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Intervista ad Antonio Arèvalo. Padiglione del Cile un mese dopo...
Autore: Gino Pisapia
Data: 06.07.2011

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Vai all'evento: Padiglione del Cile

Vai alla sede: Biennale di Venezia

Gli artisti correlati: Fernando Prats


 
Programmi, progetti, speranze in un dialogo tra Antonio Arèvalo e Gino Pisapia


Gino Pisapia: Ti avevamo già visto a Venezia nel 2001, nel 2009 in occasione della 53° Edizione della Biennale di Venezia nel ruolo di curatore del Padiglione Cileno con un solo show di Ivan Navarro e quest'anno da commissario. Cosa è cambiato?
Antonio Arèvalo: Io sono in Biennale nelle vesti di curatore fin dal 2001, quando presentai Juan Downey, padre, insieme a Nam June Paik e Bill Viola, della video Installazione (ottenne una menzione d’onore da parte della Giuria Internazionale), poi nel 2009 ho curato insieme al critico Justo Pastor Mellado la presenza del Cile con l’artista radicato a New York Ivan Navarro. Questa è la mia terza volta e certo, da allora, le cose sono molto cambiate. Innanzitutto le istituzioni si sono sensibilizzate: ora siamo al punto di poter contare sulla loro totale partecipazione. Gli artisti poi, dal 2001 ad oggi, hanno allargato la loro visione anche grazie ad Internet e tutta l’informazione che ciò comporta. Poi molti si sono trasferiti negli Stati Uniti ed altri in Europa, hanno viaggiato, sanno quali sono gli appuntamenti più importanti: biennali, fiere d’arte, ecc.

G.P.: Immagino che avrai lavorato intensamente alla realizzazione di questo progetto, quali sono state le certezze che si sono concretizzate e quali gli ostacoli?
A.A.: Sapevamo fin dall’inizio che l’artista a rappresentarci doveva essere un artista significativo e così è avvenuto: un'apposita commissione, dove sono rappresentate le più importanti cariche istituzionali del paese, tenendo conto delle direttive della curatrice della Biennale Bice Curiger, ha scelto per rappresentarci il lavoro di Fernando Prats, portatore di una poetica che ben rappresenta la geografia cilena, una geografia complessa che in questo caso ha subito un “martirio” e si presenta segnata dalle diverse manifestazioni naturali. Gli ostacoli sono i tempi, troppo corti, da quando la commissione riesce a riunirsi e scegliere l’artista, la scelta delle opere, la loro produzione o all’inaugurazione della mostra, aggiungici poi anche l’allestimento. Normalmente lo spazio è grezzo e ogni volta devi cominciare daccapo.

G.P.: In che misura il governo cileno sostiene e promuove l'arte e quali sono le sue aspettative dalla Biennale?
A.A.: Il governo cileno sostiene le arti, da diverso tempo ormai, a partire dalla concertazione (condizione vigente da subito dopo la caduta della dittatura di Pinochet), con dei fondi a disposizione di progetti validi che gli artisti formulano partecipando ad un bando di concorso. Così il governo riesce a finanziare cinquecento progetti, cosa non da poco se teniamo in conto che gli abitanti del Cile sono intorno a quindici milioni. L' aspettativa che abbiamo tutti sulla Biennale è che questi sforzi ci portino finalmente ad avere un padiglione di proprietà, senza doverlo affittare a costi esorbitanti ogni anno. Ad oggi i paesi latinoamericani che hanno un proprio padiglione permanente sono Brasile, Uruguay, Venezuela e da quest’anno anche l’Argentina. Il Ministro della Cultura del Cile Luciano Cruz-Coke è venuto apposta quest’anno per fare richiesta direttamente al Presidente Paolo Baratta e lui, in quanto presidente della Biennale, si è detto favorevole. Vedremo ora come andrà a finire.

G.P.: Cosa vuol dire oggi per il Cile confermare la propria presenza a Venezia in questi sei mesi in cui la città diventa la capitale mondiale dell'arte contemporanea?
A.A.: Innanzitutto il Cile assume, partecipando con un Padiglione nazionale temporaneo, un compromesso di continuità - cosa non da poco - di alta qualità, mettendosi in gioco con le non poche potenzialità di cui dispone. La biennale vuol dire una corsa di cavalli di razza e si viene qui per proporre il meglio di cui si dispone. Si vorrebbe anche riuscire a riappropriarsi di alcune personalità artistiche presenti sulla scena internazionale il cui riferimento artistico è ancestrale e legato alla nostra geografia e alla nostra storia, che solo ora possiamo raccontare al mondo.

G.P.: Quali sono i prossimi step che secondo te lo Stato del Cile dovrà affrontare per omologare la sua produzione artistica a quella di un sistema ormai globalizzato?
A.A.: Ottenere un Padiglione Nazionale permanente è sicuramente l’obiettivo prioritario. I tempi sono maturi e c'è la possibilità di arrivare al raggiungimento dell'obiettivo con i migliori mezzi e lo staff più competente (fino ad ora i nostri collaboratori - architetti, tecnici, ufficio stampa - si sono dimostrati eccellenti). Questa è forse un'occasione per sottolineare l’accordo culturale che prevede, previo accordo istituzionale, che l’anno 2013 sia l’anno dell’interscambio fra Italia e il Cile.

In copertina: Antonio Arèvalo





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