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Frammenti della dialettica tra arte e impegno sociale al Museo del Novecento di Milano
Data: 09.06.2011

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Vai all'evento: FUORI! ARTE E SPAZIO URBANO 1968-1976

Vai alla sede: Museo del Novecento




Un tentativo di radicale mutamento della ricerca visiva e della sua rete di diffusione fu portata avanti in Italia – tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta – da un coacervo eterogeneo di esperienze artistiche in cui centrale era il rapporto immediato con la realtà. Iniziò così a prendere forma nel nostro Paese una proposta di opposizione operativa dove la pratica e la discussione artistica non si conformarono a un’idea di cultura intesa come evasione o omologazione più o meno consapevole alle logiche di potere. Assunsero anzi come cardine la volontà di rimettere in discussione i ruoli stabiliti entro il sistema dell’arte e dell’industria culturale, affermando la necessità di trovare canali alternativi per la diffusione e la conoscenza della loro ricerca.

Tale progettualità si concretizzò in una metodologia di antagonismo ludico contro ciò che già si intuiva come la mummificazione consumistica dell’avanguardia. In risposta vi fu il coinvolgimento del territorio, della cittadinanza, del luogo di lavoro, entro la processualità dell’artista, che mirava all’intervento diretto nelle strutture del sociale, ritenendo che la pratica artistica fondasse il suo valore soltanto all’interno di una comunicazione estesa, condivisa e indipendente, che riqualificasse l’esistente. Il senso del fare arte risiedeva allora nel suo porsi come strumento di costruzione di nuove socialità e aggregazioni intorno ai valori alternativi. È in questo senso che il linguaggio dell’arte abbandonò ogni autoreferenzialità.

L’emergere di tali aperture nell’arte derivò anche dall’esplicita interconnessione degli artisti con il contesto ideologico, sociale e politico, con i rivolgimenti culturali che investirono trasversalmente la società. Ne emersero opere e azioni artistiche dialetticamente legate alle urgenze, così come alle contraddizioni, detonate dalle frange giovanili, dalla lotta di classe, dai movimenti femminili, dalle controculture underground e psichedeliche. Una modalità operativa che non si limitò alla proposta di una ricerca indubbiamente innovativa e radicale, che non si conforma, ma produsse anche una forte consapevolezza critica sul senso del fare arte. Le opere furono sottoposte a continui ripensamenti e verifiche nel momento stesso in cui venivano presentate al pubblico.

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Franco Summa

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Ugo Mulas, "Campo urbano tempo libero"

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Boriani, De Vecchi, Forges, Davanzati, Morandi, arredo urbano, Volterra, 1973.
Foto Enrico Cattaneo


Nacque una forte negazione dell’approccio individualista – e in molti casi anche dell’autorialità – dell’essere artista che si concretizzò nel lavoro e nelle poetiche di gruppo, nella nascita del Collettivo di artisti e nell’ampliamento stesso del concetto di artista come “operatore estetico”, sottintendendo l’apertura dell’arte al servizio della società. Oltre a mettere in discussione sè stessi, gli artisti cominciarono a interrogarsi sul ruolo e l’identità dello spettatore che si voleva attivo e quindi fruitore. Il confronto dell’arte con il mondo reale, il nuovo rapporto tra arte e città rappresentano l’oggetto di indagine della mostra Fuori! Arte e spazio urbano 1968-76, che dal 14 aprile (fino al 4 settembre 2011) ha inaugurato lo spazio espositivo temporaneo del Museo del Novecento di Milano.

Curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, la mostra si propone di rileggere alcune delle più importanti esperienze artistiche maturate in Italia a partire dalla fine degli anni Sessanta. Sebbene oggi sia forte la seduzione verso l’arte degli anni Sessanta-Settanta e nonostante la conoscenza specifica dei singoli artisti protagonisti di quel particolare momento storico, si avverte la mancanza di una ricostruzione globale e di uno studio storico-critico approfondito su un periodo cruciale della storia dell’arte pubblica in Italia, tra il 1968 e il 1976, e di confronto con quelle specifiche tematiche, ancora oggi attualissime. In uno scenario denso di episodi significativi, in un clima così vivace e ricco di fermenti, la mostra non pretende di essere esaustiva, ma vuole fornire un primo approccio di storicizzazione e rilettura di quella produzione artistica centrata sulla dialettica tra arte e impegno sociale, etico e ideologico.

L’esposizione ricostruisce quella particolare rivoluzione comunicativa che comportò lo sconfinamento linguistico oltre i canoni tradizionali e l’utilizzo di nuovi medium, che coinvolsero video, fotografia, performance, animazioni, azioni, installazioni e sculture all’aperto, che mettendo in discussione il sistema dei musei e degli spazi privati, dialogarono direttamente con il pubblico e lo coinvolsero in modo giocoso e nel contempo impegnato. Sono interventi effimeri, documentati in mostra attraverso un lavoro di ricerca e selezione di registrazioni sonore, fotografie e filmati video restaurati di recente, documenti, libri e manifesti di quegli anni.

Lungo il percorso espositivo si ripercorrono le tappe più rappresentative delle esperienze dell’arte pubblica in Italia, nel decennio della contestazione, raccogliendo testimonianze di quattro mostre cruciali, difformi per scelte curatoriali, temi e modalità di interventi. Le due curatrici hanno scelto come anno di partenza di questo racconto il 1968 che, significativamente, segna l’esplodere della contestazione in Italia e l’anno d’inaugurazione della mostra curata da Germano Celant agli arsenali di Amalfi, intitolata Arte Povera + Azioni Povere, una manifestazione decisiva per questa corrente anche perché fu presentata entro uno spazio dismesso, al di fuori dei circuiti museali e galleristici.

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Ugo La Pietra, Commutatore - Per oggi basta
Dal Sistema disequilibrante Per oggi basta!, film Ed. Jabik e Colophon, Milano 1974; b/n, sonoro, 16 mm;
Commutatore, 1970, collezione FRAC Centre, Orleans

Courtesy Ugo La Pietra


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Gruppo Salerno ‘75, Gessificare, Venezia, 1976.
Courtesy Antonio Davide


La narrazione termina con l’anno 1976 con la sezione Ambiente come sociale curata da Enrico Crispolti  alla Biennale di Venezia, che rappresenta la prima rassegna analitica delle esperienze operative germogliate in quegli anni nel rapporto dialettico tra Arte e attivismo politico-sociale, dunque prima occasione di riflessione pubblica di queste modalità operative entro una sede istituzionale. In mezzo a questi due eventi chiave la mostra Fuori! Arte e spazio urbano 1968-76 offre testimonianze – attraverso gli scatti di Ugo Mulas, presentati per la prima volta sotto forma di una triplice proiezione video – delle azioni artistiche di Campo Urbano a Como nel ‘69, a cura di Luciano Caramel, che si proponeva la ricerca di un rapporto reale tra gli artisti, gli abitanti e la città.

Le immagini di Ugo Mulas fanno rivivere anche il Festival del Nouveau Réalisme a Milano nel ‘70 a cura di Pierre Restany; mentre è la mappatura fotografica di Enrico Cattaneo a documentare Volterra ’73, la manifestazione che cercò di chiarire il nuovo ruolo della scultura nel contesto sociale, a cura di Enrico Crispolti. Procedendo tra foto, video e documenti si ripercorrono le vicende fondamentali di anni cruciali e di forte impegno innovativo: dai lenzuoli bianchi usati nel 1976 da Giuliano Mauri davanti alla Palazzina Liberty nel ‘76 per protestare contro la guerra in Vietnam, all’intervento di Mazzucchelli che distribuì gonfiabili fuori dei cancelli dell’Alfa Romeo di Milano nel ‘71 riciclati dagli operai per un blocco strada, dove per la prima volta un’azione di protesta diventa opera d’arte e riappropriazione ludica dello spazio per risvegliare operai e passanti dagli automatismi comportamentali.

Si passa poi dall’azione sonora di Maurizio Nannucci a Firenze, nel ’76 - che assume oggi un’interessante significato sociologico, raccogliendo le tracce delle prime parole venute in mente ai passanti, parole come ‘collettività’, ‘partecipazione’, ‘società’ e ‘comunità’ - alle azioni sul territorio di Ugo La Pietra e alle prime ricerche multimediali del Laboratorio di Comunicazione Militante. La carrellata di sequenze documentarie segue, una successione volutamente non cronologica, che riesce a trasmettere un clima ricco di sperimentazione e diffusa vitalità con cui l’arte dilaga nell’ambiente esterno come gli interventi di Piero Gilardi a Torino, le pratiche di progettazione partecipata di Riccardo Dalisi a Napoli (1972-76), le gessificazioni del Gruppo Salerno 75, l’utilizzo delle photomatic da parte di Franco Vaccari (Photomatic d’Italia, 1972-74), la Passeggiata con la sfera (Torino 1968) di Michelangelo Pistoletto, riproposta dal film di Ugo Nespolo (1968-69), l’operazione Dissuasione manifesta negli spazi della comunicazione pubblicitaria e l’Arte ambientale Urbana di Franco Summa.

Così come nelle opere presentate, anche nell’allestimento della mostra Fuori! c’è una forte apertura verso lo spazio urbano nella volontà di condivisione e coinvolgimento, non solo dei visitatori, ma anche dei passanti distratti, che potranno coglierne frammenti dalle vetrate della manica lunga dell’Arengario. Forse l’unico neo dell’esposizione è l’eccessiva vicinanza dei video che provoca una sovrapposizione di suoni e voci. In anni dominati dal pensiero debole, dall’approccio aproblematico di molta dell’arte presente, di una ricerca implosiva verso sè stessi, l’aspetto politico-ideologico di tali posizioni emerge come autentica urgenza, anche se l’insieme dei lavori in mostra appare molto equilibrato.

Un vero e proprio viaggio in otto anni della nostra storia artistica, politica, sociale, dove esperienze e ipotesi diverse di riappropriazione creativa della città portarono gli artisti a ridefinire il linguaggio dell’arte che diventò veicolo, anche ludico, d’informazione, di presa di coscienza e rivelazione dei contrasti, destinato alla gente comune, contro ogni tipo di mercificazione. L’esposizione Fuori! costituisce una appassionante proposta di analisi su un tema – quello del rapporto tra arte e città –oggi più che mai attuale, favorendo l’apertura di un dibattito, ormai a quarant’anni da quegli avvenimenti, su come la messa in discussione degli spazi istituzionali in favore del territorio abbiano in effetti agito e avuto presa sulla collettività e sulla possibilità di comunicare tramite l’arte, nel tempo attuale, in modo così trasversale e autocritico. È anche singolare che nel periodo di questa esposizione la città abbia scelto di essere guidata da una sensibilità affine a queste tematiche.

Un filo sottile sembra infatti allacciare una parte della ricerca artistica recente a un nuovo modo di fare arte emerso negli anni Sessanta-Settanta del Novecento, evolvendo in inedite pratiche di azione poetica e politica, di riappropriazione urbana, di riflessione sulla problematica ambientale e partecipazione spontanea, con prospettive inevitabilmente diverse per il mutato contesto in cui gli artisti si trovano oggi ad operare.

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Giuliano Mauri, Installazione, Palazzina Liberty, Milano, 1976.
Foto Enrico Cattaneo


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Franco Summa "NO"

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Fabbrica di comunicazione militante, festa, marzo 1977.
Foto F. Cirifino/LCM.



In copertina: Franco Mazzucchelli, Gonfiabile, Intervento fuori dai cancelli dell’Alfa Romeo, Milano, 1971.
Foto Enrico Cattaneo






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