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VISIONI INDIPENDENTI #2
Data: 11.07.2011

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Lo scorso gennaio, in occasione della mostra ‘Central Park’ realizzata da Superfluo Project all’interno di un ex parcheggio multipiano a Padova, si è svolta la tavola rotonda ‘Visioni Indipendenti’, ospiti dell’incontro erano diverse organizzazioni: Associazione E (Venezia), Fondazione March (Padova), Gabls (Belluno), Associazione Galleria Contemporaneo (Mestre), GUMstudio (Carrara); Mars (Milano); UpLoad Art Project (Trento) e Motel Lucie (Milano). Durante l’incontro si è discusso del ruolo dei collettivi non profit, del loro futuro, delle strategie di sopravvivenza di queste realtà, in bilico tra
economia e creatività, della possibilità di produrre opere d'arte a costo
zero e modelli finanziari alternativi. Recentemente è stata stampata la pubblicazione riguardante la mostra e la tavola rotonda, trovando di particolare interesse le risposte emerse dalle conversazioni tra gli interlocutori e Daniele Capra, ho proposto a Superfluo Project di pubblicare le interviste nella Rubrica.

Buona lettura!

Per maggiori informazioni riguardo Superfluo Project consultare il sito www.superfluoproject.org e l’intervista ‘Improvvisare, adattarsi, raggiungere lo scopo! Superfluo Project a Padova.’
di Eugenia Delfini in questa Rubrica.


VISIONI INDIPENDENTI #2 Interviste di Daniele Capra

Helena, Namsal, James
GUMstudio
Carrara

Cosa vuol dire per voi “spazio indipendente”?
GUMstudio nasce dalla volontà di creare una realtà sperimentale e indipendente, uno spazio gestito da artisti per gli artisti. Essere indipendente é una condizione concettuale in cui avviene il tentativo di superare schemi imposti, tentando di registrare nella sua "temporaneità" la contemporaneità.

Da quali necessità si sviluppa uno spazio al di fuori delle logiche espositive di galleria/museo?
Siamo individui uniti dalla consapevolezza e dalla volontà di avere un ruolo attivo all’interno del cosiddetto “sistema”. Avvertiamo la necessità di materializzare nel concreto una propria visione del contemporaneo. Il potere di essere liberi, spinti da un idea in continuo mutamento.

Quali sono le pecche più grandi del sistema dell’arte contemporanea? E come si potrebbero risolvere?
Le pecche dell'arte oggi sono le stesse di ogni altro aspetto della società contemporanea… Vedi ad esempio la mancanza di una reale conoscenza diffusa… Anziché risolverle, possiamo tentare di creare un’alternativa!

Ci fate una sintesi del vostro lavoro?
GUM studio é un luogo dove invitare artisti lontani tra loro per esperienze, formazione, luogo d'origine. Sono però artisti portatori del proprio tempo, consapevoli del proprio ruolo. Molto del lavoro è stato seguire gli artisti invitati durante tutte le fasi di progettazione e realizzazione. Siamo rimasti sorpresi nell’osservare come ognuno di loro si sia cimentato con lo spazio, con il territorio e un pubblico spesso difficile. Si sono sviluppate così intense dinamiche di apprendimento e di reciproco scambio. Le attività sono finanziate per la maggior parte dai tre soci fondatori. Nel passato in rare occasioni da sponsorizzazioni private.

Se domani vi regalassero la bacchetta magica, cosa fareste?
Venite a trovarci e ve lo diciamo: www.gumstudio.org!

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Giulio Delvè, Villa del vecchio 2011, GUMStudio, Carrara.

Laura Santamaria per
Mars. Milan Artist Run Space
Milano

Cosa vuol dire per te “spazio indipendente”?
Spazio indipendente vuol dire “pensiero indipendente”, incondizionato. Spesso manifestazione di comuni necessità, di fisiologica nascita di libertà errante che trova un ambito in cui si possano concentrare slanci comuni, idee a confronto e molteplici identità.

Da quali necessità si sviluppa uno spazio al di fuori delle logiche espositive di galleria/museo?
Mars è uno spazio no profit gestito da artisti, descrivibile quasi come un garage. La forza concentrata in questo luogo deriva dalle persone che in esso portano progetti, opere, pensieri, armonie e contrasti. Un ventre in cui abitano acidi, sostanze, nutrimento, processi che generano energie, che portano dialogo e spezzano il rigore. Gli artisti si misurano con questo spazio anomalo, compatto ed irregolare, in un cortile di un quartiere popolare, esponendo le loro opere ad un dialogo diretto, senza alcuna limitazione nella ricerca. Lorenza Boisi ha dato vita a questo luogo, con la collaborazione di un nucleo iniziale di artisti, tra cui Antonio Barletta che è l’attuale direttore eletto. Allo stato attuale sono circa sessanta gli artisti compresi in un fitto calendario di tre stagioni espositive, senza nessuna linea curatoriale e con la formula dell’application form annuale dove è possibile proporre il proprio portfolio. Il nome Mars lo identifica perfettamente, perché oltre ad essere un “run space”, quindi fluido di studi e ricerche in corso d’opera, è un luogo rosso, vivo, votato all’energia attiva ed al calore.

Quali sono le pecche più grandi del sistema dell’arte contemporanea? E come si potrebbero risolvere?
Sono incapace di trovarne una soluzione. Mi sembra fondamentale riconoscere il valore della ricerca. Il sostegno della ricerca. Della ricerca pura. Mi sembra prioritaria la necessità di collaborare per un dialogo esteso e maturo, verso nuovi contenuti di pensiero quale risultato della ricerca e delle sue scoperte condivise. Lo stato di necessità attuale credo sia un buon agente affinché questo avvenga. Fondamentali la creatività e la trasparenza impiegate anche nella conduzione di progetti artistici, che vincano il limite delle logiche politiche, “carrieristiche”, del mercato. Emancipandosi rispetto alle ambizioni e agli interessi individuali, che frammentano e separano, generando caos ed inquinamento.

Ci fai una sintesi del tuo lavoro?
Sono un’artista indipendente e sostengo autonomamente la mia ricerca. Ad oggi, salvo eccezioni, i fondi con i quali realizzo le mie opere sono il risultato di lavori svolti in altri ambiti professionali. Con la mia ricerca sostengo altre realtà ad esempio ho aderito a due Mars Boxedition, contenitori in cui gli artisti sono invitati a depositare sulla superficie di un foglio la traccia del loro lavoro; è il modo in cui Mars sta raccogliendo fondi per portare avanti i nuovi progetti, ed al contempo dando il via ad una forma di collezionismo alla portata di tutti con un prezzo modico a cui più persone possano accedere. Cars che è l’estensione delle attività di Mars, ed offre la possibilità di due residenze per artisti all’anno, workshop, e si avvale del supporto di un mecenate.

Se domani ti regalassero la bacchetta magica, cosa faresti?
Tante cose per la Natura. Tante cose per la conservazione e protezione del patrimonio artistico. Ma non dimenticherei di dare una pensione, un sindacato, uno stipendio, delle sovvenzioni statali e quant’altro necessario per abilitare e rendere tutelata l’identità professionale degli artisti in Italia e della ricerca da noi portata avanti.

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Laura Santamaria HYPNERO, installazione site specific 
nerofumo, pigmenti (caput mortum, carbone vegetale, nero avorio),
mica bianca, mica grigia, madreperla, gesso. 2011
MARS Milan Artist Run Space

Silvia Conta
UpLoad Art Project
Trento

Cosa vuol dire per te “spazio indipendente”?

È un luogo indipendente dalle logiche di mercato e di potere che troppo spesso condizionano il sistema italiano, e riducono la creatività dell’artista e la libertà del curatore a speculazione commercializzabile, anziché a speculazione intellettuale, come dovrebbe essere.

Da quali necessità si sviluppa uno spazio al di fuori delle logiche espositive di galleria/museo?
Lo scopo è quello di dare spazio ad artisti, ricerche e modalità curatoriali che non trovano spazio in altri ambiti. Significa quindi libertà di credere in progetti, opere, artisti, collaborazioni con il solo fine di portare avanti la ricerca nell’ambito del contemporaneo, di sperimentare in modo libero da condizionamenti. Si creano occasioni di incontro, provando a vedere se qualcosa può funzionare, ma restando aperti anche a possibili fallimenti. Si deve mirare cioè a partecipare attivamente al più ampio dibattito del contemporaneo a livello non solo nazionale, senza l’ansia di dover realizzare un prodotto, che può essere un’opera, una mostra, eccetera…

Quali sono le pecche più grandi del sistema dell’arte contemporanea? E come si potrebbero risolvere?
Come ogni sistema che coinvolge milioni di persone ha molti limiti, ma già il fatto che l’arte contemporanea abbia un sistema nazionale e internazionale è un segno importante. È un sistema che continua ad autorigenerarsi, poiché è complesso, “nuovissimo” e “in diretta”: ciò lo rende più imprevedibile, rischioso, nebuloso. Questi, però, sono anche – in teoria – i suoi vantaggi. La grande indeterminatezza genera una forte necessità di stabilità in molti operatori del sistema, che sono così alla ricerca di punti fermi e spesso preferiscono limitare i rischi, soprattutto in un momento di crisi come questo. Il lavoro di quelle istituzioni (in prevalenza straniere) e quelli operatori che, a vario livello, hanno più intuito e più coraggio è la vera ancora di salvezza del sistema. Lo sappiamo benissimo: la necessità principale è il denaro per poter sostenere artisti e progetti in modo adeguato, ma questo non è certo elemento sufficiente. Ci vogliono infatti operatori lungimiranti e competenti, buoni artisti e tanto coraggio – non per stupire, scioccare o creare i vari “casi” – ma per sostenere il percorso vitale della creazione artistica e del dibattito che dovrebbe portare on sé.

Ci fai una sintesi del vostro lavoro?
Il nostro progetto nasce dalla volontà di Paola Stelzer, un’imprenditrice trentina che mette a disposizione spazi e fondi. UpLoad Art Project rappresenta la costola dedicata all’arte contemporanea di J. Futura Orchestra, un’orchestra giovanile che Paola ha fondato nel 2006. Essere al riparo dalla necessità di reperire costantemente fondi per l’affitto e allo stesso tempo avere oltre 150 metri quadrati nel centro storico di Trento rappresenta un vantaggio non indifferente. Il nostro lavoro si basa su un programma di residenze, mostre collettive e personali. Siamo tre curatori: Silvia Conta, Federico Mazzonelli e Julia Trolp, il che consente un apporto molto dinamico di idee. Cerchiamo di coinvolgere artisti italiani e stranieri, sia alle prime esperienze che più navigati. Inoltre abbiamo già sperimentato aperture verso la musica e il design.

Se domani ti regalassero la bacchetta magica, cosa faresti?
Rimuoverei dal sistema italiano certi meccanismi molto italiani e darei un sostegno reale a tutta quella schiera di operatori e artisti della parte più genuina del sistema. Una bacchetta magica per aiutare tutti coloro che portano avanti idee, progetti e ambizioni visionarie con grandi sforzi e sacrifici personali, a spese proprie, lavorando di notte spesso dopo il lavoro ufficiale per portare a casa pranzo, cena e affitto. Gente che lavora da casa in pigiama tutto il week end, sepolta da cataloghi o che si fa l’Italia avanti indietro con i treni regionali per vedere, incontrare, partecipare, cercare e creare possibilità. Quell’enorme quantità di persone che rappresentano la volontà dell’arte di andare avanti va davvero sostenuta!

In copertina: Esther Stocker, Disobbedienza alla linearità della retta, 2009, courtesy dell'artista






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