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ANGEL RAMIRO SANCHEZ - RAMIRO. Realtà di due mondi – Milano, Fondazione Stelline.
Data: 24.06.2011

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Quelle di Angel Ramiro Sanchez sono opere che sembrano provenire da un altro tempo, da un qualche nuovo “rinascimento privato” di cui l’artista venezuelano-naturalizzato italiano si fa portavoce. Ispirato dai grandi musicisti e scrittori del Romanticismo tedesco, rapito dalla pittura veneta del ‘500 e fiero delle sue origini sudamericane, Ramiro è un pittore quasi unico nel suo genere.

La mostra RAMIRO. Realtà di due mondi, alla Fondazione Stelline di Milano dal 10 giugno al 2 luglio 2011, ospita, tra dipinti e disegni, 31 opere del pittore venezuelano, ricostruendo i diversi momenti della sua produzione. L’esposizione, la prima monografica in Italia, pone maggiore attenzione sui lavori più recenti, quelli compresi tra 2010 e 2011, ma si propone anche come prima retrospettiva, inquadrando la crescita artistica e i cambiamenti di stile di Ramiro Sanchez. Come suggerisce il curatore John T. Spike, docente al College of William & Mary, di Williamsburg, Virginia: «Uno sviluppo interessate della visione di Ramiro si rileva nell'ampio studio su carta per il dipinto Canto de la Tierra del 2006 e nel ritratto Valentina di straordinaria intimità, del 2007 » . Di Canto de la Tierra alla mostra si conserva un bellissimo studio a carboncino con nudo di donna che, specie se confrontato con Valentina, di un anno più recente, offre un perfetto esempio della lunga riflessione di Ramiro sulla rappresentazione del nudo femminile e della sua raffigurazione nello spazio. «In Valentina» continua Spike « il pittore crea la serenità dello spazio e dello spirito che definiscono la giovane donna, attraverso i toni smorzati, eppure profondi, del rosso e del verde che utilizza per il tappeto su cui lei si trova». Procedendo nell’esposizione si nota come l’elaborazione della figura nuda si sia evoluta nel tempo in senso sempre più classicista: in Disguise e They say that love has a bitter taste... but what does it matter?, entrambi del 2008, i corpi sono più morbidi e i colori più delicati, come in certe ultime opere di Tiziano o del Tintoretto.

Lo stile di Ramiro non ha niente a che vedere con le innovazioni dell’arte contemporanea: le sue opere sono composizioni perfette di linee precise, nudi levigati e ritratti intensi carichi di espressività. Come Venezia (2011), dove i lineamenti latini della fanciulla rappresentata non permettono al ritratto di sfuggire all’idealizzazione: la figura, rappresentata su uno sfondo che mostra inequivocabilmente la laguna, potrebbe essere lei stessa un’allegoria di Venezia. Nei ritratti di Ramiro i colori sono carichi e intensi e le figure, anche se simboliche, sono dotate di una naturalezza che le rende vive, realistiche.

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A tu lado quiero estar
2010


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Venezia, mi Venezia
2011


Particolarmente interessanti sono gli sviluppi dell’arte sacra. Anche nelle scene desunte da episodi biblici, Ramiro pone in primo piano la rappresentazione delle emozioni umane. Gli anni di studio presso le chiese fiorentine e l’esperienza maturata grazie a lavori di consulenza negli edifici sacri vicino a Maracaibo ( in mostra è presente il progetto del 2009 per la decorazione di una cupola), hanno condotto il pittore venezuelano ad elaborare una sua personale rappresentazione del sacro. Una delle opere in questo senso più significativa è di certo A tu lado quiero estar (2010). La scena rappresentata, una Crocifissione, presenta una composizione di grande originalità: nella parte alta della tela è raffigurata la parte finale della croce con i piedi di Cristo inchiodati e, in basso, straziati dal dolore, i personaggi dell’iconografia convenzionale (la Madonna, Maria Maddalena, SanGiovanni) ritratti come comuni fedeli. Il dramma della Crocifissione si tramuta per Ramiro in un dramma della contemporaneità dove lo spettatore partecipa al dolore del personaggi, rappresentati con grande realismo: l’iconografia della Madonna e della Maddalena non sono fedeli alla tradizione ma presentano abbigliamento e fisionomie che le rendono più simili a donne di oggi. La quantità di studi e particolari inerenti quest’opera mostrano l’importanza che lo stesso artista vi attribuisca all’interno della sua produzione, rivelando un lungo processo creativo e riflessivo e al tempo stesso la grande capacità di riproporre in chiave moderna il tema per eccellenza dell’iconografia sacra. A questo scopo la grande abbondanza, all’interno della mostra, di schizzi, bozzetti e disegni preparatori sembra essere forse l’aspetto più interessante di questa esposizione milanese in quanto restituisce un’immagine di Ramiro come di un’artista in senso tradizionale e rende conto della sua preparazione classica, tutt’altro che convenzionale.

Nato a Maracaibo nel 1974, Angel Ramiro Sanchez giunge in Italia all’età di 19 anni, dopo una formazione musicale in Venezuela. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze (città dove tuttora vive e lavora), ottiene importanti riconoscimenti presso la Florence Academy of Art, diretta da Daniel Graves, e dal 1997 ne diviene insegnante per la sezione di pittura. Ramiro e Daniel Graves collaborano anche presso lo studio di quest’ultimo, dove insieme portano avanti un’operazione di recupero delle tecniche pittoriche tradizionali.

La mostra RAMIRO. Realtà di due mondi è organizzata dalla Fondazione Stelline in collaborazione con l'Ambasciata presso la Santa Sede e il Consolato del Venezuela a Milano. L’esposizione ha inoltre il patronato del Comune di Milano e del Concilio Europeo dell'Arte.

In copertina:
Disguise
2008






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