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Sopra/naturale o sulla condizione dell’uomo contemporaneo
Autore: Nicola Maggi
Data: 08.07.2011

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Vai all'evento: Sopra/naturale. La forma riflette

Vai alla sede: Complesso di Sant’Agostino

Gli artisti correlati: Kendell Geers, Pascale Marthine Tayou, Alberto Garutti, Loris Cecchini, Jan Fabre, Ilya E Emilia Kabakov




«Dio è morto, Marx è morto… e anch’io oggi non mi sento molto bene», scherzava Woody Allen qualche decennio fa con caustico umorismo. Una battuta divenuta celebre e che, a ben vedere, riassume tutto il senso della nostra epoca. I miti, di ogni natura e genere, sono crollati e l’uomo contemporaneo sembra trovarsi smarrito in un cammino che, se non oscuro, si è fatto certamente più accidentato negli ultimi anni, dominato com’è dall’incertezza. Un’incertezza attorno alla quale ci spinge oggi a riflettere la mostra “Sopra/Naturale” che, inaugurata a Pietrasanta (LU) il 25 giugno scorso presso il complesso di Sant’Agostino in piazza Duomo, proprio in questi giorni si è arricchita delle opere di Jan Fabre e Kendell Geers, i cui lavori, dal 9 luglio, si affiancano a quelli di Loris Cecchini, Alberto Garutti, Ilya & Emilia Kabakov e Pascale Marthine Tayou.

Ma parlavamo dell’incertezza che domina l’essere umano contemporaneo, in particolare quello occidentale. I mutamenti socio-economici che hanno caratterizzato la fine del Novecento ci hanno consegnato un nuovo secolo in cui i modelli di vita del passato appaiono come svuotati di significato. I punti di riferimento che fino a qualche anno fa davano solidità alla nostra esistenza si sono fatti eterei per non dire che si sono dissolti. Un vuoto che oggi fatichiamo a colmare con nuove regole condivise; di cui non riusciamo, spesso, a cogliere le potenzialità come sembra volerci dire Alberto Garutti con Stanza di Soggiorno e Misure di mobili che, allestite all’interno della navata della chiesa di Sant’Agostino, aprono il percorso espositivo studiato dai curatori Alessandro Romanini e Maurizio Vanni. Due opere realizzate negli anni novanta che affrontano, appunto, il tema dello spazio e del vuoto come potenzialità. Una potenzialità che, oggi, sembra frastornare più che stimolare, spingendoci verso la ricerca di una spiritualità laica, il cui bisogno è espresso nei modi più vari dalla società contemporanea e che, in Garutti, si palesa con Madonna: una statua della Vergine, copia in ceramica di un’icona tradizionale, che mediante un particolare dispositivo è riscaldata fino a raggiungere la temperatura corporea. Un calore materno che può essere letto come l’oggetto di un desiderio diffuso di rassicurazione e di protezione. Protezione, probabilmente, dai cambiamenti repentini, dalla continua trasformazione e dallo smantellamento degli schemi, delle strutture e delle regole, che oggi trovano altri epicentri internazionali come ci racconta il camerunese Tayou attraverso Tug of War in cui due figure, una maschile dai tratti africani e una femminile di origine orientale, giocano ad un delicato tiro alla fune che vede contrapposti Africa e Asia ma anche uomo e donna, in una lotta per il potere solo apparentemente equilibrata.

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Alberto Garutti, 'Senza titolo', 2008

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Kendell Geers, 'House of Spirits'


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Loris Cecchini, 'Morphing wave'

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Jan FABRE "Seven Stompers with hair"

Una “lotta” per la sopravvivenza, o meglio, per l’identità che si trova a fare i conti con una società, come scrive Baumann, in cui il termine “progresso” non ha più una valenza positiva ma «evoca un’insonnia piena di incubi di “essere lasciati indietro”, di perdere il treno, o di cadere dal finestrino di un veicolo che accelera in fretta». Come sembra suggerire The Fallen Angel di Ilya e Emilia Kabakov, grande installazione che trasporta lo spettatore in una realtà sospesa, al limite del sogno, angosciante e paralizzante. In questa corsa a perdifiato verso una modernità non condivisa, che non ha niente dell’elettrizzante corsa in auto di marinettiana memoria, l’identità contemporanea è così frammentata ed effimera, come la Morphing Wave di Loris Cecchini, gigantesca onda di palline da ping-pong nella quale la matericità propria della scultura è decostruita in uno sciame di “pixel” sferici che ci spingono a riflettere sul concetto stesso di materia e di forma, termini colti nella loro accezione più ampia, quasi a volerci scuotere dall’eccessiva attenzione per l’apparenza – e l’apparire - che oggi caratterizza i nostri comportamenti quotidiani. Comportamenti su cui si soffermano proprio Seven Stompers with hair del belga Jan Fabre e House of Spirits e False Friends del sudafricano Kendell Geers che, come detto, dal 9 luglio arricchiscono il percorso di “Sopra/Naturale”. Come la caverna di Platone, la mostra pietrasantina ci obbliga, così, a riflettere sulla reale natura delle cose, a non fermarci ai confini imposti dalla nostra esperienza – siano essi geografici, linguistici, sociali o psicologici, come suggerisce Geers con False Friends – per puntare alla pura conoscenza di una realtà che, oggi più che mai, è necessario affrontare con consapevolezza e determinazione.


In copertina: Ilya e Emilia Kabakov, 'The Fallen Angel'






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