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Addio a Cy Twombly, l’artista che ha “segnato” un’epoca
Data: 08.07.2011

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“What I am trying to establish is – that Modern Art isn’t dislocated, but something with roots, tradition and continuity. For myself the past is the source (for all art is vitally contemporary). I’m drawn to the primitive, the ritual and fetish elements, to the symmetrical plastic order (peculiarly basic to both primitive and classic concepts, so relating the two).”

Con queste parole nel 1952 Cy Twombly convinceva il Museum of Fine Art di Richmond, in Virginia, a stanziare i finanziamenti per il viaggio che di lì a poco avrebbe intrapreso insieme a Robert Rauschenberg verso “la culla della civiltà”, tra l’Europa e il Nord Africa del Mediterraneo. Durante quel lungo soggiorno Twombly visitò per la prima volta Roma. Nella serie fotografica Cy+ Roman steps, realizzata in quel periodo, Rauschenberg lo ritrasse senza volto, mentre scendeva le scale di un edificio (probabilmente il Palazzo della Civiltà dell’EUR) fino a scomparire. Ed è proprio a Roma, nella città dove trascorse gran parte della vita, dove conobbe la moglie Tatiana Franchetti e vide nascere il figlio Cyrus Alessandro, che Twombly è scomparso per sempre. Il 5 luglio, dopo aver trascorso qualche giorno in ospedale, si è spento a 83 anni cedendo all’insistenza di un tumore che lo aveva colpito ormai da anni.

Sostenere che Twombly abbia “lasciato il segno” ha un significato più profondo e complesso di quello comune. Perché è proprio attraverso un certo tipo di segni lasciati sulla tela che l’artista ha contribuito a compiere un raffinato passo avanti rispetto dell’Espressionismo Astratto americano, verso le premesse che hanno aperto la strada alla Pop Art. “Twombly è forse colui che ha saputo incarnare il senso di una continuità nella rottura” con la Scuola di New York (1). Il segno graffito che caratterizza le sue opere fin dai primi anni Cinquanta, dalla frequentazione del Black Mountain College, dove ebbe tra i suoi maestri Robert Motherwell, “condivide con i rami spezzati in un bosco o gli indizi lasciati sulla scena del delitto, la traccia di una presenza estranea che si è introdotta in uno spazio prima inviolato. È cioè un resto, un residuo. In questo senso rompe con una premessa fondamentale del credo del pittore d’azione: che l’opera funzioni come specchio che riflette l’identità dell’artista, producendo l’occasione di misurare la sua autenticità in un atto di riconoscimento” (2).

La linea armonica ed elegante di Pollock nell’opera di Twombly diviene faticosa, più vicina a quella violenta azione di cancellazione che l’amico Rauschenberg aveva operato nel celebre Disegno di De Kooning cancellato (1953). Se la pennellata dei pittori della Scuola di New York era la registrazione di una presenza, un riflesso dell’autore, per Twombly il segno si trasforma in residuo di un’azione, nella registrazione di assenza. Lo spazio verticale delle tele dell’Espressionismo Astratto che si offrono a un’esperienza puramente ottica, lasciano il posto a uno spazio orizzontale, a un flatbad per usare un termine di Leo Steinberg,  sottoposto alla forza di gravità, ricettacolo di tracce della faticosa durata di un’azione.
Il segno di un superamento dei codici fondativi dell’Espressionismo Astratto si avvertono chiaramente già dalla mostra newyorkese del 1953, che vide le sue opere, accanto a quelle dell’allora inseparabile Rauschenberg, alla Stable Gallery di Eleanor Ward. Il pubblico non era ancora pronto ad apprezzare la novità del loro linguaggio artistico e l’esposizione suscitò critiche spietate. Ciò che aveva scandalizzato maggiormente era la predominanza del bianco: Twombly segnava così la rottura con i principi di “colore, espressività e tragedia”, che avevano guidato la precedente generazione di artisti.  Il coraggio che portò all’insuccesso della prima mostra ha tuttavia aperto la strada a una lunga e straordinaria carriera. Oltre ad aver ricevuto un Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 2001 e ad essere nominato Chevalier de la Légion d’Honneur dal governo francese, l’artista americano è rappresentato da alcune delle gallerie più importanti al mondo e può vantare mostre nei musei più prestigiosi.
Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta esponeva già alla galleria La Tartaruga di Roma e alla Leo Castelli di New York. Al momento il suo nome è rappresentato da nomi come Thomas Ammann e Larry Gagosian, che tra l’altro ha inaugurato la sede romana nel dicembre 2008 con una sua mostra, Three Notes from Salalah. Già dalla fine degli anni Ottanta Twombly è protagonista di importanti e significative retrospettive nei più grandi musei del mondo, dalla mostra curata da Harold Szeemann alla Kunsthaus Zurich del 1987 a quella che gli dedicò il MoMA di New York a metà degli anni Novanta. Nel 2008 la Tate Modern inaugurò la sua più importante retrospettiva europea, che passando per il Guggenheim di Bilbao, ha portato alla Galleria d’Arte Moderna di Roma la celebre serie dedicata alle quattro stagioni realizzata tra il 1993 e il 1995. In questi dipinti, attraverso l’uso sensuale ed evocativo del colore e il ricorso a segni calligrafici enigmatici e poetici, Twombly ha reso omaggio allo scorrere del tempo della natura e delle varie fasi della vita dell’uomo.

Nella tela dedicata all’Inverno il nero della notte è interrotto da pennellate del giallo vivido che caratterizzano la Primavera e l’Estate. La rinascita, il ciclo della vita, sono note di speranza che emergono dal buio. E la memoria saprà far vivere la straordinaria figura di Twombly anche dopo la morte.


  • Cfr Francesco Tedeschi, La scuola di New York. Origini, Vicende, Protagonisti. Ed Vita e Pensiero, 2004

  • cfr. Hal Foster, Rosalind Krauss, Yve-Alain Bois, Benjamin Buchloh. Arte dal 1900. Modernismo, Antimodernismo, Postmodernismo. Ed italiana a cura di Elio Grazioli. Zanichelli, 2006.
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