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Un libro nero sul collezionismo d'arte?
Data: 19.09.2011

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«Il primo atto di critica è l'acquisto». Luciano Pistoi, tra i più influenti mercanti e galleristi italiani, ha visto nell'acquisto dell'opera un atto critico, appunto. Perché è proprio «acquistando un quadro da un artista» che si dà, implicitamente, per Pistoi, «un giudizio sull'opera». Si scommette sull'artista e sulla sua produzione. Su un prodotto, cioè, il cui valore estetico viene convalidato, poi, dal tempo.

Accanto al mercante, fine conoscitore che lavora d'istinto e di intuizione, di velocità e di strategia, quella del collezionista è, certo, figura tra le più influenti. «Maniaco dell'accumulo» (Naomi Fineberg), esperto d'arte o, in molti casi, fine «conoscitore» (Mina Gregori), amante del bello e persona sensibile all'arte, semplice appassionato o lungimirante stratega di mercato atto a fare investimenti sicuri, il collezionista è una figura che impone i propri gusti e copre i ruoli più influenti del sistema dell'arte, fino ad assumere aspetti decisionali che influenzano tutti gli altri attori della cultura artistica internazionale. Per questi ed altri motivi, negli ultimi anni, il collezionismo (e la storia a lui dedicata) è stato oggetto di molte analisi e riflessioni. Nato «prima del museo» (Mina Gregori), elogiato nel periodo del boom economico, visto dalla psichiatria come disordine ossessivo compulsivo il collezionismo, almeno quello d'arte contemporanea, è un fenomeno a larga scala che scommette sul presente dell'arte e muove esorbitanti quantità di denaro. Promuove eventi planetari. Finanzia – da committente – progetti di artisti (emergenti e non), costituisce Fondazioni e mostra, narcisisticamente – e con forte spirito filantropico –, collezioni uniche e opere la cui rarità disarma.

A questa categoria che manovra (assieme ai mercanti, ai galleristi e alle multinazionali) le briglie generali del sistema planetario dell'arte, è stato dedicato un recente volume di Ippolito Edmondo Ferrario il cui titolo, “Il libro nero del collezionismo d'arte. Come coltivare in tutta sicurezza una passione nobile e redditizia” (Castelvecchi 2011, pagine 128), sottolinea l'immediata volontà di mostrare – e anche con un po' di insolita aggressività o «con un pizzico di ironia», suggerisce l'Autore – alcuni meccanismi del collezionismo contemporaneo. Di un collezionismo che si mostra come «una delle migliori forme di investimento nella quale in molti, anche pur senza nutrire una specifica passione, hanno creduto e tutt'ora credono».

Diviso in undici capitoli generali (a loro volta suddivisi in tutta una serie di paragrafi), il volume di Ferrario si presenta come un viaggio piacevole – e un po' inesperto (o meglio preciso sul moderno ma assolutamente inconsistente e impreparato sulle manovre collezionistiche del contemporaneo) – nel mondo dell'arte che mostra, via via, stanze decisamente sincere e generose in cui l'Autore discute sul concetto di falso, sull'importanza dell'autentica e su tutti i suoi vari utilizzi nella pittura (antica e moderna), sul critico “manolesta”, sul mondo delle aste, sugli enti e sulle associazioni a delinquere, sui galleristi e sulle fiere (antiquarie), sulle mostre museali, sulla serietà e sulla disonestà di molti personaggi che gravitano, da sempre, nel mondo dell'arte. È un peccato, tuttavia, che il volume si fermi ad analizzare soltanto i procedimenti dell'arte moderna e non tenga conto dei profondi mutamenti che tutte le figure analizzate hanno subìto nel sistema proteiforme del contemporaneo. Ed è un peccato, inoltre, che dia giudizi insindacabili (e assolutistici) su queste figure dell'arte. “Il libro nero del collezionismo” (bel titolo, non ché che dire), così come pensato da Ferrario, è, pertanto, un racconto – in vero un po' presuntuoso – che, con alcuni abbagli, aspira a fare il punto della situazione su un discorso problematico attorno al quale ruotano, tra l'altro, una schiera di studiosi (medievalisti, modernisti e contemporaneisti) che, con lucidità, ritagliano spazi di riflessione ben precisi per dispiegare nel migliore dei modi il processo metamorfosico di un sistema la cui complessità non può fermarsi a qualche banale aneddoto o a qualche agguerrita disapprovazione.





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