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