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I Mean Terms di Ian Hamilton Finlay a Brescia.
Data: 09.06.2011

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Vai all'evento: Ian Hamilton Finlay - Mean Terms

Vai alla sede: Galleria Massimo Minini

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Quattro grandi tele di sacco campeggiano su una parete bianca. Rendono un pensiero materia, le parole che lo esprimono oggetto. Sono i Mean Terms, i punti intermedi di Ian Hamilton Finlay. Il Sackcloth è “mean term between terrestrial and celestial”, un termine a metà, per usare le parole dell’artista, tra altri due. La tela grezza incarna lo stile di vita dei Santi e dei Martiri e lo esplicita attraverso le parole stampate: the simplicity, the self-effacement, the aspiration, the constellations, the REVOLUTION of Sackcloth.

Accanto, discreta e un po’ in disparte, una pietra miliare: Man a Passerby, un’incisione breve e lapidaria, riflessione esistenziale sulla condizione dell’uomo su questa terra. Quasi un epitaffio, l’ambiguità che fa per un attimo sembrare lapide la pietra che segna il cammino; quest’opera, nella sua semplicità e nella sua concretezza, ricorda che forse la vita stessa è un mean term e che una pietra miliare e una lapide sono in fondo la stessa cosa.
Questi sono i versi della poesia concreta di Ian Hamilton Finlay; una poesia pulita, breve e ficcante, che rende labile – forse annulla – la distanza che separa l’universo delle parole dalla materialità delle cose. L’artista scozzese attinge a mani piene dalla tradizione per dare forma e sostanza alle sue opere. Con solidità serena e lineare, di fronte ai Mean Terms, è collocato L’Idylle des Cerises: quattro canestri di frutta in piombo, che prendono vita dai versi di Jean – Jacques Rousseau incisi su una lastra di marmo alle loro spalle. La congiunzione dell’amore per la filosofia classica e per la natura si esprime nelle targhe di ceramica per alberi (Arbor Felice – Arbor Hellene e The Birch Tree Recalls You o Philhellenes); e la natura torna anche in Figleaf, foglie di fico incise nel gesso, richiamo ancestrale alle origini, a una serenità perduta. Ed è proprio un senso di quiete che traspare dalle opere di Hamilton Finlay, qualunque sia l’evocazione, qualunque sia il materiale dal quale prendono vita le sue parole. Un altro tema caro all’artista, che trova posto tra le opere esposte alla Galleria Massimo Minimi, è quello del mare; anch’esso rievocato come una metafora, inciso nel legno o nell’ardesia: Drift (Mist) Net, una panchina; oppure una targa, come Hirondelle/PL1923787VENT D’SU/CN273998; infine quattro sedie, Sails, a rappresentare la Galway Hooker, una nave da pesca della tradizione irlandese.

La mostra non è che un assaggio del mondo creato dall’artista in un ambiente come quello di Little Sparta a Stonypath, nel quale sono conservate oltre 270 delle sue opere; è un piccolo catalogo che permette al visitatore di fare conoscenza con un artista eclettico, con il suo linguaggio unico e con le tematiche a lui più care. Lasciando il desiderio di potersi un giorno addentrare nei suoi giardini e lì perdere i propri passi tra una citazione e l’altra.

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Ian Hamilton Finlay - MAN A PASSERBY (milestone), 1991, slate

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Ian Hamilton Finlay - ARBOR FELICE ARBOR HELLENE & THE BIRCH TREE RECALLS YOU O PHILHELLENES, 1985, Inscribed ceramic plates, 90,5x30,5 cm each


In copertina: Ian Hamilton Finlay - SAILS, 2000, 4 cherrywood chairs, 92x50x43 cm each







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